2 Novembre 2013

La Terra dei Fuochi, dove l’aria non si respira più

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Una terra tossica, ardente ed abbandonata a sé. Un odore acre, terribile. La Terra di Fuochi, tra Napoli Nord e Caserta.

Un rogo nella Terra dei Fuochi (avvenire.it)

Un rogo nella Terra dei Fuochi (avvenire.it)

Caratterizzata dai continui roghi di rifiuti, il Triangolo della Morte, quello dei paesi di Acerra, Nola e Marigliano, si caratterizza per lo sversamento illegale di rifiuti, anche tossici, da parte della Camorra e, in particolare, dal clan dei Casalesi. In molti casi, i cumuli di rifiuti, illegalmente riversati nelle campagne, o ai margini delle strade, vengono incendiati dando luogo a roghi i cui fumi diffondono nell’atmosfera e nelle terre circostanti sostanze tossiche, tra cui diossina. Un tempo, questa zona, era nota per essere tra le più fertili della Campania. Negli ultimi anni, invece, è stato riscontrato un forte aumento della mortalità per cancro che alcune patologie raggiunge livelli molto più alti della media italiana.

Il Triangolo della morte comprende anche i comuni di Quagliano, Giuliano in Campania, Orta di Atella, Caivano, Marcianise, Succivo, Frattaminore, Frattamaggiore, Mondragone, Castelvolturno e Melito di Napoli. La presenza di pericolose sostanze inquinanti, come la diossina, in particolare nella zona di Acerra, è accertata anche in relazione all’attività della Montefibre. Infatti già nel 1987 un decreto del Ministero dell’Ambiente definiva Acerra “territorio ad elevato rischio ambientale”.

In questa zona abitano circa mezzo milione di persone e l’indice di mortalità (numero di morti l’anno per ogni 100 000 abitanti) per tumore al fegato sfiora il 38,4 per gli uomini e il 20,8 per le donne, dove la media nazionale è del 14. La mortalità è più alta che nel resto d’Italia anche per quanto riguarda il cancro alla vescica e al sistema nervoso, anche se in maniera più modesta. Questo a fronte di una mortalità generale per tumori in Campania in generale inferiore della media italiana.

La mappa tossica della Terra dei Fuochi (terradeifuochi.it)

La mappa tossica della Terra dei Fuochi (terradeifuochi.it)

Da molti decenni, infatti, nelle campagne campane si sono verificati sversamenti, di rifiuti industriali e di rifiuti tossici e nucleari provenienti dal nord Italia e dal nord Europa. In particolare, nelle zone di Succivo, Caivano, Acerra e Giugliano in Campania si sono verificati roghi di rifiuti industriali, responsabili di un alto tasso di tumori che hanno colpito soprattutto giovani donne, al seno e alla tiroide, e bambini. Nel 2011, secondo un rapporto dell’ARPA della Campania, un’area di 3 milioni di metri quadri, compresa tra i Regi Lagni, Lo Uttaro, Masseria del Pozzo-Schiavi (nel Giuglianese) ed il quartiere di Pianura della città di Napoli, risulterebbe molto compromessa per l’elevata e massiccia presenza di rifiuti tossici.

L’inquinamento di questa zona, quindi, ha comportato nel 2008 uno scandalo mondiale senza precedenti. Uno dei prodotti maggiormente esportati dall’Italia viene messo “al bando” per la contaminazione della diossina al suo interna: parliamo della mozzarella di bufala, da sempre un orgoglio per la produzione alimentare italiana, dolce al palato e succosa al suo interno, fresca da far dimenticare qualsiasi preoccupazione. Il 21 marzo del 2008, infatti, il quotidiano statunitense The New York Times pubblica un articolo nel quale riportava le difficoltà incontrate dai produttori campani di mozzarella nell’evitare la contaminazione da diossine dei prodotti caseari, esclusivamente nell’area casertana, e nel gestire la conseguente crisi delle vendite locali. La denuncia, ripresa da blog e dal mondo della stampa internazionale, faceva riferimento alla crisi dello smaltimento dei rifiuti in Campania, molto sentita e mediaticamente rilevante. In pochi giorni si scatena un tam-tam mediatico internazionale che porta la soglia dell’attenzione collettiva, sulla potenziale nocività delle mozzarelle di bufala, ai massimi storici. In particolare in quei mesi, a far clamore, è la stretta relazione tra gli incendi dei cumuli di immondizia, ed il rilascio di diossine, ed altre sostanze cancerose, che sarebbero finite nei pascoli degli animali da latte. Allarmato da alcuni rilievi positivi al test delle diossine, il governo della Corea del Sud è tra i primi a proibire l’importazione di mozzarelle di bufala italiane, promettendo di rimuovere il bando soltanto quando i riscontri confermino l’eventuale contaminazione e l’identificazione dei produttori responsabili. Ne segue una reazione a catena nella quale vari paesi tra cui Giappone, Cina, Russia e Germania prendono vari provvedimenti che vanno dal mero innalzamento della soglia di attenzione, alla sospensione delle importazioni.

La famosa mozzarella di bufala campana (giornaledelcilento.it)

La famosa mozzarella di bufala campana (giornaledelcilento.it)

La mancanza di fiducia nelle istituzioni, che negli anni hanno permesso o non si sono opposte alla contaminazione del territorio causata dai rifiuti pericolosi, che hanno causato casi di tumore accertati, è uno tra i motivi portanti della protesta della popolazione campana. A Chiaiano si protestava nei confronti dell’apertura di una nuova discarica, prevista dal piano straordinario dell’ex commissario Guido Bertolaso. Analoghe motivazioni hanno suscitato violente proteste per la riapertura della discarica di Pianura, paventata dal commissario di governo Giovanni De Gennaro, e poi smentita. La protesta è degenerata, poi, in vera e propria guerriglia urbana tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, tra Napoli e le zone limitrofe di Quarto e Pozzuoli. E’ stata accertata l’azione di esponenti criminali che agivano sotto la regia di politici locali collusi con i delinquenti, per interessi legati alla speculazione edilizia. Il timore per un’ulteriore fonte di inquinamento, infine, è rappresentato all’inceneritore di Acerra, che ha visto gli abitanti scendere in strada per mesi per protestare.

Si parla di persone costrette a chiudersi in casa, con persiane e finestre chiuse, a causa dei forti odori nauseanti e tossici che arrivano in casa nei momenti in cui questi roghi vengono accesi. Per strada viene bruciato di tutto: dal rame ai copertoni, dallo smaltimento di rifiuti radioattivi al sotterrare scorie nucleari in discariche abusive. Tutto questo accade sotto gli occhi della gente, inerme, che solo ora sta prendendo coscienza e cerca un futuro migliore, cominciando a sensibilizzare i propri concittadini.

Sabato scorso, infatti, si è tenuta a Napoli una grande mobilitazione contro la “Terra Dei fuochi”. In strada sono scese oltre 20.000 persone, 100.000 per gli organizzatori, provenienti per lo più dalla provincia di Napoli e Caserta. Il corteo, partito da Piazza Dante, ha attraversato le strade del capoluogo partenopeo, giungendo in Piazza del Plebiscito. Partito con buoni propositi, però, purtroppo, si pensa sia stata una delle tante manifestazioni, che si concludono con un nulla di fatto con contese per primeggiare mediaticamente, tra organizzatori e comitati locali. Intanto, alla società indicata dalla Regione, per bonificare queste terre, sono stati sospesi i lavori e ai tanti dipendenti di essa è stata mandata una lettera di licenziamento.

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127