27 Gennaio 2020

Oggi il “Giorno della Memoria”, la storia del campo di concentramento di Auschwitz

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(biografieonline.itIl campo di concentramento di Auschwitz è stato fondato il 20 maggio del 1940 e ha iniziato la sua attività di morte il 14 giugno del 1940. Auschwitz fu il centro amministrativo dell’attività concentrazionaria e al suo interno furono imprigionati fino ad un massimo di 20.000 persone, compresi i bambini. E’ stato costruito alla periferia della cittadina che porta lo stesso nome. All’interno del campo c’era una camera a gas che veniva utilizzata per uccidere persone inadatte al lavoro o che superavano il limite di contenimento del campo di concentramento.

Il Lager propriamente detto, si componeva da un minimo di 3 ad un massimo di 5 strutture: il campo di sterminio di Birkenau fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso vicino ad Auschwitz. Aveva una capacità di contenimento di circa 60.000 persone. Iniziò la sua attività di sterminio l’8 ottobre 1941. C’erano anche una serie di sottocampi che potevano distare anche centinaia di chilometri dal campo principale; uno di questi, dove fu imprigionato Primo Levi, era il campo di Mònowitz. Quest’ultimo era il campo di lavoro più grande ed era arrivato a contenere fino a 12.000 persone e distava 7 chilometri da Auschwitz.

Com’era composto il campo di concentramento di Auschwitz? Era stato ricavato da vecchie caserme dell’esercito polacco e fu costruito per alloggiare personale amministrativo e militare, nelle strutture migliori, e intellettuali e partigiani nelle baracche. In seguito fu deciso di deportare prigionieri di guerra, soprattutto russi, criminali tedeschi, zingari, omosessuali ed ebrei. Non si è mai superata la cifra di 20.000 detenuti. Il campo era utilizzato come luogo di smistamento quando arrivavano i convogli stracarichi di prigionieri. Questi treni, che contenevano in situazioni igieniche inimmaginabili, donne, uomini, anziani, malati e bambini giungevano vicino al campo, da lì i prigionieri venivano scaricati su una banchina e portati al controllo medico in cui si decideva se potevano continuare a vivere o invece se dovevano essere uccisi.

In seguito, a partire dal maggio del 1944, la quantità di deportati aumentò esponenzialmente e il percorso dei convogli fu prolungato fino al campo di Birkenau in cui subivano la stessa prassi. Auschwitz non era un campo di lavoro ma solo di contenimento. Lì i prigionieri mangiavano razioni scarsissime, dormivano in baracche sporche e sovraffollate e  quando possibile, in condizioni igieniche precarissime, si lavavano. I prigionieri del campo entravano e uscivano da un cancello tristemente famoso in cui era posta la scritta “il lavoro rende liberi” (arbeit macht frei) e che fu costruita per inculcare, secondo una fredda e spietata regolamentazione teutonica, una serie di regole ferree che se non venivano rispettate si pagavano con la morte.

Il lavoro rende liberi significava schiavizzare tutti i prigionieri ad un lavoro forzato che durava quasi 12 ore al giorno e che impegnava tutti in lavori perlopiù manuali. I prigionieri vivevano in baracche di legno che venivano chiamate block e che erano sempre sovraffollate. I letti era dei tavoli di legno posti su tre piani e dotati di un pagliericcio mal conservato sul quale  dormivano più persone costrette ad appoggiarsi le une sulle altre. Questa promiscuità aumentava la trasmissione di malattie e di parassiti come i pidocchi che infestavano tutto il campo. Ogni 15 giorni era concessa una domenica di riposo, durante la quale i prigionieri si occupavano della loro igiene personale e della manutenzione del campo.

L’idea mostruosa che portò alla realizzazione di Auschwitz e dei campi di concentramento, che componevano l’universo concentrazionario nazista, nacque dalla necessità di avere un luogo in cui contenere tutto ciò che agli occhi dei nazisti appariva come diverso. Tuttavia all’inizio fu immaginato come una prigione in cui rinchiudere coloro che sarebbero stati condannati ai lavori forzati. In seguito, divenne il luogo in cui realizzare la soluzione finale, eufemistica definizione per identificare il progetto ispirato da Hitler di deportare tutti gli ebrei d’Europa in un unico territorio per rinchiuderli e sterminarli attraverso l’utilizzo di camere a gas e del lavoro forzato in condizioni disumane. Tale progetto fu organizzato e discusso durante la Conferenza di Wannsee che si tenne il 20 gennaio 1940.

L’idea che rendeva mostruosa l’invenzione del campo di concentramento non riguardava solo la sua organizzazione di sterminio e morte ma anche l’intento metodicamente perseguito di togliere qualsiasi umanità e dignità ai prigionieri, affinché arrivassero a sentirsi come animali spogliati di qualsiasi parvenza di umanità. Per questo motivo dopo essere stati selezionati i prigionieri venivano privati dei loro abiti, rasati e gli veniva tatuato un numero con il quale sarebbero stati identificati per tutto il periodo del loro internamento. Perché il nome era bandito, annullato. Nel campo di concentramento non c’era più individualità né passato.

Cos’era il Lager? Il Lager era un luogo di costrizione fisica in cui il desiderio primordiale di libertà veniva annichilito e dove l’uomo nel suo corpo, nella sua anima e nella sua mente veniva sottoposto ad una violenza inaudita affinché dimenticasse ogni desiderio o speranza. Perché? Perché solo la violenza come atto di sottomissione può definire coloro che si ritengono superiori o diversi dagli altri. Quello che colpisce nell’odio nazista è che non esisteva una qualsiasi speranza, i prigionieri erano destinati alla morte certa. Se questa non sopraggiungeva attraverso le camere a gas, le sevizie o le fucilazioni avveniva a causa degli stenti e delle malattie. Il loro destino era segnato, quindi non vi era intento riabilitativo ma solo di sfruttamento cieco, fino alla morte.

La liberazione. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono i prigionieri di Auschwitz e di tutti i campi ad esso collegati. Moltissimi erano i cadaveri ancora sparsi sui terreni, nei block e nell’infermeria. Furono trovati indumenti, capelli e oggetti appartenuti ai detenuti. Dopo stime, statistiche e dibattiti si arrivò a considerare definitivamente veritiera la cifra di circa 1.500.000 di vittime del complesso detentivo di Auschwitz.

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