23 Ottobre 2013

Lombardia – legge di stabilità: agricoltura dimenticata

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L’assessore lombardo Gianni Fava denuncia il rischio di perdere i fondi comunitari del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020. “C’è urgenza di un intervento del ministro, se non si vuole condannare a morte il settore.”

Un campo agricolo (conipiediperterra.com)

Un campo agricolo (conipiediperterra.com)

“I tagli previsti alle Regioni e la rigidità con cui sarà applicato il Patto di stabilità ci impediscono di mettere la nostra parte di risorse secondo il principio della compartecipazione. Così riduciamo i fondi per il mondo agricolo, in un momento in cui il problema della remunerazione e’ diventato devastante, e condanniamo a morte l’agricoltura lombarda. Non possiamo permetterlo”. Ha sintetizzato così le sue preoccupazioni per le prospettive del settore oggi l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, nel corso della presentazione della 68a Fiera del Bovino da latte.

“L’agricoltura, gli agricoltori chiedono risposte – ha insistito Fava – e noi non possiamo chiudere loro la porta in faccia. Se non ci saranno passi indietro sul tema delle risorse, andremo avanti per la nostra strada. Non possiamo pensare di mancare l’unico treno che passa, quello della pianificazione dei fondi europei, solo perché non possano essere usati per la nostra agricoltura, e perché il Governo nazionale sceglie di applicare rigidamente il Patto di stabilita’ o di tagliare rigidamente le risorse dei capitoli di bilancio delle Regioni”.

Probabilmente lo stop ai finanziamenti del mondo agricolo in toto, specie per la Lombardia che è una tra le regioni più virtuose, significherà fermare i programmi di ricerca, di innovazione, di assistenza tecnica e di miglioramento genetico. Salteranno le convenzioni con i Centri di assistenza agricola che assistono le aziende per la Pac e il Psr, ma anche il Piano assicurativo regionale per la copertura dei danni da calamità.

“A questo punto – conclude l’assessore Fava – se non si vuole condannare a morte l’agricoltura, chi siede in Parlamento ha il dovere di opporsi a questa situazione cancellando le norme che ipotecano per sempre il futuro delle aziende agricole. A partire dal rappresentante delle Politiche agricole.”

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