24 Aprile 2016

Luino: “Qual è l’ambito primario della politica turistica?”

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Un’altra lettera, questa volta firmata da Diego Intraina, è arrivata in redazione e vuole ancora una volta analizzare la situazione turistica del paese lacustre. Questo interesse suscitato nei cittadini della zona potrebbe portare non solo ad un’ampia riflessione, con spunti critici differenti, ma anche alla propositività, con alcune idee che potrebbero essere, almeno in parte, prese in considerazione da parte dell’amministrazione. Ecco il testo che pubblichiamo.

Un panorama di Luino (Foto © Giancarlo Onnis)

Un panorama di Luino (Foto © Giancarlo Onnis)

Luino: “Qual è l’ambito primario della politica turistica?”. “Ho potuto leggere l’interessante commento critico fatto da Mauro Beltramin sulla politica turistica luinese che, suggestivamente, non si può fare altro che condividere per la passione e la generosa disponibilità espressa che non mi lascerei sfuggire se fossi un Amministratore.

Leggendolo però con un diverso e razionale occhio critico ci obbliga a rispondere a delle domande: si può parlare di condizione turistica senza pensare al fenomeno principale dei residenti? Attenzione, dietro a questa interrogazione, che sembra banale e superflua, si potrebbero nascondere delle realtà sensibili che andrebbero a ribaltare molti degli attuali paradigmi economici, e uno di questi è quello dell’ospitalità. La “crisi” dell’alberghiero è sotto gli occhi di tutti ed è oggettivamente riscontrabile (ndr, quelle che non sono oggettivabili sono le nuove potenziali forme di domanda legate ad offerte come quelle del bed & breakfast, oppure la tendenza crescente degli scambi d’ospitalità). Potrebbero queste puntuali considerazioni farci guardare la realtà con nuovi occhiali? Se queste parole hanno qualcosa di vero, allora, andrebbe rivisitata tutta la filosofia e i principi che formano e risolvono i problemi della domanda e dell’offerta turistica.

Concentrarsi solamente su contenuti estetici, tanto cari alle Amministrazioni Comunali, per evidenti ragioni di consenso politico e altro, senza pensare che questi devono necessariamente essere conservati e ingentiliti dagli abitanti che custodiscono il loro genius loci, risulterebbe una logica strategica non più sostenibile. È da questo meccanismo di conservazione/produzione che sembra sia indispensabile iniziare una riflessione seria: volontà di voler iniziare a capire quali sono i virtuosi comportamenti politici che possono aiutare a rinverdire questa auto-produzione di senso dei luoghi; capire come si può (ri)organizzare quel causale humus che mette in relazione i desideri altrui con le opportunità offerte da un quotidiano attivo e creativo. Pertanto è solo partendo dalla consapevolezza dell’importanza di tale processo dinamico, della creatività quotidiana, che potremo continuare a rappresentare ed esaltare i nostri paesaggi, attraverso per l’appunto quello sguardo fenomenico costruito da sempre dai pensieri collettivi legati all’esperienza del quotidiano: centri storici vissuti, antropizzati ambienti naturali, custodia dei luoghi della memoria… e non per ultimo da (re)interpretazioni espressive culinarie.

Ben vengano allora incontri, chiamateli come volete culturali, politici, sindacali dove si vogliono approfondire questi dinamiche sociali; lascio invece a voi quegli incontri dove ognuno crede di risolvere la problematica turistica ricercandola nei soli e soliti e per lo più omologati investimenti estetici: basta con gli stilisti architetti, partiamo dalla volontà di voler condividere preziosi momenti di relazione di comunità, perché questa sarà (e lo è sempre stata) la vera forza rigenerante e sana delle politiche turistiche”.

Si chiude così la lettera firmata da Diego Intraina.

Per approfondire: 

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