19 Agosto 2019

42 anni fa l’addio a Groucho Marx, uno tra i più grandi geni della comicità del Novecento

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Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

(biografieonline.itJulius Henry Marks – conosciuto con il nome d’arte Groucho Marx – nasce a New York (Stati Uniti d’America) il giorno 2 ottobre 1890. Terzo dei cinque Fratelli Marx – gruppo comico ancora oggi tra i più amati di tutti i tempi – esordisce nel mondo dello spettacolo fin dal primo decennio del Novecento, affrontando una lunga gavetta nel vaudeville, genere teatrale nato in Francia a fine Settecento, che lo porta a recitare con i suoi fratelli nei teatri di varietà di tutti gli Stati Uniti.

Durante questo lungo peregrinare negli anni Dieci e Venti, grazie all’importante esperienza che costituisce il tirocinio teatrale, Groucho riesce ad affinare quella comicità che lo rende celebre nel mondo: sue strabilianti caratteristiche sono la veloce parlantina, la battuta fulminea e i giochi di parole, sempre pronunciati con tagliente irriverenza nei confronti dell’ordine costituito e con un poco celato disprezzo per le convenzioni sociali.

Il “sense of humor” di Groucho è corrucciato, sarcastico e addirittura misogino e trova una sintesi nel suo soprannome: Groucho significa infatti “brontolone” oppure “musone”; di fatto il volto e il personaggio di Groucho Marx costituiscono una eccentrica maschera comica, dai tratti inconfondibili: sopracciglia dipinte, vistosi baffi, sguardo ammiccante, il sigaro perennemente tra i denti oppure fra le dita della mano, la frenetica andatura, sono le sue principali caratteristiche fisiche.

Tutti questi tratti fisici nonché quelli comici sono stati ripresi in Italia per creare un personaggio che ha contribuito ad allungare il mito del personaggio di Groucho Marx: stiamo parlando della spalla di Dylan Dog (creato da Tiziano Sclavi nel 1986), noto personaggio dei fumetti che dopo Tex ha fatto la fortuna della casa editrice di Sergio Bonelli. All’interno dell’opera dylandogiana Groucho è a tutti gli effetti Groucho Marx, non un personaggio alter ego o a lui ispirato.

Tornando al Groucho in carne e ossa, il successo esplode nel 1924 con la commedia teatrale “I’ll say she is”, cui segue l’anno dopo “The cocoanuts”, spettacolo rappresentato a Broadway per un anno e poi riproposto in una lunga tournée americana tra il 1927 e il 1928. L’esordio di Groucho al cinema avviene nel 1929 con “The Cocoanuts – Il ladro di gioielli”, trasposizione cinematografica del precedente successo teatrale; poi è la volta di “Animal Crackers” (1930), tratto anch’esso da uno spettacolo di Broadway dei Fratelli Marx.

Dopo il dissacrante “La guerra lampo dei fratelli Marx” (1933), Groucho assieme ai fratelli passano dalla Paramount alla MGM (Metro Goldwyn Mayer); realizzano in questi anni due delle loro pellicole più celebri: “Una notte all’opera” (A Night at the Opera, 1935) e “Un giorno alle corse” (A Day at the Races, 1937) entrambe per la regia di Sam Woods. In questi anni a far da spalla ai Marx, c’è anche l’attrice Margaret Dumont (pseudonimo di Daisy Juliette Baker) che tra il 1929 e il 1941, recita con loro in sette film.

All’inizio degli anni Quaranta, con il declino del trio, Groucho decide di proseguire la carriera di attore cinematografico solo con qualche saltuaria apparizione in commedie brillanti; intraprende parallelamente la strada di conduttore radiofonico: dal 1947 conduce lo show a quiz “You bet your life”, che in seguito viene riadattato per la televisione e che andrà in onda sugli schermi fino al 1961, raccogliendo vasti consensi di pubblico.

L’umorismo dissacrante e satirico di Groucho trova spazio anche sulla carta stampata sin dal 1930 con il suo primo libro “Beds” (Letti), una raccolta di divertenti brani che raccontano il rapporto della gente con il proprio letto; tra i suoi libri ricordiamo anche la raccolta epistolare “Le lettere di Groucho Marx“, del 1967.

Gli ultimi anni di vita non sono facili: dopo tre matrimoni e conseguenti battaglie legali, ormai anziano, conosce i problemi fisici e sociali della senilità avanzata, che lo rendono non più autosufficiente. All’età di 84 anni, a coronamento della sua lunghissima carriera artistica, nel 1974 Groucho Marx viene insignito di un Oscar alla carriera.

Ricoverato a causa di una polmonite, muore all’età di 86 anni, a Los Angeles, il giorno 19 agosto 1977. La notizia della morte di Groucho Marx negli Stati Uniti passa presto in secondo piano, oscurata da un altro fatto che monopolizza l’attenzione della stampa americana e mondiale: la prematura scomparsa di Elvis Presley, avvenuta solo tre giorni prima.

(Foto © Alchetron)

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