16 Dicembre 2019

Trent’anni fa l’addio a Silvana Mangano, una tra le più grandi attrici del cinema italiano

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(biografieonline.it) Silvana Mangano nasce il 21 aprile del 1930 a Roma, figlia di una casalinga inglese e di un ferroviere di origini siciliane. Da ragazza frequenta alcuni corsi di danza classica a Milano con la guida di Jia Ruskaja e viene notata da Georges Armenkov, celebre costumista francese che la invita a trasferirsi al di là delle Alpi per lavorare come indossatrice.

Da modella ad attrice. Assunta dalla maison Fascetti, a soli quindici anni esordisce al cinema in un film francese, come comparsa in “Le jugement dernier”, diretto da René Chanas. In seguito ritorna in Italia e nel 1947 partecipa a “Miss Italia” (a quell’edizione, vinta da Lucia Bosè, prendono parte anche Eleonora Rossi Drago e Gina Lollobrigida), dove viene apprezzata dal regista Mario Costa. Chiamata come comparsa ne “Il delitto di Giovanni Episcopo”, per la regia di Alberto Lattuada, Silvana Mangano frequenta un corso di recitazione dove incontra Marcello Mastroianni, più grande di lei di pochi anni, con il quale inizia una relazione d’amore; il rapporto sentimentale tra i due, in ogni caso, dura poco.

Il neorealismo e il successo. A diciannove anni, viene scelta da Giuseppe De Santis per recitare in “Riso amaro“, pellicola neorealista che vede nel cast anche Vittorio Gassman: sul set conosce Dino De Laurentiis, produttore cinematografico che in seguito diventerà suo marito. Nel frattempo “Riso amaro” ottiene un notevole successo, e Silvana Mangano diventa una stella del cinema a nemmeno vent’anni. Dopo avere preso parte a “Cagliostro” e “Il lupo della Sila”, gira “Il brigante Musolino” insieme con Amedeo Nazzari. Successivamente riceve diverse proposte di lavoro da Hollywood, dove viene paragonata a Rita Hayworth, ma le rifiuta.

Gli anni ’50. Nel 1951 compare in “Anna”, film di Alberto Lattuada in cui interpreta una ballerina di night club che decide di prendere i voti, mentre tre anni più tardi veste i panni di una prostituta ne “L’oro di Napoli”, diretta da Vittorio De Sica (per merito del quale si aggiudica un Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista). Dopo avere recitato di nuovo con Gassman in “Mambo”, nel 1955 prende parte a “Ulisse”, la sua prima opera internazionale, al fianco di Anthony Quinn e di Kirk Douglas, impersonando la Maga Circe e Penelope. Nel 1958 appare ne “La tempesta”, dopo avere rischiato la vita, due anni prima, durante le riprese di “Uomini e lupi”, a causa di un’aggressione compiuta da un lupo impiegato sul set.

Gli anni ’60. A cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta viene diretta da René Clement in “La diga sul Pacifico”, dove recita accanto a Alida Valli e Anthony Perkins, da Mario Monicelli ne “La grande guerra” e da Mario Camerini in “Crimen”. Dopo avere rifiutato una parte ne “La dolce vita” di Federico Fellini (il ruolo che poi verrà assegnato ad Anouk Aimée), forse su richiesta di De Laurentiis, geloso del protagonista Mastroianni, recita ne “Il giudizio universale”, dove ha l’opportunità di diventare amica di Alberto Sordi. Per Carlo Lizzani gira “Il processo di Verona” (grazie al quale Silvana Mangano vince il suo primo David di Donatello come migliore attrice protagonista), per poi ritrovare Sordi nella commedia di Tinto Brass”La mia signora”. In “Scusi, lei è favorevole o contrario?”, Sordi è anche dietro la macchina da presa. Dopo “Le streghe”, del 1967 (che le vale un altro David di Donatello come migliore attrice protagonista), la Mangano interpreta Giocasta in “Edipo Re” e, nel 1968, una madre borghese in “Teorema”, accanto a Terence Stamp.

Gli anni ’70. Nel 1971 ottiene un cameo nel “Decameron” di Pasolini, dove le tocca il ruolo della Madonna, mentre un anno più tardi è di nuovo al fianco di Alberto Sordi ne “Lo scopone scientifico”, per la regia di Luigi Comencini (che le porta il suo terzo David). Viene chiamata da Luchino Visconti per “Morte a Venezia”, mentre nel 1973 è insieme con Romy Schneider in “Ludwig”. L’anno successivo, invece, fa parte del cast stellare di “Gruppo di famiglia in un interno”, con Helmut Berger e Burt Lancaster.

Gli anni ’80. Il 15 luglio del 1981 la sua vita viene turbata da un terribile lutto privato: suo figlio Federico, infatti, muore ad appena venticinque anni in seguito a un incidente aereo avvenuto in Alaska, negli Stati Uniti. L’episodio influisce in modo serio sullo stato di salute dell’attrice, che già deve fare i conti con una fastidiosa insonnia e, soprattutto, con un profondo stato depressivo.

Ammalatasi di un cancro allo stomaco, dopo avere divorziato da De Laurentiis, Silvana Mangano si ritira a vita privata, concedendosi solo a David Lynch per “Dune”, nel 1984 (tratto dal capolavoro letterario di Frank Herbert), su richiesta della produttrice del film, sua figlia Raffaella De Laurentiis.

Riappacificatasi con l’ex marito, anche in vista della fine che sente ormai prossima, Silvana Mangano ha ancora la voglia e le forze per lavorare con Marcello Mastroianni in “Ociciornie“, capolavoro di Nikita Mikhalkov, prima di morire il 16 dicembre del 1989 a Madrid, città in cui era andata a vivere con la figlia Francesca, a nemmeno sessant’anni, lasciando un enorme vuoto nel panorama cinematografico italiano e internazionale.

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