17 Luglio 2016

“Luinesi all’estero”: Rosita Cordasco career advisor alla “Eu Business School” di Barcelona

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Torna ancora, come ogni domenica, “Luinesi all’estero”, la rubrica che periodicamente sta raccontando vite, esperienze e speranze di tutti quei luinesi che hanno deciso di abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore.  Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferiti all’estero, alcuni anche in Usa o in Australia, con l’intenzione di lavorare oppure spinti dal seguire le proprie passioni. Per un’altra volta siamo “volati” in Spagna, dove abbiamo incontrato Rosita Cordasco, che vive da due anni a Barcelona, dove coordina il Career Service dell’Università, mettendo a contatto e orientando gli studenti di Bachelor e MBA verso il mondo del lavoro.

Raccontaci di te… Quando sei andata via dall’Italia? Dove vivi?

Nonostante all’eta di 19 anni abbia scelto di “lasciare l’Italia” per iniziare i miei studi universitari nella vicinissima Svizzera, per me il vero distacco è avvenuto anni prima quando, all’eta di 15 anni, avendo vinto una borsa di studio sponsorizzata dal mio liceo, trascorsi tre mesi e mezzo in Australia, a Cairns. Credo che in quel momento realizzai seriamente che non avrei vissuto ancora a lungo in Italia. Attualmente, da due anni vivo e lavoro a Barcelona.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Oltre ad una forte curiosità per come vivono gli altri ed una passione per le lingue che mi accompagna da sempre, una delle principali ragioni che mi ha spinto a fare esperienze all’estero credo sia stato il non vedere nel mio Paese il potenziale e l’apertura sufficiente affinché potessi crescere come persona e professionista nel modo in cui avrei voluto.

Di cosa ti occupi?

Lavoro in una Business School internazionale dove ricopro il ruolo di Career Advisor. Coordino il Career Service dell’Università, mettendo a contatto gli studenti di Bachelor e MBA con il mondo delle aziende e mi occupo di fornire loro counseling e orientamento affinché possano fare in maniera cosciente e preparata il loro primo passo nel mondo del lavoro. Prima di ricoprire questo ruolo, ho sempre lavorato in multinazionali nel dipartimento HR. Oltre al mio lavoro full time in Università, da circa un anno mi sto dedicando come libera professionista al mondo del coaching (life & professional coaching)- ambito al quale mi ero avvicinata già durante il mio master alla LSE in Gestione delle Risorse Umane e approfondito in seguito con una formazione conclusa qui a Barcellona presso l’Institut Gestalt.

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

In Università come con i miei clienti ho la grande fortuna di non avere mai una giornata uguale all’altra per il semplice fatto che lavoro con le persone, che sono il centro della mia professione. A scuola, tra le altre cose, oltre a seguire individualmente i ragazzi, progetto e gestisco dei seminari e delle ore di formazione, coordino l’organizzazione di eventi esterni e interni legati al mondo professionale e dell’educazione, e in quanto alla mia seconda attività, mi occupo di life & professional coaching con clienti internazionali.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenze hai riscontrato?

In Italia ho avuto qualche parentesi lavorativa, l’ultima delle quali conclusasi a Milano due anni fa, proprio quando ricevetti una telefonata dagli uffici di Desigual qui a Barcellona. Sinceramente ho sempre avuto la fortuna di lavorare in ambienti piacevoli e con persone intelligenti, fattori credo decisivi in qualsiasi ambito lavorativo, nonostante sia cosciente del fatto che il panorama italiano della precarietà a livello contrattuale, anche per chi ha qualifiche ed esperienza, è scoraggiante al punto da rappresentare per molti il motivo principale a lasciare “mammà”.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrata nella società?

Azzarderei dire che è praticamente impossibile per un italiano non integrarsi in Spagna; questa domanda forse si dovrebbe girare ai catalani, chiedendo a loro cosa pensano di noi. Siamo la comunità straniera più numerosa a Barcellona.

Quali difficoltà hai riscontrato?

Io sono arrivata due anni fa proprio quando la questione dell’indipendenza della Catalunya era il tema caldo. Una delle più grandi figuracce che ho fatto ad una cena con amici (tutti catalani) appena arrivata, è stato un brindisi con un ingenuo “Viva España!” Mi hanno guardato malissimo. Scherzi a parte, pensavo di trovare nella lingua catalana un ostacolo all’integrazione, ma Barcellona è assolutamente bilingue e con il castellano vai ovunque.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovata lavorativamente parlando?

Dopo l’Australia, la Svizzera e l’Inghilterra dove mi sono formata, la mia carriera è iniziata a Parigi e, dopo una breve esperienza di volontariato in Kenya, sono tornata a lavorare in Italia e in Svizzera per poi venire qui a Barcellona. Tutte esperienze per me molto formative.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

La mia famiglia, gli amici (quelli rimasti) e una buona pizza, tutto rimediabile con un’ora e un quarto di volo…

E invece, che progetti hai per il futuro?

Continuare a crescere professionalmente a livello internazionale come coach aziendale e personale.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Mai dire mai. Credo però che il mondo sia grande abbastanza per offrirmi ancora mete interessanti.

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe ScaleseFrancesca Sai e Iros Barozzi questa è la ventesima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Nelle prossime settimane continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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