11 gennaio 2017

Jobs act, la Corte Costituzionale boccia il referendum sull’art. 18: “Inammissibile”

La Corte costituzionale ha bocciato il referendum sull’art.18 promosso dalla Cgil. La decisione al termine della Camera di consiglio, che ha dichiarato inammissibile il quesito che proponeva la cancellazione delle norme del Jobs act in materia di licenziamenti illegittimi che prevedono il pagamento di un indennizzo invece del reintegro sul posto di lavoro.

(Foto © Panorama)

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Il referendum sull’art. 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore. All’esame della Corte tre quesiti: sulle modifiche all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore. Dopo le audizioni degli avvocati della Cgil e l’avvocato dello Stato i giudici sono riuniti in camera di consiglio per decidere sull’ammissibilità dei tre quesiti referendari.

Le firme raccolte dalla Cgil per proporre il referendum sono state 3 milioni. Il primo quesito punta ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ripristinando le tutele per chi subisce un licenziamento illegittimo non solo per le aziende sopra i 15 dipendenti, ma estendendole a quelle sopra i cinque. Il secondo chiede di abolire i voucher, i buoni lavoro da 10 euro l’ora per le prestazioni accessorie, che il Jobs Act ha esteso ai redditi fino a 7mila euro. Il terzo riguarda il settore appalti e vuole reintrodurre la responsabilità in solido tra committente e appaltatore, senza deroghe. I giudici relatori sono Silvana Sciarra per il primo quesito, Giulio Prosperetti per il secondo e Rosario Morelli per il terzo. Vittorio Angiolini e Amos Andreoni sono i legali che rappresenteranno le istanze referendarie della Cgil a sostegno dell’ammissibilità dei quesiti. Vincenzo Nunziata è invece l’avvocato dello Stato che parlerà a nome della Presidenza del Consiglio chiedendo che la Corte di pronunci per l’inammissibilità.

Sono 13 i giudici costituzionali chiamati a valutare i quesiti referendari. Il giudice Alessandro Criscuolo, infatti, oggi non è in Consulta. Attualmente, dopo le dimissioni di Giuseppe Frigo, il collegio è costituito di 14 giudici e tra l’altro proprio oggi, alle 16.30, il Parlamento si riunirà in seduta comune, per la prima volta, per tentare di eleggere chi lo sostituirà. Il regolamento prevede che se i giudici presenti sono in numero pari, invece, il voto del presidente valga doppio. Il fatto che oggi il numero dei giudici presenti sia dispari fa sì, quindi, che anche in caso di spaccatura netta della Corte – che potrebbe verificarsi in particolare sull’art.18 – si determinerà comunque una maggioranza, seppure di un voto. (ANSA)