9 Gennaio 2014

Anche i libri sono più “infelici”: la crisi economica influenza la letteratura?

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Le conseguenze di una lunga recessione? Potrebbero andare oltre quelle sociali e coinvolgere anche “l’umore letterario”.

(fanpop.com)

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Ed è così che dopo tempi di crisi i libri sono più tristi e le pagine fanno il pieno di parole come ‘miseria’ e ‘infelicità’, mentre al termine di anni felici il tono letterario è più sereno. Un andamento che un team di scienziati di Bristol e Londra ha potuto appurare con uno studio pubblicato su ‘Plos One’.

Per gli esperti l’umore letterario riflette lo stato d’animo economico degli ultimi 10 anni. I ricercatori hanno osservato una forte correlazione per gran parte del 20esimo secolo tra un indice di “miseria letteraria” che riflette l’umore dei libri in lingua inglese e una media mobile, relativa alla decade precedente, dell’indice annuale Usa di miseria economica (somma di inflazione e tasso di disoccupazione). Questo legame è risultato ancora più solido quando gli scienziati hanno confrontato la ‘miseria letteraria’ e una media degli indici di miseria economica di Usa e Gran Bretagna. “Quando abbiamo cercato nei milioni di libri pubblicati ogni anno in inglese una categoria di parole che denotano infelicità, abbiamo scoperto che riflettevano l’esperienza economica degli autori nel decennio precedente”, spiega Alex Bentley dell’University of Bristol, autore principale dello studio.

I ricercatori hanno misurato la frequenza con cui le parole che esprimono l’umore, divise in 6 categorie (rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza, sorpresa) sono state usate nel tempo in un database di oltre 5 milioni di libri in versione digitale fornito da Google. Così è nato l’indice di ‘miseria letteraria’, dato dalla differenza fra l’abbondanza di parole tristi e quella di parole felici. Alcuni periodi come gli anni ’80 erano chiaramente segnati dalla miseria letteraria, altri da una gioia relativa.

“Prima guerra mondiale (1918), post Grande depressione (1935), crisi energetica (1975) sono fasi caratterizzate da miseria economica – spiega il coautore dello studio Alberto Acerbi – La risposta della letteratura è in ritardo di un decennio”. Forse, aggiunge Bentley, questo “riflette la distanza fra l’infanzia quando si formano i ricordi più forti e la prima età adulta quando gli autori in genere cominciano a scrivere libri. Per esempio il picco di miseria letteraria degli anni ’80 segue alla stagflazione degli anni ’70”.

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