Germignaga | 6 Settembre 2026

“Germignaga, ricordi dal passato”, la montagna che fece esplodere il Lago Maggiore 500 anni fa

Renzo Fazio, nella sua rubrica, ricostruisce la vicenda del 1515: una frana in Canton Ticino provocò una devastante onda di piena. Le conseguenze arrivarono fino al bacino del Lago Maggiore

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(a cura di Renzo Fazio per “Germignaga, ricordi dal passato”) Forse non tutti sanno che la recente drammatica tragedia che ha colpito Nepal e Tibet a causa del distacco di una parte di un ghiacciaio finito nel fiume sottostante e che ha poi provocato una gigantesca ondata di piena, ha avuto un precedente simile nella dinamica anche sul nostro Lago Maggiore.

Per raccontare come andarono le cose dobbiamo fare necessariamente un salto indietro di oltre 500 anni e precisamente al 30 settembre 1513, quando cominciò l’antefatto: un’enorme frana staccatasi dalle pendici del Pizzo Magn, in Canton Ticino – conosciuto anche col nome di Monte Crenone (m 2.329 s.l.m.) – andò a formare uno sbarramento al fiume Brenno, un corso d’acqua che nasce nei pressi del Passo del Lucomagno e scende attraverso la Val di Blenio, uno dei più importanti affluenti del Ticino.

Questo provocò nei mesi successivi la formazione di un enorme lago che arrivò a sommergere l’abitato dell’allora piccolo villaggio di Malvaglia, lasciando solamente metà del campanile fuori dalle acque.

Meno di due anni dopo, il 20 maggio 1515, lo sbarramento naturale che aveva contribuito a formare l’invaso cedette e l’enorme lago formò una devastante ondata di piena che distrusse completamente il villaggio sottostante di Biasca, per poi proseguire violentemente verso il fondovalle, inondando Bellinzona e tutta la piana dell’alto Lago Maggiore.

A Bellinzona distrusse il ponte della Torretta costruito pochi anni prima dagli Sforza di Milano, isolando così tutto il Locarnese per diversi secoli. Una massa enorme di detriti rimodulò tutta la piana di Magadino, devastandola e creando di fatto un’enorme zona paludosa che impedì lo sfruttamento agricolo dei campi per gli anni a venire, causando così repentinamente un generale impoverimento per tutta la popolazione.

Secondo i calcoli effettuati da diversi studiosi, questo drammatico evento, passato alla storia come “la Buzza di Biasca”, provocò anche un’ondata di piena su tutto il bacino del Lago Maggiore, con un brusco innalzamento delle acque stimato in almeno 60 centimetri e iniziato dopo circa 5 ore dall’evento.

L’ondata di piena improvvisa che si formò arrivò a lambire anche diversi paesi rivieraschi italiani, sia di sponda piemontese sia di quella lombarda, almeno fino a metà lago.

Pur non essendoci testimonianze scritte riguardanti Germignaga e gli immediati dintorni, è più che plausibile pensare che qualche ripercussione susseguente a questo drammatico evento avvenne anche da noi: sicuramente arrivarono fino alle nostre rive enormi quantità di alberi sradicati dalla forza delle acque: il termine stesso “Buzza” identifica proprio il legname che veniva recuperato sulle acque del lago e spesso oggetto di “grida” (ovvero editti o avvisi ufficiali emanati dalle Autorità dell’epoca), in cui veniva specificato che si trattava di «…legnami venuti fora per alujone, o come si dice per Buza…».

Arrivarono certamente anche molte carcasse di animali e di cadaveri, nonché detriti di vario genere e natura.

Probabilmente subirono danni le “peschiere” attrezzate che per Germignaga rappresentavano a quel tempo una delle principali fonti di reddito. Infatti, almeno dall’inizio del Quattrocento, il nostro paese era un servitore privilegiato della Corte Ducale per i pregiatissimi agoni.

Le immagini scelte per corredare questo storico ricordo sono un’antica stampa del 1548, raffigurante la distruzione del ponte della Torretta a Bellinzona, e una fotografia di ormai qualche anno fa, con alcuni pescatori germignaghesi intenti a posare le fascine di legna nel lago, per accogliere la deposizione delle uova dei pesci.

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