27 Febbraio 2014

Referendum Svizzera, prime ripercussione dalla Ue: gli studenti esclusi dall’erasmus

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Si era capito sin da subito che i risultati del referendum svizzero contro l’immigrazione di massa avrebbero causato prese di posizioni importanti da parte dell’Unione Europea, ma ciò che è stato deciso ieri va oltre ogni aspettativa.

Uno scambio culturale tra gli studenti di Lugano e di Hangzhou (lugano.ch)

Uno scambio culturale tra gli studenti di Lugano e di Hangzhou (lugano.ch)

Il 9 febbraio scorso, la popolazione elvetica, esprimendosi a favore di una restrizione della mobilità delle persone all’interno dei propri confini, ha segnato un punto di non ritorno contro uno dei principi fondamentali che hanno permesso la creazione, non solo dell’Unione Europea, bensì dell’intero concetto “Europa”, ovvero la libera circolazione delle persone e dei servizi tra gli Stati membri, o tra chi avesse sottoscritto accordi bilaterali con Bruxelles.

Nella pratica ha significato la volontà di ricontrattare e riscrivere gli accordi bilaterali tra l’Unione Europea e lo Stato elvetico sottoscritti il 21 giugno 1999 e rinnovati poi nel 2009 con l’estensione a Bulgaria e Romania. Toccare questo principio vuol dire ledere l’intera struttura europea e ciò produrrà molto più che un’alzatuccia di spalle. Difatti, come detto, la risposta concreta non si è fatta attendere: gli studenti svizzeri a partire dall’anno 2014/15 saranno esclusi dai programmi erasmus “Erasmus +” e “Horizon 2020” promossi da Bruxelles.

A questo punto le considerazioni rilevanti possono essere molteplici, già a partire dalla stessa manifestazione della volontà popolare rappresentata dal referendum. Tale mezzo, in quanto espressione diretta del popolo, dona al “volgo” un potere eccezionale ed a fronte di ciò, quest’ultimo necessita una consapevolezza totale su cosa si stia votando e cosa questo voto possa comportare.

Altra considerazione, infine, si indirizza verso l’Unione Europea. Il segnale di questa presa di posizione è estremamente chiaro: nessuno può mettere in dubbio i pilastri su cui poggia l’Organizzazione. Niente moglie ubriaca, né botte piena insomma. Più che gli interessi intrinseci con Berna è palese la necessità di arginare una possibile deriva nazionalista degli Stati membri che renderebbe il referendum elvetico un preoccupante precedente.

Marco Guarneri

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