6 Novembre 2016

“Luinesi all’estero”, Serena Martinelli in Australia dal 2012 è shop assistant di “Max & Co”

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Ancora una volta la nostra rubrica domenicale, “Luinesi all’estero”, torna per raccontare i tanti concittadini che si sono trasferiti in terra straniera, per cercare lavoro, fare esperienze diverse e provare ad avere un futuro migliore e più stabile. Oggi siamo andati ancora una volta in Australia, dove abbiamo incontrato Serena Martinelli, che vive nella terra dei canguri dal 2012: Serena, dopo vari impieghi, oggi è shop assistant della catena di abbigliamento “Max & Co”. Si tratta della 32esima intervista che abbiamo pubblicato finora.

https://www.instagram.com/layineloyang/

Raccontaci di te… Quando sei andata via dall’Italia? Dove vivi?

Sono partita a settembre 2012 dopo aver vissuto per 30 anni nei dintorni del luinese, priva di qualsiasi tipo di esperienza all’estero che andasse al di là della classica vacanza e con una scarsa conoscenza della lingua inglese. Dopo un breve e travagliato periodo di 2 mesi a Sydney sono approdata sulla tanto gettonata Gold Coast, precisamente a Coolangatta ed è stato amore a prima vista.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

In Italia avevo il posto fisso da 11 anni come impiegata di una piccola azienda, un appartamento piccolo ma confortevole, la famiglia e gli amici. Ma non ero felice. Ho iniziato a fare ricerche sull’Australia dopo averne sentito parlare da conoscenti, e realizzai che avevo un’ultima chance di ottenere il famoso visto Working Holiday Visa; avevo 30 anni allora. A seguito di un piccolo incidente avvenuto sul posto di lavoro, presi la mia decisione definitiva: o adesso o mai più. La cosa che più mi ha spinto a lasciare il mio paese, credo sia stata la voglia di mettermi in gioco e di uscire dalla monotonia della vita quotidiana, la voglia di crescere e di ricevere soddisfazioni personali, impossibile a quel tempo in Italia, con la crisi e la concezione del lavoro basata sul posto fisso.

Di cosa ti occupi?

All’estero i lavori più gettonati con poca conoscenza della lingua sono nel settore della ristorazione (hospitality) ed anche per me il percorso è stato quello. Ho iniziato come lavapiatti in un Surf Club, ho lavorato in una gelateria ed ho imparato a produrre gelati, dopodichè ho lavorato come cameriera e barista, lavoro che prediligo in questo campo. Nel corso di questi anni sono riuscita ad ottenere da zero, cariche di responsabilità e promozioni a Supervisor e Assistant Manager e nel giro di poco tempo. Ora invece lavoro per Max & Co come shop assistant. Tutto questo in Italia non sarebbe mai potuto succedere.

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

Il lavoro al negozio è per me molto soddisfacente, mi piace il contatto con la gente, mi piace vendere e accontentare il cliente. Mi piace anche il lato creativo del Visual Menchardising, la composizione della vetrina e la disposizione degli articoli in negozio. Mi piace l’idea di lavorare per un’azienda prestigiosa e solida a livello internazionale ma in fin dei conti Italiana. La manager e le colleghe sono tutte molto disponibili e si collabora in armonia.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

La principale differenza che ho riscontrato qui in Australia rispetto all’Italia, è senz’altro la flessibilità e la possibilità di cambiare non solo posto di lavoro, ma anche mansione. Il titolo di studio e l’esperienza dei primi anni di lavoro molto spesso in Italia precludono la possibilità di cambiare percorso. Qui è come avere una pagina bianca da riempire, puoi essere chi vuoi. Certo ci vuole determinazione e buona volontà, studio e anche un pizzico di fortuna e soprattutto bisogna avere il coraggio di “osare”. Un’altra differenza che ho riscontrato è il rispetto che si ha per il lavoratore; alla fine del turno il datore di lavoro ringrazia e se ci sono stati degli errori non si viene crocifissati ma si cerca di trovare soluzioni insieme senza drammi. Parola d’ordine: ”No worries”.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrata nella società?

Sono molto soddisfatta, la qualità della vita è nettamente superiore rispetto a quella che conducevo in Italia. Con meno ore lavorative settimanali, riesco a mantenermi e ad avere più tempo a disposizione per me stessa. Certo ci sono pro e contro anche qui. Integrarsi totalmente con il paese e la cultura del posto in cui si vive, dal mio punto di vista è impossibile. Io sono nata italiana e sarò e rimarrò sempre tale. Si cambiano sicuramente alcuni lati del proprio carattere, si cambiano abitudini e modi di vivere; se qualcuno mi avesse detto che mi sarei alzata alle 5.30 del mattino per fare yoga di fronte alla spiaggia, mi sarei fatta una bella risata per esempio! Ed invece…

Quali difficoltà hai riscontrato?

Sicuramente la difficoltà maggiore che ho riscontrato in Australia è creare un gruppo di amicizie duraturo. All’estero si tende ad avvicinarsi ad altri expat come noi di varie nazionalità, ci accomuna l’esperienza di vivere in un paese straniero, ma molto spesso tanti sono di passaggio. Gli australiani d’altro canto derivano da un paese anglosassone ed hanno una concezione di amicizia un po’ diversa da come siamo abituati noi latini, certamente un popolo più caldo e solare.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

A parte la famiglia e gli amici, dell’Italia mi mancano la cultura e la storia. L’Australia è un paese nuovo che non ha una forte identità nazionale e questo potrebbe spiazzare all’inizio. Sembra banale ma non posso dire che non mi manchino certe chiccherie culinarie, quali i salumi ed alcuni prodotti tipicamente italiani. Mi manca anche la neve e l’atmosfera tipica del Natale al freddo che non vivo da 4 anni ormai, e mi mancano i colori tipici dell’autunno.

E invece, che progetti hai per il futuro?

Da quando sono partita ho imparato a vivere giorno per giorno, la vita mi ha insegnato che i progetti possono andare a gambe all’aria in un istante e che in fin dei conti non e’ sempre negativo; a volte ciò che può sembrare una sconfitta, è solo un incentivo a rivolgere la nostra attenzione su qualcosa di più importante. Nel concreto certamente ho degli obiettivi, mi piacerebbe realizzarmi nell’ambito lavorativo sviluppando un’attività che mi permetta di lavorare in remoto da qualsiasi parte del mondo, con orari flessibili. Per caso “Lo Stivale Pesante” ha bisogno di una reporter oversease? A proposito di osare…

Per ora no, ma per il futuro lo teniamo presente… In ogni caso, pensi che un giorno tornerai in Italia?

Penso che una volta fatto il passo sia davvero difficile tornare indietro ma non lo escludo a priori. Per il momento cerco di fare quello che mi rende felice e di seguire il mio cuore. Non rinnegherò mai di essere italiana, e mi procura dolore pensare a tutto ciò che non funziona e alle difficoltà che i miei connazionali devono superare ogni giorno. A chi mi chiede: ”Do you miss your country?” Rispondo così: ”Quando vado in Italia penso che sto per tornare a casa, ma quando sono in aeroporto e sul tabellone vedo la scritta Brisbane penso la stessa cosa “sto per tornare a casa”. Mi piace per il momento avere Casa Italia e Casa Australia che mi aspettano al ritorno dei miei viaggi. Però, se siete curiosi di saperne di più sulla mia vita all’estero questo è il mio contatto Instagram: layineloyang.

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe Scalese, Francesca SaiIros BarozziRosita CordascoFederico FolciaAlessio BadialiMarco ChiminiMark Masneri, Maria Giovanna Folci, Chiara TepsichGabriele Romano, Cristian Massa, Mattia Stragapede, Roberto Brambini e Serena Fiorillo, questa è la trentaduesima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Nelle prossime settimane continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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