6 Gennaio 2014

Rebibbia, si suicida un altro detenuto. Ecco i dati 2013 di “Morire di Carcere”

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Si è impiccato incastrando una camicia nella cerniera della porta del bagno nella sua cella del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso. Ecco tutti i dati dei suicidi nel 2013.

(cordatesa.noblogs.org)

(cordatesa.noblogs.org)

Così si è tolto la vita un detenuto italiano di 52 anni. Si tratta del primo decesso nelle carceri del Lazio nel 2014. La notizia è stata resa nota dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. L’episodio è avvenuto domenica sera, intorno alle 23 ed a quanto appreso dai collaboratori del Garante, la vittima è un detenuto in attesa di giudizio, in carcere dallo scorso luglio per aver ucciso a Roma la madre, con cui era tornato a vivere da qualche tempo. Subito dopo l’arresto, l’uomo era stato recluso a Regina Coeli e da qui, successivamente, trasferito all’osservazione psichiatrica di Rebibbia Nuovo Complesso. Nei prossimi giorni avrebbe dovuto essere trasferito nel reparto per minorati psichici di Rebibbia Penale.

“Il primo decesso del 2014 nelle carceri del Lazio – ha detto il Garante Angiolo Marroni – riporta drammaticamente in primo piano il problema dei reclusi con gravi problemi psicologici. Il carcere è un luogo duro, in grado di piegare anche i caratteri più forti, figurarsi l’impatto che può avere con quanti hanno già delle sofferenze psichiche. Il problema è che, spesso, il sovraffollamento non consente di capire se queste persone abbiano una sofferenza tanto grave da indurle a privarsi della vita. Per questo occorre passare immediatamente dalle parole ai fatti, per tornare ad un sistema detentivo che, nel pieno spirito del dettato costituzionale, rimetta al centro la persona e la tutela dei suoi diritti”.

Nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere e, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono peggiori, quindi in strutture particolarmente fatiscenti, con poche attività trattamentali, con una scarsa presenza del volontariato. Circa un terzo dei suicidi aveva un’età compresa tra i 20 e i 30 anni e, più di un quarto, un’età compresa tra i 30 e i 40. In queste due fasce d’età il totale dei detenuti sono, rispettivamente, il 36% e il 27%: quindi i ventenni si uccidono con maggiore frequenza, rispetto ai trentenni. Nelle altre fasce d’età le percentuali dei suicidi non si discostano molto da quelle del totale dei detenuti. I tossicodipendenti rappresentano il 31% dei casi di suicidio ricostruiti, a fronte di una presenza, sul totale dei detenuti, di circa il 30%. Si uccidono con più frequenza da “definitivi” e, addirittura, in vicinanza della scarcerazione: questo può essere indicativo di particolari angosce legate al ritorno in libertà, all’impatto con l’ambiente sociale di provenienza, al rinnovato confronto (ineludibile, fuori del carcere) con la propria condizione di dipendenza. I numeri dei suicidi in carcere nel 2013 sono pari a 49, mentre le morti totali accertate sono 149. (Dati del dossier “Morire di Carcere”)

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