Laveno Mombello | 21 Maggio 2019

Dalla parte degli ultimi: la testimonianza di Federica Scorciapino a Laveno

Pubblico attento a attivo all'incontro proposto dal PD di Laveno Mombello con una rappresentante di Avvocato di strada, che tutela le persone senza dimora

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Il nostro Paese è terzo a livello europeo per concentrazione di avvocati: mediamente l’Italia conta 4 avvocati ogni 1000 abitanti e il numero di avvocati è passato dai 48mila degli anni Ottanta agli oltre 200mila del 2017. Un incremento che ha visto l’aumento del numero di donne nella professione, passate dal 10% al 48%. Si tratta di un ambito che richiede una sempre maggiore specializzazione e i fatturati di alcuni grandi studi sfiorano i 150 milioni di euro all’anno.

In questo contesto, il circolo di Laveno Mombello del Partito Democratico ha voluto mettersi in ascolto di un’altra faccia del mondo dell’avvocatura, invitando una rappresentante di Avvocato di strada, lo studio più grande d’Italia, ma anche quello che fattura meno. Sabato 18 maggio alle 17, infatti, davanti a un pubblico attento e attivo, Federica Scorciapino ha raccontato la sua esperienza. Federica, praticante avvocato, opera come volontaria con Avvocato di strada dal 2017, associazione che offre tutela giuridica alle persone senza dimora.

L’Associazione rende disponibili sportelli giuridici a cui possono accedere le persone senza dimora, e attraverso “ronde della carità” avvicina quelle persone senza dimora più intimorite dai contatti con altri soggetti. Avvocato di strada ha sede in 54 città italiane e a Milano mette a disposizione quattro sportelli, lavorando in stretto contatto con altri attori pubblici e privati come il Comune di Milano, la Caritas Ambrosiana e il Centro San Fedele. La relatrice ha evidenziato la centralità della residenza, presupposto per accedere a tanti servizi, un presupposto poco noto o sottovalutato.

La residenza è infatti il fulcro di tanti diritti e prestazioni, ed è un diritto sancito da una sentenza della Corte Costituzionale quale diritto soggettivo e personale, presupposto per garantire altri diritti come il diritto al lavoro, alla salute (e non solo alle cure d’emergenza), al voto, alle prestazioni assistenziali e sociali, alla difesa. Per questo, la legge del 1954 relativa all’anagrafe chiede ai Comuni di istituire una via fittizia per iscrivere in anagrafe le persone senza dimora: a Varese si tratta di via Lattea, a Laveno è via Miraggio, a Castelveccana, recentemente istituita, via Utopia.

Il dibattito si è concentrato poi sul decreto Sicurezza, che rende più difficoltosa l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo: col decreto Sicurezza il permesso per la richiesta di asilo non è più infatti sufficiente per ottenere la residenza e le circolari emanate dal Ministero dell’Interno vietano ai sindaci l’iscrizione anagrafica in questi casi. A fronte delle difficoltà delle espulsioni, il decreto non fa che bloccare i percorsi di inserimento e integrazione, aumentando il numero di persone in difficoltà. A tal proposito Avvocato di strada si è mossa in prima linea, ottenendo dalla Magistratura l’emissione di un’ordinanza per l’iscrizione anagrafica di un senza dimora presso l’anagrafe del Comune di Bologna, allo scopo di garantire i diritti costituzionalmente garantiti, per cui il permesso di soggiorno non è titolo ma prova di residenza sul territorio. Una recente sentenza della Corte Costituzionale, infatti, ha evidenziato come non sia possibile negare l’iscrizione anagrafica perché si impedirebbe così l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti.

Durante l’incontro è emerso inoltre come il reddito di cittadinanza non si occupi proprio dei più poveri, in quanto richiede d’essere residenti in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due nel medesimo Comune. Un provvedimento che, a fronte del numero di cittadini italiani tra i senza fissa dimora, esclude dal sussidio proprio i nostri concittadini più sfortunati. Recentemente, Avvocato di strada ha lanciato una petizione per dare voce proprio a questi nostri concittadini, dimenticati anche dal governo che si definisce “del cambiamento”.

Avvocato di strada chiede al Governo di includere anche le persone senza dimora e senza residenza tra chi ha il diritto di richiedere il reddito di cittadinanza. La petizione, disponibile qui, ha oggi raccolto circa 1900 firme delle 10.000 necessarie. L’incontro si è concluso con un aperitivo offerto dal Partito Democratico, occasione anche per fare o rinnovare la propria iscrizione.

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