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2 Gennaio 2014

Beppe Grillo accoglierà la sfida di Renzi?

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Pensare ad un’alleanza con il Movimento Cinque Stelle, non per il governo ma per singoli provvedimenti? Questa la proposta di Matteo Renzi.

Il segretario Matteo Renzi, neo segretario del Pd (huffingtonpost.it)

Il segretario Matteo Renzi, neo segretario del Pd (huffingtonpost.it)

A partire da una drastica riforma del Senato con un risparmi di miliardo di euro, nel caso in cui i senatori grillini fossero d’accordo, il sindaco di Firenze, e neo segretario del Pd, lancia il guanto di sfida a Beppe Grillo in una lunga intervista a “Il Fatto Quotidiano”.

Per il segretario democratico, “Grillo da solo non può far niente, perché mancano i numeri. Non è colpa sua, è la politica. Alcune battaglie, anche sacrosante, del M5S possono essere portate a termine solo se i cittadini pentastellati fanno accordi. Limitati, circoscritti, in streaming, dal notaio, in piazza, al bar, come vogliono: ma accordi. Da soli si fa testimonianza, ma non si cambia l’Italia”, mette in guardia Renzi. “Per i parlamentari Cinque Stelle il 2014 sarà l’anno chiave, quello in cui devono decidere se cambiare forma mentis – sottolinea il sindaco di Firenze – ci sono quelli che credono alle scie chimiche e ai microchip nel cervello, e questi fanno ridere, ma sta anche nascendo un gruppo dirigente molto interessante”.

“Se però si limitano a protestare – incalza – il massimo che possono fare è rinunciare al finanziamento pubblico per 42 milioni. Un atto di grande efficacia mediatica, ma per l’appunto soltanto 42 milioni”. Renzi non sconfessa quanto fatto finora dai pentastellati: “La vecchia guarda dei nostri li ha trattati come dei parvenu della politica, quasi incapaci di intendere e di volere. Io non la penso così: molti di loro stanno imparando il mestiere. Su alcuni temi hanno fatto cose giuste, sul Milleproroghe, sugli affitti d’oro della Camera. Ma le loro posizioni – rimarca – sono passate solo perché qualcuno del Pd ha deciso che bisognava andare in quella direzione, in altri casi l’iniziativa è stata nostra, come per bloccare l’emendamento sulle slot machine”. Dunque di “accordi seri, trasparenti, alla luce del sole, non si può fare a meno”.

Renzi, infine, chiede al Governo Letta di portare in Europa la richiesta di sforamento del 3% nel rapporto deficit/Pil. Dice Renzi: il vincolo è “anacronistico”, e “se all’Europa proponi un deciso cambio delle regole del gioco, a partire dalle riforme costituzionali, con un risparmio dei costi della politica da un miliardo di euro che non è solo simbolico, un Job Act capace di creare interesse negli investitori internazionali, fai vedere che riparti da scuola, cultura e sociale, allora in Europa ti applaudono anche se sfori il 3%. L’Europa ha bisogno di un’Italia viva”.

Fin qui il rispetto del 3% è stato un “must” per il Governo Letta. Ma la posizione di Renzi non sembra dare grandi margini al Presidente del Consiglio e dunque l’Esecutivo è di nuovo destinato a ballare nei prossimi giorni, in vista della redazione del “Patto di programma”. Certo è che, in vista delle elezioni europee e della presidenza italiana del semestre Ue che scatta il prossimo primo luglio, il futuro economico italiano ed europeo sarà una grande scommessa.

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