21 Gennaio 2014

Costa Concordia: l’Arpat denuncia l’inquinamento dell’area cantiere

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Lo rileva l’Arpat, l’Agenzia per la protezione ambientale della Regione Toscana che sin dai primi giorni dal naufragio ha realizzato un costante monitoraggio delle acque insieme con altri soggetti, tra cui l’Ispra.

Uno scatto da "La qualità ambientale nell'area marina interessata dalla Costa Concordia"

Uno scatto da “La qualità ambientale nell’area marina interessata dalla Costa Concordia”

Sebbene dal punto di vista ambientale l’area circostante il relitto della Costa Concordia non desti preoccupazione, all’interno dell’area di cantiere le conseguenze della dispersione di sedimenti, detriti e cemento derivanti sia dalle operazioni di perforazione e realizzazione del falso fondale sia dall’ombra generata dalle imbarcazioni e dal relitto, stanno provocando la perdita diretta delle comunità bentoniche presenti, in particolare Posidonia oceanica, Pinna nobilis e Coralligeno, tra quelle più pregiate.

In particolare, rileva l’Arpat, all’interno dell’area di cantiere sono 0,638 gli ettari di Posidonia perduti e 0,092 gli ettari di Posidonia che è passata da una condizione buona ad una più degradata. Inoltre, si stima la perdita di 0,319 ettari di popolamento dei fondi duri infralitorali fotofili, 0,234 ettari di popolamento dei fondi duri infralitorali sciafili e 0,428 ettari di coralligeno.

L’impatto sull’ambiente marino determinato dal naufragio della nave Costa Concordia e dalle operazioni necessarie alla sua rimozione, però, sarebbe confinato “all’area di cantiere“, cioè la zona in cui si è operato per la rotazione del relitto e si sta operando in vista della sua rimozione.

Infatti, sottolinea l’Arpat, le analisi delle acque prelevate nelle immediate vicinanze del relitto (10-20 metri) e presso il punto di presa del dissalatore utilizzato per la produzione di acqua potabile, non hanno evidenziato situazioni di evidente criticità e i relativi test di tossicità hanno sempre dato esito negativo. Le concentrazioni di metalli sono risultate sempre entro i limiti previsti dalla normativa, con l’unica eccezione del mercurio “che nelle nostre acque è presente anche per cause naturali”, sottolinea Arpat.

Le analisi di parametri fisico-chimici e biologici effettuate anche a maggiore distanza (1-3 km e oltre) mostrano alcuni superamenti per il mercurio che però non sembrano riconducibili al naufragio. L’indice trofico Trix è caratterizzato da valori bassi indicando una situazione di acque scarsamente produttive con un livello di trofia basso in tutta la parte a sud della Toscana e l’indice Carlit relativo alle macroalghe non presenta alterazioni degne di rilievo.

Uno scatto da "La qualità ambientale nell'area marina interessata dalla Costa Concordia"

Uno scatto da “La qualità ambientale nell’area marina interessata dalla Costa Concordia”

In merito alle acque interne al relitto, di cui è stata stimata, per quanto possibile, quantità e composizione, risultano contaminate essenzialmente da sostanze organiche, metalli, idrocarburi e ftalati, acque che, in occasione della rotazione (parbuckling), non hanno dato luogo a situazioni ambientali di particolare criticità. Bisognerà però verificare quanto potrà accadere durante le operazioni di recupero, in particolare nella fase di rigalleggiamento, durante la quale le acque interne saranno in buona parte riversate all’esterno, con un impatto che Costa Crociere dovrà valutare e portare all’attenzione dell’Osservatorio ambientale, di Arpat e Ispra.

La Costa Concordia è una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, comandata da Francesco Schettino, che è naufragata il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio. Salpata dal porto di Civitavecchia per la prima tappa della crociera “Profumo d’agrumi” nel Mediterraneo, con 4 229 persone a bordo (3 216 passeggeri e 1 013 membri dell’equipaggio), avrebbe dovuto successivamente toccare i porti di Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo, per poi far ritorno a Civitavecchia. Nelle acque dell’Isola del Giglio, però, ha urtato uno scoglio riportando l’apertura di una falla lunga circa 70 metri sul lato sinistro dell’opera viva. L’impatto ha provocato la brusca interruzione della crociera, un forte sbandamento e il conseguente arenamento sullo scalino roccioso del basso fondale prospiciente Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto. L’incidente ha provocato 32 morti ed è la nave passeggeri di maggior tonnellaggio mai naufragata della storia. Il processo penale è tutt’ora in corso e vede imputati tra i tanti membri dell’equipaggio anche il comandate Schettino per omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di persone incapaci di provvedere a se stesse, abbandono di nave, omessa comunicazione dell’incidente alle autorità marittime. Nello scorso mese di settembre, con un sofisticato metodo che ha destato attenzione mediatica, la nave da crociera è stata rotata e sollevata completamente. Nel corso di quest’anno, infine, si riuscirà a capire se ci saranno i presupposti per liberare la zona, sebbene il rimorchio è una manovra molto difficile, e se qualche porto sarà in grado di ospitarla.

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