26 Settembre 2016

“Gli adulti, i bambini e le emozioni”: la parola alla dottoressa luinese Alessia Saccucci

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Attualmente quasi tutte le teorie psicologiche sono concordi nel ritenere le emozioni e la loro legittimazione di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’individuo. Proviamo a comprendere insieme qualcosa in più su questo interessante argomento e su come possiamo renderlo parte del nostro modo di educare.

(centopercentofitness.it)

(centopercentofitness.it)

“A proposito di emozioni”. Iniziamo col dire che riconoscere e comunicare le emozioni (soprattutto quelle dirompenti) per noi adulti ed ancor più per i bambini, non è possibile se non all’interno di una relazione. Con il termine relazione intendiamo un legame tra due o più individui (siano essi genitore e figlio, membri di una coppia, amici, ecc.). Per il bambino la relazione per eccellenza è quella che si viene a creare con le figure di attaccamento, che sono solitamente rappresentate, soprattutto nei primissimi anni di vita, da mamma e papà.

Le emozioni, infatti, non sono solo “interne”: hanno una forte valenza relazionale e spesso si risolvono/fermano quando l’altro, coinvolto nella relazione, riceve (e comprende) il messaggio. La capacità di esprimere un’emozione e di poterla quindi condividere con un altro, apre la strada alla capacità di modularne la forza e di non farsene spaventare. Dobbiamo tenere sempre a mente il fatto che le emozioni non sono perenni: hanno un inizio, uno svolgimento ed una fine, hanno diverse intensità e sfumature. Più riusciremo a stare vicino al bambino in questa capacità di differenziarle e viverle, più avremo probabilità di crescere un individuo sicuro di sé e della possibilità di venire ascoltato e compreso. Riconoscimento, comprensione, espressione e regolazione sono le componenti base della competenza emotiva, che riveste un ruolo fondamentale nella promozione di un sano sviluppo psicologico. Una distinzione da tener presente è poi quella tra competenza emotiva personale e quella relazionale: la prima riguarda la capacità si riconoscere, comprendere, esprimere e regolare le proprie emozioni, la seconda la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni altrui.

“I bambini hanno bisogno di specchiarsi negli occhi dell’adulto”. Per i bimbi gli aspetti non verbali della comunicazione contano ancor più che per noi. Mostrarci quindi genuinamente disponibili ed interessati ad ascoltarli ed a comprendere ciò che gli accade risulterà importantissimo per la loro crescita. Questo comportamento è qualcosa che ad alcune persone verrà più spontaneo, ad altri genitori servirà invece un po’ più di allenamento prima di sentirsi a proprio agio in questa modalità di comunicazione che richiede attenzione e sensibilità.
I bambini hanno bisogno di un altro cuore ed un’altra mente che li rispecchi: qualcuno che accolga, comprenda e condivida empaticamente i sentimenti che stanno provando e li aiuti a renderli semanticamente comprensibili.

“Ti voglio bene qualunque cosa tu mi dica”. Spesso abbiamo la tendenza (non solo con i bambini, ma anche rispetto a noi stessi) a sopprimere e nascondere le emozioni che consideriamo fastidiose: ci troviamo a dire al bambino “non devi essere triste” o “non devi arrabbiarti” ma queste frasi non fanno altro che farlo sentire poco accolto ed inadeguato; ricordiamoci che noi abbiamo una grossa influenza sul loro modo di percepirsi e potersi accettare per ciò che sono (e per ciò che provano). Più saremo noi stessi in grado di sentire e di non farci spaventare da questo tipo di emozioni (tristezza, rabbia, paura, ecc.) più riusciremo a fare questo lavoro con loro. Ad esempio invece di dire: “non devi essere triste”, potremmo dire: “mi spiace molto che tu sia triste, anche a me ogni tanto succede e immagino che non ti faccia stare bene, io sono qui con te, posso fare qualcosa per aiutarti?”. Può sembrare complicato, ma fare questo “esercizio” con loro servirà oltre che a formare adulti più sereni anche ad aumentare la nostra capacità di accettarci per ciò che siamo e proviamo, senza dover per forza escludere o nascondere una parte di noi. Ovviamente lo stesso discorso vale anche per le emozioni piacevoli (gioia, soddisfazione, ecc.) ma su queste solitamente abbiamo meno difficoltà di condivisione, anche se spesso anche in questo caso tendiamo a non sottolinearne l’importanza, mentre per il bambino è fondamentale leggere felicità negli occhi del genitore quando gli succede qualcosa di piacevole.

Non dobbiamo sottovalutare nulla, e dare la giusta importanza e dignità a tutto ciò che ci accade emotivamente.

In conclusione ecco alcuni consigli per iniziare ad affrontare in modo costruttivo questa importante componente di noi stessi con i nostri bambini:

1) PRESTARE ATTENZIONE ALLE EMOZIONI tanto quanto lo facciamo con gli altri aspetti più osservabili della crescita del bambino (come ad esempio lo sviluppo verbale o motorio).

2) LE EMOZIONI NON VANNO COLPEVOLIZZATE, tutte vanno accolte ed accettate: ciò che possiamo mettere in discussione è il modo, se inappropriato, di esprimerle (capricci, scenate, ecc.). Solitamente l’eventualità che questi atteggiamenti inappropriati avvengano, è inversamente proporzionale alla capacità del genitore di rispondere a queste emozioni (ad esempio la rabbia) anche in assenza di comportamenti sbagliati.

3) DARE UN NOME ALLE EMOZIONI, in quanto aiutarli a riconoscere e nominare ciò che gli accade internamente (distinguere ad esempio la tristezza dalla sensaz ione di avere fame) li aiuta a sviluppare una buona competenza emotiva ed una più corretta gestione delle emozioni;

4) ACCETTARE CHE POSSANO VIVERE EMOZIONI SPIACEVOLI: veder soffrire un figlio, anche per la più piccola delle cose, è una cosa dolorosa per ogni genitore. Questo è però l’unico modo in cui possiamo restituirgli un’immagine di loro stessi come capaci di sopravvivere anche alla tristezza.

5) UN PICCOLO ESERCIZIO: ritagliatevi il più spesso possibile (l’ideale sarebbe ogni giorno, prima della nanna) un momento in cui parlare senza fretta ai vostri bambini della giornata passata e rivolgetegli queste due domande:
– cosa ti ha reso più felice (o ti è piaciuto) oggi?
– cosa non ti è piaciuto (o ti ha fatto dispiacere) oggi?
Queste semplici domande vi daranno modo di: sentirvi più vicini e cogliere l’occasione per scambiarsi coccole; conoscere meglio i vostri figli e ciò che provano; verbalizzare le emozioni ed imparare a comunicare (capacità che se insegnata da piccoli resterà anche quando i figli diventeranno adolescenti e poi adulti).

Per una lettura interessante su questo argomento (ma non solo) vi consiglio un libro dal taglio molto concreto, scritto da Daniel J. Siegel e Tina Payne Bryson: “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino”, Raffaello Cortina Editore.

Psicologa, psicoterapeuta e consulente in sessuologia, la dottoressa Alessia Saccucci (clicca qui per consultare il sito) lavora come libera professionista a Luino, in provincia di Varese. Dopo aver conseguito la Laurea in Psicologia ad indirizzo Riabilitativo ha ottenuto la Laurea Specialistica in Psicologia, indirizzo Clinico-Dinamico, presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha in seguito concluso una formazione quadriennale in Psicoterapia Cognitivo-Costruttivista presso il Centro Terapia Cognitiva di Como, specializzandosi con il massimo dei voti e lode. Numerosi i corsi frequentati, maturando sia esperienza clinica che esperienza come educatrice.

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127