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15 Ottobre 2013

Operazione Mare Nostrum: per l’immigrazione si alza la sorveglianza nel Mediterraneo

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Parte oggi l’operazione militare e umanitaria (due parole poco affini tra loro), chiamata “Mare Nostrum”. Essa prevede l’uso di droni, elicotteri, radar e 5 navi, per la prima volta sarà utilizzata anche una nave anfibia, per sorvegliare sistematicamente le acque del Mediterraneo. Il Ministro dell’Interno Alfano parla di tre livelli per affrontare i flussi migratori: “quello estero di cooperazione internazionale tendente a fare di tutto perché i migranti non partano; un livello relativo al controllo della frontiera, che è europea non italiana; terzo livello, l’accoglienza e il dispiegarsi del dispositivo nazionale.”

I corpi speciali della Marina Militare Italiana (marina.difesa.it)

I corpi speciali della Marina Militare Italiana (marina.difesa.it)

“L’operazione Mare Nostrum sarà un’operazione militare ed umanitaria e prevede il rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare per incrementare il livello sicurezza delle vite umane. Saranno utilizzati droni – ha spiegato il Ministro della Difesa, Mauro – aerei senza pilota, oltre ad elicotteri con strumenti ottici ad infrarossi. Utilizzeremo, inoltre, per la prima volta una nave anfibia che ha la capacità di esercitare il comando e controllo, con elicotteri a lungo raggio, capacità ospedaliera, spazi ampi di ricovero per i naufraghi. Avremo 4 altre navi della Marina: due pattugliatori e due fregate.”

Ma da dove arrivano tutte queste risorse? “Ci sono i bilanci dei rispettivi ministeri – ha risposto il ministro dell’Interno Alfano – che servono a coprire anche questa operazione: non siamo in presenza di una legge per cui serve una nuova copertura. Il punto è che – ha proseguito – l’Italia rafforza la protezione della frontiera esterna e quando si calcolano i costi bisognerebbe capire quali sarebbero i costi in assenza di questa missione.”

Dal premier Enrico Letta, nell’incontro con il Primo Ministro finlandese, Jyrki Katainen, arrivano richieste nei confronti dell’Europa per gestire i flussi migratori in maniera migliore: “Ho chiesto al primo ministro finlandese, come ad altri colleghi europei, di aiutarci perché per noi questa è una grande priorità: il Mediterraneo è il nostro mare e non possiamo tollerare quello che è accaduto, che il Mediterraneo sia un mare di morte. Ho insistito perché ora che i conti sono in ordine e il debito e il deficit sono scesi, L’Italia è un paese credibile per chiedere politiche per la crescita. La crescita non è alternativa a non fare debito.”

Come spiega il Fatto Quotidiano, però, c’è una contraddizione in tutto questo: quest’anno, infatti, il governo italiano ha speso quasi 18 milioni di euro per aiutare il governo di Tripoli a rafforzare il controllo delle sue frontiere e delle sue coste. La gran parte di questi soldi (7,5 milioni) è servita per manutenzione e addestramento equipaggi delle motovedette italiane regalate a Gheddafi nel 2009 “per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani”. Motovedette che i libici hanno più volte usato per abbordare, sequestrare e addirittura per mitragliare i pescherecci italiani che si spingono in acque internazionali (ultimo caso il 7 ottobre 2012), una volta (il 12 settembre 2010) in presenza degli stessi finanzieri italiani imbarcati come istruttori sulle motovedette libiche.

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