17 Ottobre 2019

Il 17 ottobre 1849 l’addio a Chopin, uno tra i più grandi geni della storia della musica

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(biografieonline.it) Fryderyk Franciszek Chopin (ma il suo nome viene anche trascritto come Frederic Francois) nasce a Zelazowa Wola (Varsavia, Polonia) il giorno 22 febbraio 1810 e subito dopo la sua nascita, la famiglia si trasferisce a Varsavia dove Frydryk inizia giovanissimo lo studio del pianoforte, dimostrando così precoci qualità che a otto anni, novello Mozart, dà il suo primo concerto.

Anche i normali studi scolastici offrono spunti ai suoi interessi musicali, poiché entusiasmandosi per la storia polacca, comincia a comporre commenti musicali sui fatti più importanti. Era già vivo quell’interesse per la vita del suo paese che sarebbe divenuto un elemento costante della sua personalità e della sua ispirazione: infatti le sofferenze, le aspirazioni, i desideri di libertà della Polonia si esprimeranno spesso attraverso i suoni “disperati” (com’egli riferì) del suo pianoforte.

Terminati gli studi con un noto compositore, J. Elsner, che gli sarà amico più che maestro per tutta la vita, Frydryk inizia nel 1829 la sua carriera di prodigioso pianista. In questo periodo conosce Costanza Gladowska da cui avrà brevi gioie e molte delusioni, e Niccolò Paganini che lo entusiasma per la meravigliosa tecnica violinistica.

Nel 1830 Chopin si trasferisce a Vienna, data l’avversa situazione politica in Polonia. Pochi giorni dopo il suo arrivo in terra austriaca a Varsavia scoppia un’insurrezione al potere zarista russo. Ma gli austriaci erano anch’essi contro l’indipendenza polacca e il giovane Frydryk si sente subito circondato di ostilità. Rimane solo attraversando mille difficoltà, anche di carattere economico, mentre dalla Polonia giungono sempre notizie meno che mai positive sull’avanzata russa, sull’epidemia di colera e sulla disperazione dei suoi connazionali. Quando arriva la notizia che Varsavia è caduta in mano russa, disperato, compone lo Studio (op.10 n.12) noto come “La caduta di Varsavia”, ricco di impeti drammatici ed appassionati.

Nel 1831 si trasferisce a Parigi, in un ambiente più rilassato, dove entra in amicizia con grandi artisti come MendelssohnLisztBelliniDelacroix (il grande pittore autore fra l’altro di un celebre ritratto del musicista), Heine (poeta) e molti altri. Anche nella capitale francese la sua fama di pianista cresce subito anche se i concerti in pubblico saranno pochi, dato che Chopin non amava la folla, ma basteranno per far apprezzare il suo sottile stile appassionato e malinconico.

Comincia a frequentare i più prestigiosi salotti culturali di Parigi, frequentati ovviamente dai più importanti personaggi della vita francese. La fama cresce ancor più e in uno di questi salotti conosce la scrittrice George Sand, che avrà tanta parte nella sua arte e vita. Dopo un burrascoso e brusco troncamento con una promessa sposa polacca, il compositore si ammala e si trasferisce, per tentare di riprendersi da un’inflenza tramutatasi in tubercolosi, in quel dell’isola di Maiorca, sotto consiglio dell’ormai onnipresente Sand.

Il clima pare all’inizio giovargli ma l’isolamento, dovuto all’acutizzarsi della malattia, in un convento certosino, insinuano in Frydryk una profonda depressione. In questo periodo tormentato compone gli stupefacenti Preludi, pagine che hanno strappato parole di ammirazione e commozione a più di una penna, senza dimenticare che si tratta pur sempre di musiche frea le più iconoclaste che mai siano state scritte (non per niente Schumann dirà che la raccolta gli ricordava “rovine e penne d’aquila”).

Nel 1838 George Sand e Chopin vanno a svernare assieme nell’isola di Maiorca: le disagiate condizioni del viaggio e l’agitato soggiorno sull’isola sono entusiasmanti per la scrittrice, ma risultano spaventosi per il musicista, anche per il clima umido che peggiora notevolmente la sua salute. Nel 1847 ha fine il legame di Chopin con Sand; l’anno dopo si reca in Inghilterra dove conosce Dickens e Thackeray; a Londra tiene il suo ultimo concerto a favore dei profughi polacchi e nel gennaio successivo torna a Parigi in pessime condizioni fisiche ed in serie difficoltà economiche.

Assistito dalla sorella Luisa, Fryderyk Chopin muore a Parigi il 17 ottobre 1849. Grandiose sono le onoranze funebri: viene sepolto a Parigi accanto a Bellini e a Cherubini; il suo cuore viene portato a Varsavia, nella chiesa di Santa Croce.

Chopin trovò nel pianoforte il migliore mezzo di espressione dei suoi sentimenti. Infatti quasi tutte le sue opere sono dedicate al pianoforte con un tipo di melodie forse unico nella storia della musica (semplici, pure, eleganti). Chopin è definito musicista “romantico” per eccellenza, forse per la sua spiccata malinconia, ma non si dimentichi che la sua musica ricca di slanci ora appassionati ora drammatici è di un vigore che a volte sfiora la violenza.

Con Chopin la storia del pianoforte giunge ad un fondamentale punto di svolta. Egli fa di questo strumento il maggior confidente, il compagno di una vita. La sua opera pianistica può essere divisa in vari gruppi di composizioni che non seguono uno schema predeterminato, ma il solo corso della fantasia dell’artista. Le 16 Polacche seguono il flusso di una danza aristocratica e l’ardore di un fervido amor di patria. Le 59 Mazurche, composte a partire dal 1820, sono le più vicine ai tradizionali canti popolari polacchi.

Vette del virtuosismo sono i 27 Studi (raccolti in tre serie, 1829, 1836, 1840), mentre nei 21 Notturni (1827-46) la musica chopiniana perde ogni riferimento esteriore per trasformarsi in interiorità pura. Quest’opera, insieme ai 26 Preludi (1836-39), per l’immediatezza e l’essenzialità della forma, rappresenta uno degli apici del Romanticismo Europeo. Le 4 Ballate, ispirate dal poeta polacco Mickiewicz, sono la traduzione strumentale di un genere di composizione sino a quel momento legato alla parola cantata. Lo schema prestabilito della forma-sonata pare adattarsi meno alla fantasia di Chopin, legata alla suggestione della libera improvvisazione estemporanea; egli se ne serve nei due Concerti giovanili, e in tre Sonate, una delle quali detta Funebre, per la celebre Marcia che sostituisce il tradizionale Adagio.

Inoltre, Chopin si serve raramente dell’orchestra, la cui tecnica conosce solo approssimativamente. Poche le sue composizioni orchestrali: le Variazioni sul duettino, dal “Don Giovanni” di Mozart (1827), la Grande fantasia su temi polacchi (1828), il Rondò Krakowiak (1828), i due Concerti (1829-1830), l’Andante spianato e Grande polacca (polonaise) brillante (1831-1834), l’Allegro da concerto (1841). La produzione non strettamente pianistica è limitata: 19 Canti polacchi, per voce e pianoforte (1829-47); pezzi per violoncello e pianoforte, fra cui la Sonata in sol minore op. 65 (1847); un Trio in sol minore op. 8 (1828); un Rondeau in do op. 73, per due pianoforti (1828). A queste opere vanno aggiunte venti Valzer (1827-1848), quattro Improvvisi (1834-1842), quattro Scherzi (1832-1842), il Bolero (1833), la Tarantella (1841), la Fantasia in fa minore (1841), e due capolavori la Berceuse (1845) e la Barcarola (1846).

Le sue modulazioni tenaci ed impreviste aprono nuovi orizzonti verso l’avvenire, preannunciando Wagner e lo sviluppo dell’armonia moderna, sino all’impressionismo di Debussy e di Ravel. Ma questo modernismo chopiniano è saldamente legato ai classici: a Bach, principalmente, e a Mozart, al quale Chopin è legato da affinità elettive.

Pur essendo ostile al melodramma, Chopin ne è profondamente influenzato. Molte delle sue melodie, infatti, sono traduzioni strumentali di modelli melodrammatici francesi e italiani e in particolare di Bellini, del quale il compositore polacco aveva un’alta considerazione. Sebbene rifiuti ogni intrusione letteraria nelle sue composizioni, egli è un uomo di cultura aperto e avvertito: questo rende la sua opera una delle più profonde e perfette sintesi dello spirito romantico. Malgrado la grande e costante diffusione che la sua musica ha avuto nel tempo, pochi sembrano aver capito quale sconvolgente contenuto si celi dietro l’arte apparentemente così accessibile di Chopin e basti, a questo proposito, ricordare le parole del sempre infallibile Baudelaire: “Musica leggera e appassionata che somiglia a un brillante uccello volteggiante sugli orrori dell’abisso“.

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