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16 Gennaio 2015

Accordo Italia-Svizzera sulle tasse e sui ristorni dei frontalieri. L’Associazione Comuni italiani di Frontiera: “Promettiamo battaglia”

Tempo medio di lettura: 2 minuti

I governi di Italia e Svizzera hanno raggiunto un accordo di base sul trattamento fiscale dei frontalieri, ovvero dei cittadini che lavorano in Svizzera ma risultano residenti in Italia, basato su un meccanismo di “splitting” fiscale. Questa intesa, però, ha innescato una grande preoccupazione, quella relativa ai contributi degli storni che Roma dovrebbe versare ai comuni di confine che, fino al 2014, hanno chiuso i bilanci proprio grazie a questi introiti. Il presidente dell’Associazione Comuni italiani di Frontiera, Pietro Vittorio Roncoroni, è pessimista: “Promettiamo battaglia”.

(youtube.com)

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione Comuni italiani di Frontiera (ACIF) Pietro Vittorio Roncoroni (youtube.com)

Secondo la “road map”, gli oltre 60 mila frontalieri pagheranno il 60% delle tasse in Svizzera e il 40% in Italia. E’ quanto si apprende da fonti del Ministero dell’Economia: Roma e Berna hanno trovato l’intesa su un testo che costituisce “un accordo politico per i futuri negoziati” che contiene i principi sui quali verrà costruito il provvedimento da sottoporre a ratifica, che non è ancora pronto e la cui stesura definitiva è prevista per il 2017. Inizialmente il fisco italiano imporrà loro la stessa aliquota che pagavano nella federazione, per poi adeguarla lentamente al regime fiscale italiano, adeguamento che potrebbe richiedere diversi anni. La novità è che non ci saranno più storni dalla Svizzera all’Italia: il frontaliero dichiarerà il suo intero reddito all’agenzia delle entrate, che poi provvederà a dedurre il 60% di imposizione dovuta a Berna. Toccherà poi al governo italiano versare i ristorni e l’Irpef ai comuni.

Le preoccupazioni legate al versamento dei ristorni da Roma ai Comuni di Frontiera. A preoccupare le istituzioni locali di confine, infatti, è proprio il versamento che il governo di Roma dovrebbe effettuare ai Comuni italiani di Frontiera. “La mia sensazione – spiega ai microfoni della RSI il sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione Comuni italiani di Frontiera (ACIF) Pietro Vittorio Roncoroni – è che questo accordo sia stato calato dall’alto, sopra le nostre teste. Non conosciamo ancora i dettagli, sappiamo che dovrà essere ratificato e promettiamo ovviamente battaglia. A nostro avviso il tema dei ristorni ha portato grandi benefici a tutto il territorio, sia dalla parte italiana che quella ticinese ed anche per quanto concerne la posizione del frontaliere. Questo meccanismo che funziona da quarant’anni ha garantito il beneficio delle nostre zone e qualcuno ha deciso di cambiarlo. Questo cambiamento a noi non sta bene e poi ci sono troppe parti ancora a noi sconosciute sul futuro del ristorno e dei contributi ai comuni di confine. Sarebbe veramente un peccato che da Roma e da Berna avvenissero delle decisioni sulle nostre teste di cui purtroppo non abbiamo avuto nessuna parte in causa.”

L’obiettivo sarà quello di vigilare affinché Roma adempia al versamento dei ristorni ai comuni di confine. “E’ un accordo equilibrato in linea con il lavoro che si sta facendo in Europa – spiega sempre ai microfoni della RSI, il coordinatore del Pd Lombardia, Alessandro Alfieri -. Ora l’obiettivo del Partito Democratico e dei suoi rappresentanti istituzionali parlamentari è che a Roma si costruiscano le condizioni e gli strumenti più idonei affinché le risorse, oggi garantite dai ristorni, vengano confermate ai comuni di frontiera permettendogli di chiudere i bilanci in una fase di crisi economica come questa.”

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