13 Aprile 2019

111 anni fa nasceva Antonio Meucci, l’inventore del telefono

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Antonio Meucci è inventore del telefono, quello strumento che ci avvicina alle persone lontane e ci allontana dalle persone vicine.

(biografieonline.it) Il grande scienziato italiano Antonio Meucci nasce a San Frediano, il quartiere popolare della città di Firenze, il 13 aprile 1808. La sua è una famiglia povera: non può completare gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e inizia a lavorare molto giovane; svolge varie professioni, da quella di impiegato doganiere, a quella di meccanico di teatro. Nell’ambiente teatrale incontra Ester Mochi, sarta, che diventerà sua moglie.

Antonio Meucci si appassiona fin da giovane all’elettricità fisiologica e animale. Segue anche la politica: è coinvolto nei moti rivoluzionari del 1831 e, a causa delle sue convinzioni politiche per le sue idee liberali e repubblicane, sarà costretto a lasciare il granducato di Toscana. Dopo lunghe peregrinazioni nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie, Meucci emigra a Cuba, dove continua a lavorare come meccanico teatrale. Nel 1850 si trasferisce negli Stati Uniti, stabilendosi nella città di New York.

A New York Meucci apre una fabbrica di candele. Qui incontra Giuseppe Garibaldi, il quale lavorerà per lui: tra i due nasce un’importante amicizia. La collaborazione dei due illustri italiani è testimoniata ancora oggi dal Museo newyorcheese “Garibaldi – Meucci”.

Meucci porta avanti i suoi studi sull’apparecchio telefonico già da tempo, ma è nel 1856 che l’invenzione viene completata con la realizzazione di un primo modello: l’esigenza è quella di mettere in comunicazione il suo ufficio con la camera da letto della moglie, dove è costretta da una grave malattia. Un appunto del 1857 di Meucci descrive così il telefono: «consiste in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando, il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse all’altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola».

Lo scienziato Meucci ha le idee chiare, tuttavia mancano i mezzi economici per sostenere la propria attività. La fabbrica di candele fallisce e Meucci cerca finanziamenti presso facoltose famiglie in Italia, ma non ottiene i risultati auspicati. Ben presto arrivano a mancare i soldi anche per la propria sussistenza: Meucci può contare solo sull’aiuto e la solidarietà di altri emigrati italiani conosciuti. Gli accade inoltre di rimanere vittima di un incidente su una nave: Meucci è costretto a letto per mesi. La moglie Ester sarà costretta a vendere tutte le attrezzature telefoniche a un rigattiere per soli 6 dollari.

Meucci non demorde e nel 1871 decide di richiedere il brevetto per la propria invenzione, che chiama “teletrofono”. Il problema economico si ripresenta: con i 20 dollari che ha a disposizione non può nemmeno permettersi di pagare l’assistenza dell’avvocato che ne esige 250. La strada alternativa è quella di ottenere una sorta di brevetto provvisorio, il cosiddetto caveat, che va rinnovato ogni anno al prezzo di 10 dollari. Meucci riuscirà a pagare la somma solo fino al 1873. Nello stesso periodo, con un’ampia documentazione sulle sue ricerche, Meucci si rivolge alla potente American District Telegraph Company di New York, richiedendo la possibilità di utilizzare le linee per i propri esperimenti. La compagnia non coglie le potenzialità economiche dello strumento e procura allo scienziato italiano una nuova delusione.

Nel 1876 Alexander Graham Bell ha presentato domanda di brevetto per il suo apparecchio telefonico. Gli anni successivi della vita di Meucci saranno spesi in una lunga vertenza per rivendicare la paternità dell’invenzione. Meucci trova una sponsorizzazione da parte della Globe Company, che intraprende una causa con la Bell Company per infrazione del brevetto. La causa termina il 19 luglio 1887 con una sentenza che, pur riconoscendo alcuni meriti ad Antonio Meucci, dà ragione a Bell. “Nulla dimostra – recitava la sentenza – che Meucci abbia ottenuto qualche risultato pratico a parte quello di convogliare la parola meccanicamente mediante cavo. Impiegò senza dubbio un conduttore meccanico e suppose che elettrificando l’apparecchio avrebbe ottenuto risultati migliori“. In sintesi la sentenza affermerebbe che Meucci avrebbe inventato il telefono, ma non quello elettrico.

Antonio Meucci muore all’età di 81 anni, il 18 ottobre 1889, poco prima che la società Globe presenti ricorso contro la sentenza. La Corte Suprema statunitense deciderà per l’archiviazione del caso. Per oltre un secolo, ad eccezione dell’Italia, Bell è stato considerato l’inventore del telefono. Il giorno 11 giugno 2002 il congresso degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto Antonio Meucci come primo inventore del telefono.

Forse non tutti sanno che il telefono non è che solo una delle invenzioni cui Meucci si dedicò. Un documento venuto alla luce in anni recenti prova che Meucci scoprì il carico induttivo delle linee telefoniche trent’anni prima che esso fosse brevettato e adottato nelle reti Bell. Altre prove che dimostrano la condizione di precursore sono contenute nelle anticipazioni di Meucci in merito al dispositivo antilocale, alla segnalazione di chiamata, alla riduzione dell’effetto pellicolare nei conduttori di linea, e alla silenziosità dell’ambiente e riservatezza.

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