20 Gennaio 2014

Vivisezioni, le cavie animali sono utili per migliorare le cure dell’uomo?

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Oggi in Italia sono 609 i laboratori con animali, in aumento rispetto alle statistiche precedenti, così come è in aumento il numero di sperimentazioni in deroga, soprattutto nel senza anestesia, ovvero le sperimentazioni più dolorose per gli animali.

(ifeattherspcapressoffice.blogspot.com)

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Ammontano a 2.603.671 gli animali usati nei laboratori nazionali dal 2007 al 2009, situati per lo più in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana e Veneto. Lo rileva la Lav che ha esaminato i dati più recenti ottenuti, grazie alla sentenza del Tar, dal ministero della Salute, relativi al biennio 2008-2009, pubblicati nel dossier “La vivisezione in Italia regione per regione”.

Tra il 2008 e il 2009, rileva la Lav, sono state effettuate 350 procedure senza anestesia con un numero indefinito di animali. “La sperimentazione animale è un grave errore metodologico che continua a mietere centinaia di milioni di vittime animali e umane, perché nessuna specie vivente può essere modello sperimentale per le altre a causa delle enormi differenze genetiche, anatomiche, biologiche, metaboliche, psichiche, etologiche che le contraddistinguono”, afferma la biologa Michela Kuan, responsabile Lav Vivisezione.

La vivisezione non comporta solo la morte delle cavie coinvolte nei test, ma anche gravi effetti sulle persone ed è la quarta causa di morte negli Stati Uniti; solo l’8% dei farmaci passa la fase clinica sull’uomo, con un indice di insuccesso altissimo e un ingente spreco di risorse. Secondo un recente studio di Federanziani Sic Sanità, sarebbero 40.000 i morti l’anno e 1.752.000 le giornate di degenza legate alle reazioni avverse ai farmaci.

Un altro esempio della non attendibilità del modello animale, citato dalla Lav, riguarda gli studi sulla diossina, i cui test sugli animali non sono comparabili sulle persone. Addirittura tra specie geneticamente vicine, la dose mortale di diossina può variare di molto: circa 20mg/kg nel ratto, 200 nel topo e 5000 nel criceto. Secondo la Lega Anti Vivisezione, “questo genere di test offre alle grandi società la possibilità di difendersi in caso di danni alla salute causati dai loro prodotti, potendo sostenere di aver eseguito i dovuti esperimenti sugli animali ma senza alcuna certezza per noi umani”.

Una ricerca algoritmica al computer di tutti gli articoli di ricerca di base pubblicati in sei delle principali riviste scientifiche (Nature, Cell, Science, Journal of Biological Chemistry, Journal of Clinical Investigation, Journal Experimental Medicine) dal 1979 al 1983 ha evidenziato come dei 25.190 articoli, 101 (0,4%) avessero qualche pretesa di potenziale applicazione agli umani, di cui 27 hanno portato a una prova clinica, solo 5 hanno passato i trial clinici e solamente 1 (0,004%) ha condotto allo sviluppo di una classe di farmaci clinicamente utili.

“Grazie all’articolo 13 della Legge di delegazione europea n.96 del 2013 – commenta la biologa Michela Kuan – l’Italia potrebbe essere protagonista di un’inversione di marcia per aprire le porte a tecniche innovative senza animali, aumentando i posti di lavoro e i finanziamenti da parte delle industrie che al momento investono solo all’estero visto che nel nostro Paese non vengono né sviluppati né insegnati. Un’occasione preziosa che non deve essere assolutamente persa con l’emanazione del nuovo decreto legislativo”.

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