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29 Maggio 2015

Fra i paesi europei gli italiani sono quelli che fumano di meno. Nel 2014, però, è tornata a salire la vendita di sigarette

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É quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Eurobarometro, secondo cui la percentuale dei consumatori di tabacco fra gli italiani è del 21%. In fondo alla classifica Ue subito prima di finlandesi (19%) e svedesi (11%), sotto la media europea del 26%. Le pecore nere sono greci (38%) e bulgari (35%), dove a fare uso delle “bionde” è almeno uno su tre. I dati arrivano in vista della Giornata mondiale senza tabacco, domenica 31 maggio.

(thedailynurse.eu)

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Il consumo di tabacco è in calo in Europa, gli italiani sono quelli che fumano di meno. Rispetto al 2012, in Europa, si registra una diminuzione del 2%, specie fra i giovani fra i 15 e i 24 anni (4%). Rimane ferma però a questa stessa fascia di età il momento in cui in media in Europa si comincia a fumare, cioè 17,6 anni. Un dato “inaccettabile” per il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis, che è pronto “ad aiutare i Paesi ad affrontare il problema, perché crea costi reali per la società, ma dipende da fattori gestibili di rischio, come nel caso dell’alcol o della cattiva nutrizione”.

Le stime parlano di 700mila morti e di un costo diretto per i sistemi sanitari europei per un totale di oltre 25 miliardi di euro, ogni anno. Quanto alle novità, le sigarette elettroniche, il 12% degli europei le ha provate, ma solo il 2% ne fa uso, percentuale che scende rispettivamente all’8% e all’1% in Italia. In media nell’Ue sono tanti i giovani che le hanno usate almeno una volta (19% fra 15 e 24 anni, seguiti dal 17% fra 25 e 39 anni), percentuale che rimane rilevante, ma è inferiore, per gli italiani (8% fra 15 e 24 e 13% fra 25 e 39). Chi le ‘prova’ in Europa in genere lo fa per smettere di fumare (67%), ma soltanto il 21% dei fumatori ha ridotto il consumo e solo il 14% ha smesso.

Per la prima volta da dieci anni tornano a salire nel 2014 le vendite di sigarette in Italia. Lo affermano i dati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità e del Mario Negri di Milano presentati oggi a Roma, che registrano un aumento dello 0,5%, mentre la percentuale di fumatori è stabile al 20,8% della popolazione. “Questo dato – ha spiegato Roberta Pacifici, che dirige l’osservatorio sul fumo dell’Istituto – unito al fatto che da dieci anni non varia la percentuale di fumatori ci dicono che le politiche di prevenzione in Italia hanno fallito”.

Secondo lo studio attualmente in Italia ci sono 10,9 milioni di fumatori, il 20,8% della popolazione sopra i 15 anni. In media si fumano 13 sigarette al giorno, e il 70% inizia tra i 15 e i 20 anni, mentre la fascia in cui la prevalenza dei fumatori è più alta è tra i 25 e i 44 anni. “Lo stallo riguarda tutte le età – spiega Pacifici – non cambia l’età media dei fumatori. Questo vuol dire che ogni anno un certo numero di ragazzi entra come fumatore e uno stesso numero esce dopo i 44 anni, o perchè smette o perche muore a causa delle sigarette”. I morti per tabagismo, ha ricordato Fabio Beatrice, presidente della Società Italiana di Tabaccologia, sono in Italia ogni anno tra i 70mila e gli 85mila. “Eppure – ha spiegato – i nostri centri antifumo trattano appena 20mila persone ogni anno, con una percentuale di successo oltretutto che non va oltre il 50%”. (ANSA)

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