2 Ottobre 2016

“Luinesi all’estero”: Roberto Brambini in Olanda nel team di ingegneri di “The Ocean Cleanup”

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Come ogni domenica, torniamo a raccontare le tante esperienze dei “Luinesi all’estero”: oggi siamo volati in Olanda, precisamente a Delft, dove abbiamo incontrato Roberto Brambini. La rubrica ci sta portando a conoscere tanti concittadini che si sono trasferiti in terra straniera, creando agli occhi dei tanti abitanti sul territorio una grande curiosità. Mai potevamo pensare che ci fossero così tante persone in giro per il mondo, disposte a raccontare vite, esperienze e speranze, dopo aver deciso di abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore. Roberto è a Delft lavora nella fondazione “The Ocean Cleanup” (ne avevamo già parlato qui), nel team di ingegneri che si occupa di sviluppare tecnologie avanzate, come sistemi di barriere galleggianti, per risolvere l’inquinamento da plastica degli oceani.

 

Raccontaci di te… Quando sei andato via dall’Italia? Dove vivi?

Vengo da quel bel paesino su in montagna di nome Garabiolo. Durante la triennale a Pavia ho vissuto nel collegio amaranto della città, il mitico Griziotti. In quegli anni, facendo amicizia con molti studenti internazionali, ho iniziato ad interessarmi all’estero. Mi affascinava l’idea di un’avventura fuori dall’Italia. Così dopo la laurea sono partito per fare la specialistica di due anni e la mia scelta è stata la Danimarca. Lì, ad Aalborg, dopo i primi due semestri, essendo possibile con l’università, ho optato di venire un anno qui in Olanda, a Delft, per fare lo stage e la tesi in una fondazione. Lo stage è stata un’esperienza straordinaria durante la quale ho anche preso parte ad una spedizione scientifica di un mese nell’oceano Pacifico. Conclusi gli studi sono rimasto nella fondazione, posto in cui attualmente lavoro come ingegnere.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

I motivi che mi hanno spinto sono stati diversi: principalmente avere maggiori opportunità nel mio futuro lavorativo, conoscere nuovi posti, nuove culture, nuove persone ed infine per migliorare l’inglese e mettermi in gioco.

Di cosa ti occupi?

In questa fondazione, The Ocean Cleanup, sono nel team di ingegneri che si occupa di sviluppare tecnologie avanzate, come sistemi di barriere galleggianti, per risolvere l’inquinamento da plastica degli oceani. Il mio lavoro, quindi, consiste principalmente in simulazioni al computer, test idrodinamici in importanti istituti di ricerca e prove di prototipi in mare.

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

Comincio in bici, pedalando per dieci minuti arrivo in sede. La giornata, solitamente, è composta da lavoro al computer e riunioni con il mio project manager e/o altri team. Possono invece capitare giornate in cui lavoro su navi in mezzo al mare del Nord o in istituti di ricerca in altre città olandesi.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

Come ingegnere praticamente non ho ancora avuto esperienze in Italia, solamente un breve periodo in un’azienda, ma da tesista durante la mia triennale.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrato nella società?

Mi trovo davvero bene, gli olandesi sono persone molto gentili e praticamente sono tutti capaci di parlare inglese. Delft, dove vivo, mi piace tantissimo. È una tipica cittadina olandese da girare in bici, è piena di vita, pubs e canali navigabili. Inoltre si trova in una posizione comoda, città più grandi come Rotterdam o l’Aia sono raggiungibili in pochi minuti di treno. Sicuramente per inserirsi del tutto nella società bisogna conoscere la lingua, ma non ho ancora iniziato a studiarla. Per ora, per integrarmi e per passione, sto praticando Judo e nuoto. Sono tutti olandesi, ed essendo io l’unico internazionale, si ricordano il mio nome ma io il loro ancora no…

Quali difficoltà hai riscontrato?

Difficoltà pensavo di riscontrarne nella burocrazia per fare i vari documenti, ma non ci sono stati problemi, anzi è stato facile e veloce. Addirittura dal comune mi arrivano lettere scritte in italiano.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovato lavorativamente parlando?

Ho vissuto più di un anno in Danimarca, lì l’università, come il mondo del lavoro, è strutturata in modo orizzontale: per esempio, professori e studenti sono sullo stesso piano, quasi colleghi. All’inizio, durante una lezione ho iniziato una domanda con “Scusi professore” e tutti si sono girati guardandomi strano, un mio amico seduto accanto mi ha detto: “Ma cosa dici?! Chiamalo per nome e basta”. Un’altra cosa che ammiro della società danese è che investono tanto nell’istruzione e nei giovani, infatti ogni studente danese se inizia l’università viene pagato mensilmente dallo stato per potersi mantenere, a patto che, lasci la casa dei suoi genitori. Spesso tra la triennale e la specialistica si prendono un anno di pausa, per lavorare o per viaggiare ma sempre con l’obiettivo di comprendere meglio i loro interessi per il futuro.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Mi mancano gli amici e la famiglia. In particolare il calcetto del sabato pomeriggio, le bevute e le pizzate tutti insieme. Poi ovviamente il lago, le camminate e le snowboardate in montagna. Però è fattibile dai, neanche due ore di volo e sono giù per il weekend volendo…

E invece, che progetti hai per il futuro?

Per il futuro vorrei continuare a fare esperienza all’estero e visitare altri stati nel mondo.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Si potrebbe essere.

Ci vuoi raccontare una storia o un aneddoto particolare che ti è accaduto in Olanda?

Un’esperienza particolare è stata recitare, come agente in borghese, in un paio di scene di un film olandese girato ad Amsterdam. Ma, per fortuna, non sarà nei cinema italiani! Un’altra cosa che non avevo mai pensato di poter fare qui in Olanda è surfare. D’estate è molto bello, ci sono spiagge grosse e ben attrezzate. Quando ho iniziato lo scorso novembre c’erano 4 gradi con un misto di pioggia, grandine e vento, non lo dimenticherò! Inoltre, quando c’è l’occasione, la mia passione come cantautore mi fa esibire nei vari localini della città.

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe Scalese, Francesca SaiIros BarozziRosita CordascoFederico FolciaAlessio BadialiMarco ChiminiMark Masneri, Maria Giovanna Folci, Chiara TepsichGabriele Romano, Cristian Massa e Mattia Stragapede questa è la trentesima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Nelle prossime settimane continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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