22 Agosto 2019

108 anni fa il dumentino Vincenzo Peruggia rubò la “Gioconda” dal Louvre

Tempo medio di lettura: 4 minuti

(biografieonline.it) Vincenzo Peruggia nacque a Dumenza (in provincia di Varese) il giorno 8 ottobre 1881. E’ stato un decoratore italiano che la storia ricorda per aver rubato dal museo parigino del Louvreil quadro più famoso del mondo. Prima di raccontare del furto della Gioconda e delle motivazioni che spinsero Peruggia a trafugare la tela, facciamo una breve introduzione sulla storia e sull’importanza di questa straordinaria opera.

Il destino della Monna Lisa racchiude in sé la grandezza del suo autoreLeonardo da Vinci portò nel mondo non solo gli esiti concreti del suo genio, ma anche il gusto per l’enigma, il mistero e il desiderio di ricerca che tuttora incanta e stupisce. Il genio toscano istruì il mondo al potere della verità, osservando le stelle insegnò agli uomini a prendere coscienza di sé e a cercare la bellezza anche nel lontanissimo universo.

Due gioconde. Delle 17 opere attribuitegli con certezza, la Gioconda è una delle più straordinarie e conosciute, realizzata nel 1505 custodisce il segreto di una storia alquanto misteriosa e impenetrabile che, come spesso accade con i capolavori davinciani, generò nei secoli una quantità incredibile di teorie e illazioni, una delle quali supportante l’ipotesi dell’esistenza di due ‘‘Gioconde’’, una rappresentate Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, mentre l’altra l’amante di Giuliano de Medici, Costanza d’Avalos, una ‘‘donna così piacente e ben disposta da avere sempre il sorriso sulle labbra e da essere chiamata ‘‘la sorridente’’, ‘‘la Gioconda’’. Una storia curiosa e alquanto divertente quella delle due Gioconde, un caso strano e straordinario da essere, molto probabilmente, del tutto sconosciuto all’individuo che, nella calda estate parigina del 1911, la mattina del 21 agosto, trafugò il noto ritratto dal Louvre nascondendolo semplicemente sotto la giacca, rendendo il mito della Monna Lisa ancora più assoluto.

Il furto della GiocondaVincenzo Peruggia venne considerato da molti un eroe nazionale, l’uomo che riscattò e vendicò le ingiustizie subite dagli italiani all’estero. Il susseguirsi degli eventi che portarono all’eclatante furto furono i seguenti: figlio di immigrati, il giovane dumentino, dieci anni dopo aver intrapreso la carriera di imbianchino a Lione, nel 1907 si trasferì a Parigi, città nella quale si ammalò di saturnismo, malattia causata dall’esalazioni di piombo presenti nella vernice. Ed è proprio a questo punto che la storia, come nelle trame dei grandi romanzi, offrì al nostro eroe l’opportunità di agire e di riscattarsi, conducendo il protagonista su quello che sarà l’importante scenario del “crimine”: il museo del LouvreVincenzo Peruggia dopo il periodo di degenza dalla malattia venne assunto dalla ditta del Signor Gobier con il compito, insieme ad altri operai, di pulire e coprire con dei cristalli i quadri presenti nel museo. Continuando il parallelismo con il romanzo si potrebbe dire che proprio in quel preciso momento Peruggia comprese ciò che andava fatto: sottrarre ai francesi e riportare in patria il bottino trafugato. Oltre al patriottismo le ragioni, come racconta la figlia del Peruggia in un’ intervista fatta da Costanzo Gatta, furono più complesse: ‘‘credeva che il quadro fosse bottino di Napoleone. […] voleva beffarsi dei francesi, che ridevano per il suo mandolino, e lo chiamavano sprezzanti mangia-maccheroni”. Dopo aver staccato il quadro dalla sua posizione originale, si preoccupò di schiodare la cornice e di allontanarsi velocemente attraverso la Sala dei Sept Mètres. Uscito dal museo senza essere fermato, prese un autobus e una vettura con il quadro sotto il braccio. Giunto a casa, temendo che l’opera potesse danneggiarsi con l’umidità, Vincenzo Peruggia si preoccupò di lasciarla nell’appartamento dell’amico e artista Vincenzo Lancellotti e di recuperarla solo dopo aver realizzato un’apposita cassa in legno atta a custodirla.

Sospettati celebri. Non solo il furto della Gioconda, ma in generale il furto di un quadro al Louvre rappresentava una novità assoluta; le indagini si svolsero in modo lento e con grandi difficoltà: chi avrebbe mai sospettato di un imbianchino italiano? I sospettati furono più di 1300, ma i primi a finire in carcere furono Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso, il primo per aver dichiarato la volontà di eliminare l’arte del passato in favore di una nuova arte, mentre il secondo per aver usato come fonte di ispirazione delle statue fenice sottratte in passato dal segretario di Apollinaire al Louvre e poi vendute allo stesso Apollinaire ‘‘sapendo che […] digiuno di arte fenicia, aveva creduto a delle imitazioni. Le aveva persino prestate a Picasso, che ai visi delle sculture si era ispirato nel 1907 per Les Demoiselles de Avignon’’ (Costanza).

Vincenzo Peruggia. Dopo mesi di indagini la gendarmeria arrivò ad interrogare l’imbianchino italiano che, dopo aver occultato la Gioconda in un nascondiglio nel tavolo, riuscì anche questa volta a sfuggire alla legge. Per molti la Monna Lisa non si trovava più in Francia e i giornali iniziarono a parlare di complotto internazionale. Quando nel 1913 un noto collezionista fiorentino annunciò di voler organizzare una mostra, proponendo l’esposizione di collezioni private, un certo Monsieur Leonard V. si fece avanti. Fissato l’incontro in un albergo fiorentino il noto collezionista Alfredo Geri comprese immediatamente che quello che aveva tra le mani era il capolavoro di Leonardo da Vinci. Peruggia si era servito del nome Monsieur Leonard V. , non con poca ironia, per portare il quadro a Firenze e restituirlo agli Uffizi, non sapendo che il quadro apparteneva con ogni diritto alla Francia, in quanto fu lo stesso Leonardo a venderlo a Francesco I di Francia nel 1516.

A dispetto dei suoi nobili piani patriottici, Vincenzo Peruggia venne condannato colpevole nel 1914: al termine della sentenza venne incarcerato per sette mesi. Dopo la partecipazione alla prima guerra mondiale, terminò la sua vita in Francia dove, beffando nuovamente la legge, sostituì sui documenti il nome “Vincenzo” con quello di “Pietro”. Morì a Saint-Maur-des-Fossés, il giorno 8 ottobre 1925, nel giorno del suo 44° compleanno.

(Foto © )

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Una replica a “108 anni fa il dumentino Vincenzo Peruggia rubò la “Gioconda” dal Louvre”

  1. Massimo Ravecca ha detto:

    Per Leonardo da Vinci la Gioconda, vista annualmente da milioni di visitatori al Louvre, potrebbe essere un’ultima Madonna che apparirà in tempi apocalittici, senza il Bambino con sé, contrariamente alle molte Madonne da lui precedentemente dipinte. Monna Lisa è la Madonna che precede il Giudizio Universale, di Michelangelo e quello finale ad opera del Figlio. Michelangelo Buonarroti, nella somiglianza tra il Cristo Giudice del Giudizio Universale e la figura di Aman della volta nella Cappella Sistina, persecutore biblico degli ebrei, avrebbe indicato la futura somiglianza apparente tra Gesù è l’Anticristo, come aveva scritto nei primi secoli il Padre della Chiesa Sant’Ippolito di Roma. Cfr. ebook/kindle L’Apocalisse secondo Leonardo e Michelangelo.

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