20 Febbraio 2014

Crotone: danni ambientali e alla salute. Dal 2001 bonifiche mai avviate

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Una storia lunga 13 anni che riguarda una bonifica mai partita con enormi danni all’ambiente e alla salute. Ci troviamo nell’area Crotone-Cassano-Cerchiara, inclusa nell’elenco dei siti di bonifica d’interesse nazionale (Sin) nel 2001 e che si estende sulla terraferma per 530 ettari e a mare per 1.452 ettari (tra i quali 132 di area portuale).

(scirocco.blog.tiscali.it)

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“Dal 2001, quando è stato riconosciuto il danno ambientale, è partito solo il decomissioning, cioè lo smantellamento delle strutture. Nel frattempo però abbiamo avuto otto commissari per l’emergenza ambientale, incaricati di occuparsi della vicenda ma senza grandi risultati” denuncia Francesca Traviesso, del circolo di Legambiente Crotone.

Bonifica in ritardo anche secondo l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Francesco Pugliano, che, però, rileva la comunione d’intenti da parte delle amministrazioni nel chiedere “una bonifica integrale” che restituisca il territorio ai cittadini. “Siamo tutti d’accordo – sottolinea Pugliano – nel dire no ad altre attività industriali sul sito e per questo non si accetta una semplice messa in sicurezza ma serve la garanzia che i danni già procurati non estendano al futuro”.

A contaminare il suolo e le acque di falde si trova di tutto: ammoniaca, fosforite, cloruro di potassio, pirite, additivi, quarzite, fosforo e acido fosforico e metalli pesanti (zinco, cadmio, rame e arsenico). Una situazione preoccupante non solo da un punto di vista ambientale. In Calabria, e in particolare a Crotone, il dato sulla mortalità è superiore a quello nazionale “e i tumori riguardano soprattutto il colon retto per gli uomini e la mammella per la donna” spiega Giuseppe Varrina, segretario regionale e della provincia di Crotone della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg).

Tra le cause dell’insorgenza dei tumori c’è anche l’esposizione ambientale per motivi lavorativo: “un minimo di legame c’è” afferma Varrina sottolineando che a Crotone “i casi di tumori alla vescica sono riconducibili ai siti industriali”. Un’emergenza confermata anche nel progetto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), promosso dal ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che nell’area crotonese registra ‘eccessi’ per tutti i tumori, soprattutto tra gli uomini.

Le risposte a livello locale arrivano dal primo cittadino di Crotone, Peppino Vallone che per il Sin di Crotone spinge per la destinazione urbanistica. Su questa preferenza dovranno poi basarsi i progetti di bonifica che spetta alla Syndial, proprietaria delle tre aree industriali dismesse che fanno parte del sito di Crotone-Cassiano-Cerchiara. Per avviare un progetto di bonifica efficace, infatti, è necessario capire quale sarà poi la destinazione dell’area interessata, perché la natura degli interventi dipende anche dalle possibilità di riutilizzo.

Inoltre, il sindaco riferisce che i 56milioni di euro che il Tribunale di Milano ha obbligato alla Syndial a versare nelle casse dello Stato per aver procurato un danno ambientale sull’ex sito industriale di Crotone andranno tutti al comune calabro. In pratica, questi soldi sono esclusivamente da considerarsi risarcimento danno e niente hanno a che fare con le risorse che la Syndial dovrà mettere in campo per le attività di bonifica, di competenza della società Eni, i cui progetti finora presentati hanno “ricevuto tutti parere negativo dagli enti locali”.

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