17 Luglio 2019

52 anni fa l’addio a John Coltrane, il più grande sax tenore alto della storia del jazz

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(biografieonline.it) John William Coltrane, meglio noto solo come John Coltrane, nasce il 23 settembre del 1926 ad Hamlet, in North Carolina, Usa. È considerato il più grande sax tenore alto della storia del jazz, maestro del sax soprano, anche, che ha saputo riportare in auge dopo decenni di appannamento. Secondo molti pareri critici è da considerare insieme al collega Charlie Parker tra i più grandi innovatori del genere musicale inventato dagli afroamericani tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.

Da sempre imitato per lo stile, il tono, le folli dissonanze, ha dato vita ad alcuni dei migliori dischi della storia del Jazz, da “My Favourite Things” a “A love supreme”. Alcuni brani da lui composti, come la splendida ballad “Naima”, fanno ormai parte del repertorio classico della musica jazz.

Entrambe le famiglie di origine del futuro sassofonista hanno cognomi scozzesi, segno innegabile della loro discendenza africana, esito della tratta dei negri nel cui mercato, com’è noto, il Regno Unito aveva il suo monopolio dal centro America in su, soprattutto sulle coste orientali del Nuovo Mondo.

Sua madre si chiama Alice Gertrude Blair, ed avrà una forte influenza su di lui. Suo padre invece viene da una famiglia non particolarmente ben vista ad Hamlet, ed ha quale unico merito quello di aver avviato il proprio figlio alla musica, seppur in un modo del tutto indiretto. Sarto, violinista dilettante egli stesso, muore molto probabilmente quando il piccolo John si iscrive alle scuole medie, dove comincia a suonare il sassofono alto e il clarinetto, oltre al tenore, senza tuttavia mai riporre speranze nella musica quale mezzo per il proprio sostentamento futuro. Passeranno molti anni prima che la stella di Coltrane sbocci e venga riconosciuta unanimemente.

La svolta per il giovane John arriva intorno al 1944, quando si trasferisce a Filadelfia per frequentare la scuola di musica Granoff Studios. Ad entusiasmarlo, in quegli anni, convincendolo che il sassofono avrebbe fatto definitivamente parte della sua vita, sono i musicisti Lester Young e Johnny Hodges, di cui ascolta la musica e se ne innamora. L’anno dopo, il sassofonista si arruola in marina e comincia a fare della musica il proprio lavoro, suonando in alcune cocktail band di Filadelfia. Ritornato alla vita civile, nel 1946, si dà da fare in moltissime orchestre, nelle quali apprende le sonorità del Rhythm and blues, genere che avrà molta importanza per la sua maturazione artistica. L’esperienza blues lo coinvolge fino al 1948, quando si ritrova membro fisso dell’orchestra che accompagna i cantanti ospiti del leggendario Apollo Theatre di Harlem, a New York.

In questo periodo, dal 1947 circa sino al 1951, John Coltrane sfiora alcuni dei mostri sacri del be-bop americano, talvolta suonandoci insieme, seppur per brevi sessioni, osservandoli e ascoltandoli suonare nel pieno delle loro evoluzioni artistiche. Incrocia musicisti come Miles Davis, Sonny Rollins, Art Blakey, e nel biennio 1949-1951 suona per parecchi mesi con il grande trombettista Dizzy Gillespie, a quel tempo uno dei pochi “puliti” del jazz americano, impegnato nella dura e dolorosa lotta per salvare i migliori talenti di sempre dalla morsa dell’eroina (uno su tutti, il mitico Charlie Parker, vittima proprio di quegli anni).

Risale al 1955 la prima vera assunzione di Coltrane con un grande del tempoMiles Davis lo vuole con sé, infatti, nella sua formazione fissa. Tuttavia l’esperienza tra loro, la prima, dura appena un anno e Davis lo licenzia, raccontando di un Coltrane ancora lontano da una vera e propria definizione stilistica, immaturo e privo di una sua personalità artistica. Sette mesi dopo dal licenziamento però, sempre nel 1956, John Coltrane trova impiego presso uno dei più grandi sperimentatori del jazz di tutti i tempi, il quale sarà di importanza capitale per la sua maturazione musicale: il grande Thelonious Monk. ‘Trane, come viene ribattezzato in quegli anni, suona nel quartetto fisso che si esibisce al Five Spot di New York, insieme al grande pianista, da cui apprende a piene mani lo sperimentalismo, ispirandosi a nuove e più intricate sonorità.

Il sassofonista, che avrebbe in futuro definito Monk un “architetto musicale di primissimo ordine“, in quel periodo si reca ogni giorno a casa del pianista, costringendolo ad insegnargli tutte le sue conoscenze in ambito musicale. È la svolta per lui, complice anche l’abbandono dell’eroina, la droga che fino a quel momento gli aveva impedito di concentrarsi pienamente nello studio dello strumento.

È l’epoca in cui nascono gli “sheets of sound”, le “cortine o lastre di suono”, secondo la definizione che ne dà qualcuno sui giornali dell’epoca, parlando delle sonorità sviluppate da ‘Trane a quei tempi. Il sassofonista si imbatte nelle composizioni di Monk e nei mesi in cui suona al Five Spot cerca e trova la propria strada, lavorando sugli armonici, prolungando i suoi assolo fino all’estremo, traendo i propri leggendari “cries”, lamenti o grugniti sonori, direttamente dal repertorio blues, suonato anni prima e riproposto durante le vertiginose session dal vivo.

Quando ritorna con Miles Davis nel 1958, Coltrane è un musicista diverso, compiuto, in piena e forte evoluzione. Risale proprio a questo periodo una leggendaria incisione di “Round midnight”, nella quale si intravede tutto il talento in fibrillazione del nuovo ‘Trane. Da questo anno comincia il suo momento d’oro il quale, dopo una sfortunata tournee europea, culmina nel 1960 con la pubblicazione da parte dell’Atlantic del suo primo, grande disco da solista, “Giant step”.

Il passo che fa Coltrane è davvero gigantesco, perché il lavoro contiene capolavori del genere come la sua “Naima”, dedicata alla moglie, “Countdown” e “Cousin Mary”. In questi brani si può notare la piega presa dalla sua improvvisazione, ormai versata nello stile lanciato da Davis e fatto proprio da Coltrane: quello modale.

Alla fine dello stesso anno il sassofonista conquista critica, colleghi e pubblico con la prima di una interminabile (e spesso abusiva) serie di incisioni riguardanti il suo brano più celebre, “My favourite things”, che segna anche l’esordio per lui, dal punto di vista discografico, al sassofono soprano, strumento caduto in sordina dopo l’eclissi di Sidney Bechett.

Nel periodo di “My favourite things”, Coltrane dà vita al suo quartetto, che avrebbe sancito la nascita di un nuovo modo di intendere il be-bop. Si lega al batterista Elvin Jones e al grande pianista McCoy Tyner, entrambi solisti negli anni a venire, tirando dentro quale ultimo tassello anche il contrabbasso dell’altrettanto formidabile Jimmy Garrison.

Per tutto il 1961 il sassofonista sperimenta e incide, e dà vita ad alcune composizioni memorabili, tra le quali compare anche un altro grandissimo talento, il polistrumentista Eric Dolphy. “Africa”, “Impressions”, “Olè” e “Spiritual” sono brani che rendono bene l’idea del talento di ‘Trane, la cui evoluzione in quel periodo scende sempre più verso l’Africa, strizzando l’occhio all’India e ai suoi “raga” tradizionali.

In questo periodo le case discografiche Atlantic e Impulse fanno a gara per avere le sue incisioni, talvolta pregne di componimenti autografi, altre figlie di particolari rivisitazioni di standard indimenticati. Ma è tra il 1964 e il 1965 che John Coltrane realizza il suo capolavoro di mistica e musica, soul afroamericano e ascendenze indiane, con il noto disco “A love supreme”. Il brano omonimo che dà il titolo all’opera consta di una suite in quattro parti, la quale vuole essere un vero e proprio canto di lode divino, una preghiera, un inno. La durata, nelle varie versioni, non è mai inferiore ai trenta minuti.

È il massimo per la sua arte e i successivi dischi che incide, come “Meditations” e “Om” (una chiara evocazione brahmanica), per quanto notevoli, non riescono a raggiungere le vette raggiunte alla fine del 1965. Qualche mese dopo inoltre Coltrane prende sotto di sé un grande discepolo, Pharoah Sanders, il quale si pone con lui nelle esibizioni dal vivo e in alcune brevi incisioni, in un modo del tutto dialettico, prendendo a piene mani dal maestro e portando la sua musica all’estremo, variandola sempre e rendendola ancora più unica. Si segnala in questo periodo il tour in Giappone, di grande successo, e l’annullamento improvviso da parte del sassofonista della sua venuta in Europa, probabilmente a causa dei suoi problemi di salute.

Quanto ai dischi, le sue ultime incisioni risalgono al febbraio e al marzo del 1967, dopo un memorabile concerto tenuto con Ornette Coleman al Village di New York. In questa fase è stato possibile ritrovare, com’è evidente nei dischi pubblicati postumi dai titoli “Expressions” e “Interstellar space”, un cambio di rotta a dir poco straordinario in ‘Trane, esito della sua continua ricerca, tale da far parlare di una sorta di “nuova musica da camera”, per quando di discendenza assolutamente afro.

Il 17 luglio del 1967, nell’ospedale di Huntington, a Long Island, John Coltrane muore a causa di un cancro al fegato. Dei quattro figli avuti con Alice Coltrane, Ravi è diventato un apprezzato musicista.

(Foto © GearGods)

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