6 Settembre 2015

“Psiche, media e social network”: Le notizie di cronaca nera come incidono a livello psicologico nell’interesse delle persone?

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Inizia oggi un interessante viaggio nel mondo della psicologia, che andrà a spiegare, grazie alle risposte della psicologa e psicoterapeuta, dottoressa Alessia Saccucci, alcune dinamiche riguardanti la psiche umana in riferimento a quello che accade nel mondo, all’uso dei Social Network e, soprattutto, alla loro reazione/interazione. Grazie a Facebook, o Twitter, infatti, l’utente può interagire esprimendo la propria opinione su qualsivoglia notizia venga pubblicata. Prima questo non avveniva ed i commenti erano rivolti alla televisione. Spesso, oggi, le risposte ai commenti sui social dimostrano, invece, quanto l’odio, l’intolleranza, la mancanza di rispetto, l’essere “leoni da tastiera”, stiano modificando completamente il modo di relazionarsi virtualmente agli altri, soprattutto agli sconosciuti.

La dottoressa, psicologa e psicoterapeuta, Alessia Saccucci

La dottoressa, psicologa e psicoterapeuta, Alessia Saccucci

I Social Media possono rappresentare nuove opportunità in molti settori, bisogna però essere consapevoli che sono anche in grado di creare nuovi problemi e comportamenti disfunzionali. Spesso le risposte fornite vanno più a sottolineare eventuali punti critici e fonte di possibile malessere in quanto la prevenzione in questo campo risulta essere fondamentale per riuscire a fare un uso consapevole e proficuo di questi potenti strumenti a nostra disposizione. Ovviamente le conseguenze (tanto quelle positive che quelle negative) rispetto all’uso dei Social Network dipendono molto dalle nostre risorse e caratteristiche personali e dalla qualità e quantità del nostro tempo speso utilizzandoli.

Interessante capire, in primo luogo, come le notizie di cronaca nera incidano a livello psicologico nell’interesse delle persone. E’ questa la prima domanda che è stata posta alla psicologa e psicoterapeuta dottoressa Alessia Saccucci.

I fatti di cronaca nera come incidono a livello psicologico sull’interesse delle persone? 

Iniziamo col dire che da sempre gli esseri umani sono stati incuriositi, ed in qualche modo attratti, da ciò che è legato alla violenza, alla sofferenza e più in generale alla paura. Basta pensare al successo che da sempre riscuotono libri e film horror o anche alla sempre maggior diffusione di sport estremi in cui una buona parte del piacere è legato all’adrenalinica possibilità di un rischio per la propria sopravvivenza. La paura è parte imprescindibile del nostro essere “umani”, è uno dei principali strumenti di difesa dell’individuo ed è uno stimolo importante per attivare quelle reazioni che servono a difenderci dai pericoli dell’ambiente: è quindi del tutto naturale e comprensibile esserne in qualche modo attratti.

Da un punto di vista fisiologico, la paura è “generata” da un’area precisa del cervello: l’amigdala. È la parte più antica del nostro encefalo (ci accomuna addirittura ai rettili) e possiamo considerarla come la nostra “memoria emotiva”: è in questa zona che viene memorizzato il “dolore” e con esso la possibilità di poterlo superare grazie all’esperienza. Così, quando abbiamo paura di qualcosa, l’amigdala invia un segnale di allarme al resto del cervello, che a sua volta comunica al corpo l’esigenza di produrre quegli ormoni necessari ad attivare i centri del movimento (per avviare le reazioni di difesa, fuga o combattimento) ed attivano il sistema cardiovascolare.

Quando si ha paura, quindi, si attivano le aree legate alle emozioni in risposta alla necessità di mettersi “alla prova”: è così che all’ “orrore” del rischio (percepito, ad esempio, in seguito alla visione di un film, alla pratica del bungee jumping o alla lettura di un articolo su un omicidio), fa seguito una spinta adrenalinica che offre una sensazione di benessere. In pratica siamo “felici di essere infelici”: usufruiamo delle esperienze negative traendone beneficio, sapendo che ciò a cui assistiamo non ci procurerà un reale pericolo; la paura e l’angoscia che ne derivano vengono così vissute positivamente, trasformandosi in un sentimento che ci fa sentire “più vivi”.

(Psicologa e Psicoterapeuta, la dottoressa Alessia Saccucci (cliccare qui per consultare il sito) lavora come libera professionista a Luino, in provincia di Varese. Dopo aver conseguito la Laurea in Psicologia ad indirizzo Riabilitativo ha ottenuto la Laurea Specialistica in Psicologia, indirizzo Clinico-Dinamico, presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha in seguito concluso una formazione quadriennale in Psicoterapia Cognitivo-Costruttivista presso il Centro Terapia Cognitiva di Como, specializzandosi con il massimo dei voti e lode. Numerosi i corsi frequentati, maturando sia esperienza clinica che esperienza come educatrice).

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