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8 Maggio 2015

Gran Bretagna: a trionfare è Cameron, sconfitti i laburisti di Miliband. Boom per gli scozzesi

Tempo medio di lettura: 4 minuti

I Conservatori di David Cameron hanno vinto le elezioni in Gran Bretagna. Nel voto di ieri si sarebbero aggiudicati 325 seggi al Parlamento britannico. E’ quanto emerge dagli ultimi dati in base ai quali, a dispetto dei sondaggi degli ultimi giorni che fotografavano una situazione di quasi assoluta parità tra i due partiti maggiori in termini percentuali, ai Tories andrebbero quindi 325 scranni su 650, mentre ai Laburisti di Ed Miliband 232. I Libdem avrebbero invece conquistato 12 posti, l’Snp di Nicola Sturgeon 56, i nazionalisti gallesi del Playd Cimru 3, l’Ukip due, i Verdi uno ed altri 19″.

Il tweet di Cameron per celebrare la vittoria sul suo profilo Twitter

Il tweet di Cameron per celebrare la vittoria sul suo profilo Twitter

Le elezioni di ieri in Gran Bretagna: vittoria di Cameron, boom della scozzese Sturgeon. Finito lo spoglio delle schede delle elezioni britanniche, i dati confermano la vittoria dei conservatori di David Cameron, che si vede confermato a Downing Street con un secondo mandato. I conservatori alla fine avrebbero ottenuto 325 seggi su 650, ad un solo voto dalla maggioranza assoluta. Il servizo pubblico britannico assegna 232 seggi ai laburisti, contro i 256 del 2010, con Ed Miliband che ha commentato amaramente l’esito, lasciando ipotizzare dimissioni imminenti. Autentica trionfatrice delle elezioni la leader dello Scottish National Party, Nicola Sturgeon che si appresta a conquistare 57 dei 59 deputati che si assegnano oltre il Vallo di Adriano. Nel 2010 lo Snp ne aveva conquistati solo 6. Debacle, invece, per i liberal-democratici di Nick Clegg. Rieletto lui stesso per un soffio, ma che potrebbe dimettersi: dai 57 deputati di cinque anni fa, gli ereddi dei “whig” che guidarono l’impero per 200 anni tra il XVII ed il XIX secolo, sarebbero crollati a 10. Deludente il risultato degli “eurofobi” dell’Ukip di NIgel Farage che hanno, finora, portato a casa solo 1 seggio. L’affluenza, invece, in linea con le politiche nel 2010, è data al 65%.

La soddisfazione ed il tweet vincitore di David Cameron. David Cameron, dopo i primi risultati che lo davano in testa, ha detto di sperare di governare per tutto il Regno Unito. “Un futuro migliore per tutti” e la foto di un abbraccio a sua moglie. Così il premier britannico David Cameron ha twittato questa mattina la sua soddisfazione per il risultato delle elezioni. “Una nazione, un Regno Unito, ecco come spero di governare se sarò abbastanza fortunato da continuare come primo ministro”.

Miliband, una notte molto difficile e deludente. “Una notte molto difficile e deludente” per il labour. Così twitta questa mattina il leader laburista britannico Ed Miliband che ringrazia gli iscritti e i sostenitori. Il leader sconfitto nelle elezioni aggiunge che “il prossimo governo avrà l’enorme responsabilità di unire il paese. Ciò che ci unisce è molto di più di quanto ci divide”, aggiunge.

I conservatori del premier David Cameron hanno inflitto una sonora sconfitta ai laburisti di Ed Miliband. Boom degli scozzesi. Sondaggi smentiti, almeno in termini di seggi, alle elezioni politiche britanniche: stando ai dati della Bbc, i conservatori del premier David Cameron hanno inflitto una sonora sconfitta ai laburisti di Ed Miliband, pur dovendo ricorrere alla stampella del poco che resta dei Lib-dem di Nick Clegg per strappare una risicata maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni in grado di garantire un’altra legislatura a Downing street. Le consultazioni più intricate degli ultimi anni hanno chiamato alle urne quasi 50 milioni di cittadini per rinnovare i 650 seggi della Camera dei Comuni. Già i primi dati ieri sera – seppure condizionati dal margine di errore degli exit poll – hanno spazzato via molte delle incertezze. Si tratta di un autentico fiasco per Miliband, fresco leader del partito, che pare aver fatto peggio del risultato che costò la premiership e la carriera a Gordon Brown. Trionfo record per gli indipendentisti scozzesi dello Snp della “dama rossa” Nicola Sturgeon che, dopo la delusione del referendum sulla secessione, hanno conquistato in Scozia in 56 collegi su 59, arrivando a Londra con 52 deputati in più rispetto alla volta scorsa. Indietro l’Ukip, il partito anti-Ue e anti-immigrati di Nigel Farage, rimasto lontano dal grande risultato delle ultime elezioni europee e capace di portare a casa solo due seggi, meno dei Verdi (3) e degli autonomisti gallesi di Pleid Cymru (4).

Superato così l’incubo dell’Hung Parliament, l’appello di Cameron agli elettori affinché gli permettessero di “finire il lavoro” non è caduto nel vuoto. In ballo ci sono la ripresa economica di questi anni, pur con i suoi contraccolpi sociali e di bilancio, il rapporto con l’Europa, lo spinoso tema del controllo dell’immigrazione. Incognite future a parte, la democrazia decisionista per eccellenza ha comunque deciso. E anche se non si tratta più di una scelta in grado di garantire di per sé la stabilità senza i tempi supplementari di qualche trattativa e qualche accordo fra partiti, non si può neppure parlare del temuto salto nel buio. Né di una svolta destinata a far sembrare “improvvisamente la vecchia e posata Gran Bretagna come l’Italia”, secondo la maliziosa previsione di un commentatore della Cnn.

Sarà David Cameron a dare le carte per restare al potere “altri 5 dannati anni” ed il garante sarà la regina, pronta, a 89 anni e con alle spalle decenni di regno dall’era di Winston Churchill a oggi, a “prendere il controllo” dell’iter istituzionale, come si sono premurate di far sapere fonti di Buckingham Palace. Non è solo una questione di governabilità, del resto. Il voto lascia infatti aperta la questione scozzese, sulla base del risultato a valanga attribuito alla Snp di Sturgeon nella sua roccaforte. Come pure quella del rapporto con l’Ue, che Cameron ha promesso di sottoporre entro il 2017 a un referendum carico d’incognite, anche nel giudizio di settori di quella City favorevoli alle ricette economiche del governo a guida Tory. E che Farage vorrebbe chiudere senza se e senza ma per tornare al passato d’una tradizione fatta non solo di sterline, di libbre e di once, ma anche di isolamento e di confini per i migranti. I mercati intanto aspettano. La crescita, giunta a un +2,6% annuo che suscita molte invidie in Europa dopo la crisi, e l’occupazione scesa fra il 5 e il 6%, restano dati positivi. Ma non al riparo dalla frenata dell’economia registrata proprio una settimana fa. Mentre i tagli evocati da Cameron del welfare rischiano di aggravare drammaticamente i problemi sociali dei non pochi che sono rimasti esclusi dalla “ripresa”. Sulla testa di tutti continua a pendere poi la spada di Damocle d’un debito pubblico alimentato dal deficit annuo salito al 5,6% del Pil: quota che precipiterebbe nei guai qualunque Paese della disprezzata eurozona.

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