18 Agosto 2019

I 76 anni di Gianni Rivera, uno dei “numeri 10” più forti della storia del calcio

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(biografieonline.it) Gianni Rivera nasce ad Alessandria il 18 agosto del 1943. Calciatore di fama mondiale, poi anche politico italiano, è passato alla storia per essere stato il primo calciatore italiano ad aver vinto il Pallone d’Oro, nel 1969: il più ambito riconoscimento individuale che si assegna ad un giocatore di calcio.

Il “bambino d’oro”, o “golden boy”, come lo soprannomina subito il grande giornalista sportivo Gianni Brera, si mette subito in luce nelle fila della squadra della sua città, l’Alessandria, dov’è cresciuto sin dalle giovanili.

L’esordio in serie A per l’esile Giovanni, poi per tutti Gianni, arriva il 2 giugno del 1959, quando ancora non ha compiuto sedici anni. La partita è Alessandria – Inter e Rivera esordisce, giocando una manciata di minuti nel primo campionato nazionale italiano. Quello stesso anno, con un gol segnato, diventa anche il secondo giocatore più giovane della Serie A ad aver fatto gol, dopo il collega Amedeo Amadei.

A scoprire il suo talento e a proporlo alla squadra con cui poi diventa famoso, è Franco Pedroni, anche lui vecchia conoscenza milanista. Quell’anno è l’allenatore in seconda dell’Alessandria e in estate, propone in talentino fatto in casa al Milan. Nel provino decisivo, Gianni Rivera incanta soprattutto Schiaffino, all’epoca campione dei rossoneri, ed è proprio il fuoriclasse uruguaiano a convincere la dirigenza ad acquistarlo. Le remore, infatti, riguardavano esclusivamente l’ambito fisico, considerato che il sedicenne campioncino era ancora in pieno sviluppo, quindi molto esile e gracilino.

Rivera resta anche la stagione successiva in maglia grigia, in attesa del grande passo. Qui si svezza, gioca 27 partite e realizza anche 6 gol. È un regista, una mezzapunta classica, ma ben presto si rivelano anche le sue doti di cannoniere. L’anno dopo, nella stagione 1960/1961, Gianni veste la casacca rossonera, per la prima di ben diciannove stagioni. Nel 1962, all’età di soli diciotto anni, Rivera riceve la sua prima chiamata in azzurro, nella partita amichevole Belgio-Italia, disputata a Bruxelles e vinta dall’Italia per 3-1. Quello stesso anno, a coronamento di una stagione entusiasmante, il “bambino d’oro” conquista con il Milan il suo primo scudetto. E, anche se come riserva di lusso, raggiunge la nazionale ai Campionati Mondiali del 1962.

Grazie a questa annata calcistica fenomenale, è considerato dalla stampa e dall’opinione pubblica il miglior talento europeo in circolazione, tanto che nel 1963 arriva secondo al Pallone d’Oro, subito dopo il leggendario portiere russo Lev Jasin, il primo e unico portiere ad essersi aggiudicato l’ambito premio. Ma non è tutto, perché il biennio d’oro di Gianni Rivera si conclude con la vittoria della Coppa dei Campioni, la prima della sua carriera.

Dopo alcuni anni in cui cresce e dà spettacolo, bisogna aspettare il 1968 per rivederlo in grande stile sulle scene, soprattutto dopo il Mondiale del 1966 in cui, come tutta la squadra, anche lui ha fatto flop. Al termine di quella stagione, il suo Milan si aggiudica di nuovo lo scudetto e, in primavera, anche la Coppa Campioni, la seconda e ultima vinta dal “golden boy”. Quell’estate, è protagonista con gli azzurri della vittoria ai campionati europei, vinti per la prima volta dall’Italia. L’anno dopo, nel 1969, si aggiudica la Coppa Intercontinentale, la quale fa del Milan la squadra più forte al mondo.

L’incredibile biennio vale a Gianni Rivera anche il Pallone d’Oro, nel 1969, il primo ricevuto da un calciatore italiano.

Al Mondiale del 1970 tutti si aspettano che Rivera trascini gli azzurri verso il titolo, ma né lui, né i suoi compagni, compreso quell’Alessandro Mazzola con cui deve fare la famosa “staffetta” voluta dall’allenatore Ferruccio Valcareggi, hanno fatto i conti con il Brasile di Pelé. I Mondiali per l’Italia si rivelano splendidi fino alla finale, quando nella partita precedente, grazie anche al gol decisivo di Rivera, battono i forti tedeschi, in quell’Italia-Germania 4-3 definita da molti come la partita più emozionante del secolo. In finale però gli azzurri subiscono quattro reti da Pelé e compagni, e Gianni Rivera cade vittima più che mai della “staffetta” con Mazzola, giocando solo gli ultimi sei minuti ed entrando al posto di Roberto Boninsegna.

Durante gli anni ’70 Gianni Rivera passa ottime stagioni al Milan, diventando il capitano di una squadra forte che però, solo nel 1979 riesce a riconquistare lo scudetto, il decimo. È la sua ultima stagione sui campi; l’anno dopo passa dietro la scrivania ricoprendo la carica di vicepresidente del Milan, dopo ben 19 stagioni e dopo aver giocato in totale 658 partite e segnato 164 gol.

Nella sua carriera di calciatore va ricordato l’anno 1973 quando con Paolo Pulici e Giuseppe Savoldi, si aggiudica la classifica cannonieri con 17 gol segnati. Durante questi anni vince anche quattro Coppe Italia e due Coppe delle Coppe, giocando nel 1974 il suo quarto e ultimo Mondiale (uno dei pochi giocatori della storia del calcio ad aver superato la soglia dei tre mondiali). Risale proprio alla competizione massima la sua ultima presenza in azzurro, nel match tra Italia e Argentina, terminato 1-1. Coniugato con Laura Marconi, Gianni Rivera è considerato uno dei “numeri 10” più forti della storia del calcio, stando alle numerose classifiche stilate da giornalisti ed esperti nel corso degli anni successivi alla sua attività sportiva.

Di lui il noto attore e tifoso rossonero Diego Abatantuono, ha avuto modo di dire: “Diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi le foto ingiallite di Padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli, l’altro è un popolare frate pugliese“.

Nel 1987, lasciata la carica di vicepresidente del Milan, Gianni Rivera cerca di portare la propria esperienza e umanità nella politica italiana. È subito eletto, quello stesso anno, nelle liste della Democrazia Cristiana. Nel 1994 poi, in seguito allo scioglimento della Dc, entra nel Patto Segni, diventandone poi Presidente, e viene nuovamente eletto in Parlamento. Due anni dopo passa con l’Ulivo di Romano Prodi, ricoprendo la carica di sottosegretario alla Difesa, fino al 2001. Quello stesso anno, il Comune di Roma lo fa consulente per le Politiche Sportive.

Nel 2005 poi, prende parte al Parlamento Europeo, subentrando a Mercedes Bresso, eletta nel frattempo presidente della Regione Piemonte. Dal febbraio del 2008 fa parte del movimento politico centrista Rosa per l’Italia ed attualmente è il presidente del Settore Tecnico della FIGC.

(Foto © Federazione Italiana Giuoco Calcio)

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