27 Marzo 2016

“Luinesi all’estero”: Patrizia Dellea in Inghilterra è docente di Italiano e Francese al “Malvern College”

Tempo medio di lettura: 6 minuti

Anche il giorno di Pasqua torna “Luinesi all’estero”, la rubrica che periodicamente sta raccontando vite, esperienze e speranze di tutti quei luinesi che hanno deciso di abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore. Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferitI all’estero, alcuni anche in Usa o in Australia, con l’intenzione di lavorare oppure spinti dal seguire le proprie passioni. Oggi la nostra protagonista è stata Patrizia Dellea, professoressa di Italiano e Francese al “Malvern Collage”, una independent boarding school che si trova nella campagna inglese vicino al Galles, dove vivono e studiano ragazzi di tutto il mondo tra i 13 e i 18 anni. Ecco l’intervista.

“Luinesi all’estero”: Patrizia Dellea in Inghilterra è docente di Italiano e Francese al "Malvern College"

“Luinesi all’estero”: Patrizia Dellea in Inghilterra è docente di Italiano e Francese al “Malvern College”

Raccontaci di te… Quando sei andata via dall’Italia? Dove vivi?

Tra me e l’Italia è stato un “tira e molla” cominciato con il mio Erasmus a Parigi nel 2008 e finito nel 2012. In quei quattro anni ho studiato e svolto stage tra Italia e Francia. Dopo la doppia laurea in Letteratura Comparata ottenuta presso le Università di Bologna e di Strasburgo, ho fatto uno stage di sei mesi presso il quotidiano francese “Le Monde”. A marzo 2013 ho deciso di raggiungere il mio ragazzo in Inghilterra, dove vivo da 3 anni e dove insegno Italiano e Francese. Ho vissuto a Londra per qualche mese, a Oxford per due anni, e ora abito in un piccolo paese che si chiama Great Malvern.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Inizialmente è stata la voglia di prolungare la bellissima esperienza che per me è stato l’anno di Erasmus in Francia. Mi è piaciuto conoscere una città viva e ricchissima come Parigi, ho adorato imparare ad esprimermi in una lingua straniera e stringere amicizie con giovani da tutto il mondo. Ho pensato varie volte di tornare in Italia, ma non c’è mai stata l’occasione e le storie dei miei amici che hanno cercato lavoro da neo-laureati non erano (e non sono) molto incoraggianti. Come ho già accennato, mi sono trasferita in Inghilterra inizialmente per avvicinarmi al mio ragazzo che vive a Oxford, senza una particolare idea di carriera in mente, ma ho poi trovato la mia strada, decidendo di iscrivermi a un corso che si chiama PGCE (Post-Graduate Certificate in Education), un corso universitario che abilita all’insegnamento nelle scuole secondarie inglesi.

Di cosa ti occupi?

Qui in Inghilterra insegno Italiano e Francese a Malvern College, una independent boarding school (così si chiamano i collegi privati) che si trova nella campagna inglese vicino al Galles, dove vivono e studiano ragazzi di tutto il mondo tra i 13 e i 18 anni. Il parallelismo più immediato che mi viene in mente per spiegare dove lavoro è Hogwarts, la scuola di magia di Harry Potter. Nella mia scuola i professori non insegnano pozioni, ma in certe occasioni speciali devono indossare un mantello nero (chiamato gown), e l’edificio principale è un castello immerso nel verde. La mia scuola offre l’IB (international baccalaureate) un diploma riconosciuto in tutto il mondo e offerto anche in scuole internazionali italiane. Io sono insegnante di Francese, la principale lingua straniera insegnata in Inghilterra, ma ho la fortuna di poter insegnare anche Lingua e Letteratura Italiana, sia agli stranieri che ai ragazzi italiani che studiano qui.

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

Lo stile di insegnamento in Inghilterra è molto più dinamico rispetto a quello italiano. La lezione frontale con il professore seduto alla cattedra non esiste e quindi la tipica ora di lezione si basa su una serie di attività che gli studenti completano con la guida dell’insegnante. Oltre a insegnare 20 ore a settimana, a preparare le lezioni e correggere compiti, in certi momenti dell’anno devo compilare dei report, incontrare i genitori e gestire pratiche amministrative legate agli esami finali. La particolarità di una boarding school riguarda gli studenti che vivono lontani dalle loro famiglie. Il primo anno ogni studente viene assegnato a una casa con altri sessanta ragazzi o ragazze e ogni professore svolge il ruolo di tutor in una di queste case (nella mia scuola sono 11). La relazione con gli studenti durante le ore di lezione è molto diversa da quella che si instaura nella casa, durante i pasti o nei momenti di ricreazione. Io abito a 5 minuti a piedi dalla scuola, il che mi permette di vivere la vita della scuola, fatta di spettacoli teatrali, concerti, partite di cricket e rugby (niente Quidditch purtroppo).

Il “Malvern College”

Il “Malvern College”

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

Non ho mai lavorato in Italia e, a parte qualche candidatura inviata mentre ancora studiavo, e alla quale non ho mai ricevuto risposta, non ho mai cercato lavoro seriamente. Per quanto riguarda l’insegnamento nelle scuole, posso dire che non lo avevo mai preso in considerazione durante i miei studi a causa della complicata e poco incoraggiante situazione italiana per diventare insegnante di ruolo (classi di concorso, TFA, seconda fascia: inutile cercare di capire). In Inghilterra dopo un master universitario di un anno, durante il quale si passano i due terzi del tempo nelle scuole a fare pratica di insegnamento, e un terzo all’Università a studiare teorie dell’educazione, si è docenti abilitati. Per certe materie, tra cui lingue e matematica, il governo inglese assegna borse di studio fino a 25000 sterline per incoraggiare i giovani a scegliere la carriera dell’insegnamento. Inoltre ogni scuola (sia statale che privata) è libera di selezionare e assumere il proprio personale, quindi non resta che inviare le candidature e aspettare di essere chiamati al colloquio. Tutto molto più semplice che in Italia.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrata nella società?

Vivere in Inghilterra mi piace molto. Ho un debole per i tradizionali pub Inglesi con il camino acceso, e per il verde brillante dei prati durante i mesi estivi. Il prezzo da pagare sono ovviamente le lunghe e innumerevoli giornate di pioggia, il grigiore dei mesi invernali, e la frutta e la verdura prive di sapore. A scuola ho stretto amicizia con i miei colleghi, sia inglesi che stranieri. Avendo vissuto in altre città inglesi ho un buon numero di amici sparsi per l’Inghilterra, soprattutto a Oxford dove ho fatto il mio tirocinio. Sento di essermi integrata nella società inglese, pur rimanendo italiana e pur cercando spesso la compagnia di altri italiani.

Quali difficoltà hai riscontrato?

La prima difficoltà quando si arriva in un Paese straniero è sempre la lingua perché un livello scolastico non è sufficiente per svolgere tutta la burocrazia iniziale. Il primo mese è sicuramente stato il più duro: dover aprire il conto in banca, spiegare che non hai ancora un contratto di affitto perché sei ospite da un amico, fare la coda al “job centre”: per ottenere il “national insurance number” (equivalente del codice fiscale). Nelle prime settimane da straniera a Londra, mi sono ritrovata gomito a gomito con spagnoli, portoghesi e italiani, a distribuire cv in bar e negozi di Londra pur di trovare un lavoro qualunque per mantenermi. Era triste vedere tanti giovani laureati in “cerca di fortuna” nella capitale inglese. Poi con il tempo ogni cosa trova il suo posto: ho fatto un paio di lavori che non mi sono piaciuti, ma mi hanno aiutato a pagare l’affitto e a stringere belle amicizie, e ora sono felice di aver trovato il percorso giusto per me.

Il “Malvern College”

Il “Malvern College”

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovata lavorativamente parlando?

Ho svolto due stage in Francia, entrambi in comunicazione web ed entrambi pagati intorno ai 450 euro al mese. Il primo subito dopo la laurea triennale, il secondo dopo la laurea magistrale per il quotidiano “Le Monde”. In nessuno dei due casi mi è stato offerto un contratto alla fine dello stage, ma non credo avrei faticato molto a trovare un lavoro nell’ambito della comunicazione in Francia. Moltissimi miei amici italiani vivono e lavorano a Parigi, hanno meno di 30 anni e hanno ottenuto il loro primo contratto a tempo indeterminato senza problemi.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Mi manca poter prendere un treno per raggiungere i miei amici e la mia famiglia. Mi mancano piccoli gesti quotidiani come bere il caffè al bancone del bar o mangiare un trancio di pizza su una panchina al sole. In Italia abbiamo città bellissime che offrono uno stile di vita invidiabile, penso a una città come Bologna dove ho vissuto per un anno e che ho adorato. Di Luino mi mancano soprattutto le passeggiate sul lago. Devo dire che cerco di restare in contatto il più possibile con la nostra cultura pop: insegno italiano usando le canzoni di Mina, ma anche dei Lunapop (“vorrei” è perfetta per insegnare il condizionale) e di Fedez (che i miei studenti inglesi adorano).

E, invece, che progetti hai per il futuro?

Per ora rimango in Inghilterra, a settembre inizierò a lavorare in una nuova scuola dove sarò la responsabile dell’insegnamento dell’Italiano. Avrò l’opportunità di creare il corso di letteratura italiana per i miei studenti, scegliendo le opere che riterrò più adatte, e cercherò di promuovere lo studio dell’italiano tra gli stranieri: un sogno. L’Inghilterra mi sta offrendo una rapida crescita professionale in ottime scuole, uno stipendio che in Italia non avrei forse mai ottenuto e 18 settimane di vacanza all’anno. Poi si vedrà, non escludo di trasferirmi in un altro Paese tra qualche anno.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Mi piacerebbe molto ritornare se trovassi l’occasione giusta, infatti tengo sempre sott’occhio le scuole internazionali che offrono l’IB in Italia. Ma per ora non ho fretta e non sono sicura che succederà.

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano Amadei e Antonio Buccinnàquesta è la nona testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Nelle prossime settimane continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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