3 Luglio 2016

“Luinesi all’estero”, a Berlino Francesca Sai è illustratrice e lavora a diversi progetti editoriali

Tempo medio di lettura: 6 minuti

Torna dopo poco più di un mese di assenza, e per diciottesima volta, “Luinesi all’estero”, la rubrica che periodicamente sta raccontando vite, esperienze e speranze di tutti quei luinesi che hanno deciso di abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore. Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferiti all’estero, alcuni anche in Usa o in Australia, con l’intenzione di lavorare oppure spinti dal seguire le proprie passioni. Oggi siamo andati a trovare Francesca Sai che vive a Berlino dal 2009, torna spesso in Italia, e si occupa di illustrazione, specialmente per quanto riguarda diversi progetti editoriali. 

"Luinesi all'estero", a Berlino Francesca Sai è illustratrice e lavora a diversi progetti editoriali - "Come lo studio vede me"

“Luinesi all’estero”, a Berlino Francesca Sai è illustratrice e lavora a diversi progetti editoriali – “Come lo studio vede me”

Raccontaci di te… Quando sei andata via dall’Italia? Dove vivi?

Vivo a Berlino dal settembre 2009, anche se a dir la verità sono sempre rimasta con un piede in Italia e torno molto spesso.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Voglia di scoperta, curiosità, necessità di fare nuove esperienze ed allargare i miei orizzonti. Durante il mio secondo anno di specialistica all’università ho deciso di candidarmi per il bando per la borsa Erasmus Placement, quella per poter effettuare un tirocinio all’estero. Non sapevo dove volevo andare, né esattamente cosa fare, sapevo solo che era ora di partire e così ho iniziato a mandare curriculum un po’ ovunque in Europa, per posizioni che potessero essere interessanti per me. Devo dire che all’epoca non ero così intraprendente come potrei essere oggi, quindi mi affidavo quasi esclusivamente a contatti che mi venivano passati dai miei compagni di università. Uno di questi ha accettato la mia domanda e nel giro di qualche mese sono partita per Berlino, con la prospettiva di rimanerci 3 mesi e mezzo, il tempo minimo per poter ricevere la borsa. Ero completamente da sola, come già mi era successo quando mi ero trasferita nella città in cui ho studiato per 5 anni, Bologna, solo che questa volta non avevo alcun tipo di aspettativa sulla città che mi avrebbe accolta, e soprattutto sarei andata in un posto con una lingua diversa e mi sentivo come se avessi qualcosa da perdere. In aeroporto ero in lacrime pensando di aver fatto una cavolata a lasciare tutto quello che avevo costruito negli anni di università. Invece da Berlino non me ne sono più andata e ora di “Heimaten”, ovvero di posti in cui ci si sente a “casa”, ne ho tre. Forse la domanda per me è che cosa mi ha portata a rimanerci, a Berlino: la città è effervescente, giovane, vitale e l’offerta culturale è così ampia che è difficile rimanere al passo. Tutto è da scoprire e, anche se la gentrificazione selvaggia sta rallentando molto questo impulso vitale, è una città che ha ancora molto da offrire.

Di cosa ti occupi?

Di illustrazione, ovvero disegno. Mi occupo di progetti editoriali, creo libri illustrati, materiali didattici per scuole, immagini per decorare oggetti o pareti. Inoltre organizzo workshop artistici per adulti e bambini.

"Luinesi all'estero", a Berlino Francesca Sai è illustratrice e lavora a diversi progetti editoriali - "Il mio amato caos"

“Luinesi all’estero”, a Berlino Francesca Sai è illustratrice e lavora a diversi progetti editoriali – “Il mio amato caos”

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

Nei modi più disparati, dipende dai progetti che seguo. Per la maggior parte del tempo comunque sono alla scrivania a lavorare su fogli e tele, progetto e disegno. Quando arrivo a dei buoni risultati scansiono ed elaboro, preparo presentazioni, tengo i contatti con i vari collaboratori ed aggiorno le varie pagine online e siti che uso come vetrina per il mio lavoro. E’ un lavoro fatto anche di collaborazioni, per cui spesso i miei progetti e le mie esposizioni sono fatte insieme ad altri artisti. Tra gli eventi a cui ho partecipato esponendo i miei lavori ci sono il “Berlin Graphic Days” o il “Comic Invasion”, ho collaborato a lungo con una scuola-centro culturale italiana a Berlino, la Melograna, ho avviato un progetto di decorazione su parete con un’amica ed una serie di workshop con un’altra. Da qualche mese poi ho affittato uno spazio in un coworking, dove mi trovo a lavorare con altri illustratori e l’ambiente è molto stimolante. Prima ancora lavoravo a casa oppure al bar (qui è comune avere dei bar predisposti al lavoro per cui tu puoi stare ore al tavolo con altre persone tutte intente a lavorare sorseggiando un caffè). Per un brevissimo periodo ho condiviso un atelier con un’amica artista, era un posto bellissimo un po’ fuori città sul fiume, una vecchia ed enorme stazione radio della DDR con corridoi immensi ed un arredamento risalente ancora all’epoca della dittatura comunista, veramente suggestiva ed anche un po’ inquietante…

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenze hai riscontrato?

Questa è una domanda un po’ difficile perché io lavoro ancora molto in Italia, ho contatti con scuole, associazioni e case editrici italiane. Diciamo che a livello di contatti con professionisti sono più o meno uguali, anzi, forse nel mio settore l’Italia vince, perché c’è un mercato sempre più fiorente e di altissima qualità (basti pensare che una delle fiere più importanti al mondo è quella di Bologna). La differenza credo che stia a livello di pubblico: il pubblico tedesco è più abituato a considerare l’arte come un lavoro e a prenderti sul serio, c’è moltissima affluenza agli eventi ed alle mostre d’arte e la gente è genuinamente curiosa e compra le tue cose perché le ritiene di qualità. Inoltre hanno spesso un gusto più maturo, da quello che posso notare. In Italia invece chi non è del settore a volte ha la tendenza a credere che il tuo sia un hobby e che chiedendoti di fare un lavoro ti stia facendo un favore. Ripeto, oltre ad essere questa una generalizzazione, è soprattutto una cosa che riguarda in linea di massima il pubblico e non chi già lavora nell’ambito dell’illustrazione. Ma proprio grazie a questa fioritura del settore, anche il pubblico sta imparando a dare valore al lavoro artistico, quindi sono molto ottimista per il futuro.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrata nella società?

Berlino è un posto un po’ a sé stante, una città multiculturale abituata ad avere persone di ogni genere e provenienza, quindi sì mi sono integrata a Berlino, ma non so se mi sono integrata in Germania.

Quali difficoltà hai riscontrato?

Ovviamente la lingua, quando ti sembra di averla imparata e inizi a sfoggiarla con amici e conoscenti ecco che ti si presenta davanti un altro livello difficilissimo e ti sembra di essere di nuovo punto e a capo. C’è di buono che a Berlino anche la nonnina della porta accanto parla inglese e quindi te la cavi quasi sempre. In più con il mio tedeschissimo ragazzo ho sviluppato una lingua mista, con inflessioni e parole da ben tre lingue e ormai ci capiamo quasi perfettamente, anche se ancora abbiamo problemi con alcune risposte, per esempio “mmm mmm” che in tedesco ed in italiano usiamo in modi completamente opposti e non c’è modo di organizzarsi perché è una risposta troppo istintiva. Questo crea una serie di divertenti incomprensioni e qualche litigata. Ci sono giorni che arrivo a sera e penso “oggi non ho detto neanche una parola in italiano” (nonostante la mia cerchia di amici italiani sia piuttosto ampia) e questo fa un po’ strano oltre al fatto che sì, succede, dopo un po’ inizi a dimenticarti anche la tua lingua madre. Poi ci sono alcune difficoltà di interazione con i tedeschi che hanno la tendenza ad essere più diretti rispetto a noi, cosa che può sembrare rasente alla maleducazione per noi italiani, ma di solito basta un sorriso ed una battuta per farli sciogliere.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovata lavorativamente parlando?

Per ora mi sono fermata a questi due. Quando fai il primo passo ed esci dall’Italia una prima volta, ti scontri con le problematiche che un espatriato vive ogni giorno e scopri che ce la puoi fare. Allora ti viene voglia poi di non fermarti al primo step, di andare avanti e provare altri posti e altri paesi. Anche se ancora non ci sono riuscita, di tanto in tanto mi metto alla ricerca di possibilità di lavoro temporaneo in altri paesi, tirocinii o residence artistici o anche solo una scusa per trascorrere un periodo alla scoperta di posti nuovi per mantenere alta l’ispirazione.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Non molto perché come dicevo torno spessissimo. Mi mancano poi cose scontatissime, come un clima non tanto più caldo quanto meno variabile (la variabilità del meteo mi fa impazzire) e l’aperitivo come si deve…

E invece, che progetti hai per il futuro?

Pubblicare qualche libro da me illustrato. Tra l’altro è un progetto che si sta realizzando…

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Non è da escludere. Anche perché so che la mia leggerezza nel vivere in un altro paese è data anche dal fatto che mi sposto molto spesso. Solo che so già che se dovessi tornare a vivere in Italia, Berlino mi mancherebbe da morire.

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel Andreetti e Giuseppe Scalese questa è la diciottesima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Nelle prossime settimane continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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