17 Aprile 2016

“Luinesi all’estero”: Emanuele Marano a Colonia, per Toyota Motorsport GmbH, progetta il prototipo per la 24h di Le Mans

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Torna per la dodicesima volta l’appuntamento con “Luinesi all’estero”, la rubrica che periodicamente sta raccontando vite, esperienze e speranze di tutti quei luinesi che hanno deciso di abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore. Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferiti all’estero, alcuni anche in Usa o in Australia, con l’intenzione di lavorare oppure spinti dal seguire le proprie passioni. A raccontarci la sua vita, oggi, è stato Emanuele Marano che vive a Colonia, in Germania, e lavora come Composite Design Engineer nel team Toyota Motorsport GmbH: insieme ai colleghi progetta, sviluppa e produce il prototipo per la 24h di Le Mans.

"Luinesi all'estero": Emanuele Marano a Colonia, per Toyota Motorsport GmbH, progetta il prototipo per la 24h di Le Mans

Raccontaci di te… Quando sei andato via dall’Italia? Dove vivi?

È ormai da luglio 2010 che “girovago” per l’Europa. Due settimane prima di discutere la tesi di laurea magistrale, sono partito per un periodo di prova in un’azienda inglese con base in Spagna, e da allora ho sempre vissuto all’estero. Attualmente vivo a Colonia, in Germania dove mi sono trasferito circa 5 mesi fa.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Devo ammettere che non è stata una scelta completamente pianificata, ma col senno di poi, sono davvero contento dell’opportunità che mi è capitata. Fin da piccolo, stimolato dai miei genitori e dall’ambiente in cui sono cresciuto, sono stato appassionato di competizione sportive e di tutto ciò che le circonda. Crescendo, mi sono purtroppo reso conto di non avere particolari doti fisiche per fare dello sport il mio lavoro, almeno non a livello agonistico, ma ho sempre sperato di poter contribuire in altro modo a qualche progetto di alto livello. Durante gli anni universitari mi sono appassionato alla vela e ho scelto di specializzarmi in ingegneria dei materiali, più precisamente in materiali compositi. Inizialmente il mio obiettivo era di riuscire ad entrare in un consorzio di Coppa America, e quando, grazie ad un curriculum lasciato ad una fiera di settore, una delle più grosse aziende produttrici di alberi e sartiame con base a Valencia, mi offri un periodo di prova, la scelta di lasciare l’Italia fu inevitabile. Sfortunatamente, o per fortuna, dovrei dire considerando dove sto attualmente, mi assegnarono all’unico dipartimento dell’azienda che non si occupava di nautica e dopo poco mi ritrovai a lavorare a progetti legati al mondo del motorsport e F1, settore in cui attualmente lavoro.

Di cosa ti occupi?

Da qualche anno lavoro come Composite Design Engineer, che detto “all’italiana” significa progettista di componenti in materiale composito, principalmente fibra di carbonio, che per intenderci è il materiale con cui sono prodotti la maggior parte delle attrezzature sportive di alto livello, oltre che parti di aeroplani (Boieng 787 e A380 per esempio) e super-car (Ferrari, Lamborghini & Co). Inizialmente ho lavorato come ingegnere R&D e progettista per fornitori di squadre sportive, aziende automobilistiche e militari, dove producevamo per conto terzi componenti di vario genere per clienti del settore. Un’esperienza davvero bella, in cui ho avuto la possibilità di crescere e imparare molto a livello produttivo e di lavorare con diversi clienti soprattutto nell’ambiente F1 e motorsport in generale. Da novembre 2015, sono finalmente riuscito ad entrare a fare parte di un team, e attualmente lavoro per Toyota Motorsport GmbH, il reparto corse Toyota in Germania, dove progettiamo, sviluppiamo e produciamo il prototipo per la 24h di Le Mans (esclusi motore e sistema ibrido che sono prodotti in Giappone).

"Luinesi all'estero": Emanuele Marano a Colonia, per Toyota Motorsport GmbH, progetta il prototipo per la 24h di Le Mans

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

All’interno dell’ufficio tecnico, che si occupa della progettazione del telaio e di tutti i sistemi connessi (trasmissione, sospensioni, integrazione ed idraulica), il mio dipartimento, di cui fanno parte una decina di persone (e ben 4 italiani), si occupa di progettare e produrre tutte, o quasi, le parti in composito (carrozzeria, scocca e molti altri elementi secondari). Il mio lavoro consiste principalmente nella progettazione 3D al CAD, ingegnerizzazione e messa in tavola di componenti meccanici, per i quali partiamo dalle superficie sviluppate dagli ingegneri aerodinamici e verificate in galleria del vento. Quando lavoriamo con componenti critici, ci appoggiamo inoltre agli ingegneri strutturisti per verificare le geometrie a le scelte di materiali prima dell’inizio della produzione. Nella mia posizione non sono richiesti molti spostamenti, ma la possibilità di interagire direttamente con meccanici e ingegneri di pista, rende il lavoro molto interessante ed arrivare in ufficio il lunedì mattina aspettando i feedback dalla pista rende l’inizio della settimana decisamente molto meno pesante. Di certo non è un lavoro da 8 ore canoniche, e spesso ci viene richiesto di lavorare a lungo ed occasionalmente nei fine settimana, ma quando fai della tua passione il tuo lavoro, tutto risulta molto meno pesante, soprattutto perché i tuoi colleghi condividono le stesse motivazioni e l’ambiente è davvero stimolante.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

L’unica esperienza lavorativa italiana, l’ho fatta presso Alenia Aermacchi, dove ho svolto il tirocinio relativo al mio progetto di tesi. L’azienda è sicuramente un fiore all’occhiello dell’industria nazionale e rinomata a livello mondiale nel settore, ma devo ammettere che alcune dinamiche e tempistiche che ho avuto modo di incontrare, non mi hanno impressionato positivamente, soprattutto agli occhi di un giovane e speranzoso quasi-laureato con tanta voglia di crescere. Sono sicuro che probabilmente molto era legato al mio specifico progetto, ma non nego che, confrontato con altre realtà estere dove mi è stata subito data molta più responsabilità e fiducia, la differenza è notevole.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrato nella società?

In Germania mi trovo davvero bene. Colonia è una città multiculturale, aperta e piena di opportunità, che, come Berlino, si differenzia un po’ dalla classica città tedesca, e seppur con circa un milione di abitanti, non risulta per niente caotica e decisamente a misura d’uomo. A Colonia ci sono molte comunità straniere e la seconda, dopo quella turca, è proprio quella italiana. Questo sta rendendo un po’ più difficile il mio processo d’integrazione, in quanto sia al lavoro che nel tempo libero, mi ritrovo spesso a frequentare italiani. Anche l’apprendimento del tedesco e di conseguenza l’integrazione con gruppi locali non è ancora ottima, ma la voglia di conoscere è tanta e le persone sono molto disponibili, per cui mi impegnerò a tal proposito.

Quali difficoltà hai riscontrato?

Le difficoltà maggiori sono state finora legate a contratti e pratiche dove il tedesco risulta indispensabile. Fortunatamente in Germania gran parte della popolazione parla un ottimo inglese, anche se molti esordiscono sempre con un “Just a little bit…”. Quando però si tratta di cercare casa o firmare contratti per forniture varie, il tedesco la fa da padrone e ho ormai perso il conto delle birre offerte a colleghi ed amici in cambio di aiuti.

"Luinesi all'estero": Emanuele Marano a Colonia, per Toyota Motorsport GmbH, progetta il prototipo per la 24h di Le Mans

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovato lavorativamente parlando?

Prima della Germania, ho vissuto tre anni e mezzo in Inghilterra, di cui un e mezzo a Oxford e 2 a Chichester, paesino lungo la costa sud tra Brighton e Portsmouth. E prima ancora due bellissimi anni a Valencia, in Spagna. Lavorativamente sono state due esperienze molto diverse, anche se ho sempre lavorato per aziende inglesi. Devo ammettere che il sistema inglese, soprattutto per l’organizzazione, la serietà e la flessibilità sul lavoro mi è piaciuto davvero molto. I giovani vengono valorizzati molto di più e il terrore di perde il lavoro o del precariato non condiziona così tanto la vita di tutti i giorni. In Spagna la situazione era molto più simile a quella italiana, ma gli spagnoli sono fantastici e riescono a sorridere in ogni situazione.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Oltre a famiglia ed amici, le cose che mi mancano di più sono le montagne, il lago ed i biscotti. Apparentemente in questo mondo globalizzato, nessuno al di fuori dei confini nazionali si è reso conto della bontà di iniziare la giornata con dei “Pan di Stelle” o degli “Abbracci”… quindi, per chi volesse venire a visitarmi, vi raccomando di lasciar posto in valigia per un pacchetto degli amati biscotti italiani.

E invece, che progetti hai per il futuro?

Per i prossimi tre anni rimarrò sicuramente in Germania, in quanto il progetto Toyota per Le Mans ha budget già confermato fino a fine 2018, poi si vedrà, ma spero davvero di togliermi qualche soddisfazione, anche sportiva da queste parti.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

La voglia, il sogno e la speranza di proseguire la carriera in Italia ci sono sempre, anche perché, senza fare nomi, ci sono alcune realtà italiane in cui mi farebbe molto piacere lavorare. Però le condizioni e le opportunità che si trovano all’estero sono spesso incomparabili, per cui vedremo…

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana Sala e Giorgia Parodi questa è l’undicesima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Nelle prossime settimane continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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