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12 Ottobre 2013

Giornalisti di “Radio Maria” criticano Papa Francesco: licenziati

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Alessandro Gnocchi e Mario Palmieri, qualche giorno fa, avevano scritto un articolo su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, “Questo Papa non ci piace”, criticando apertamente i modi di Papa Francesco: i due conduttori radiofonici, infatti, hanno indirizzato le loro critiche nei confronti dello stile comunicativo papale e hanno sottolineato come Bergoglio stia esprimendo concetti contrastanti rispetto ad altri papi del passato.

Papa Francesco saluta i fedeli in Piazza San Pietro (cdn.tempi.it)

Papa Francesco saluta i fedeli in Piazza San Pietro (cdn.tempi.it)

L’articolo su “Il Foglio” dei due ex giornalisti di Radio Maria inizia così: “Quanto sia costata l’imponente esibizione di povertà di cui Papa Francesco è stato protagonista il 4 ottobre ad Assisi non è dato sapere. Certo che, in tempi in cui va così di moda la semplificazione, viene da dire che la storica giornata abbia avuto ben poco di francescano. Una partitura ben scritta e ben interpretata, se si vuole, ma priva del quid che ha reso unico lo spirito di Francesco, il santo: la sorpresa che spiazza il mondo. Francesco, il Papa, che abbraccia i malati, che si stringe alla folla, che fa la battuta, che parla a braccio, che sale sulla Panda, che molla i cardinali a pranzo con le autorità per andare al desco dei poveri era quanto di più scontato ci si potesse attendere, ed è puntualmente avvenuto…”

Non uno tra gli attacchi più calorosi nei confronti del Papa, quindi, quello di Alessandro Gnocchi e Mario Palmieri, che, stando a quanto hanno scritto su “Il Foglio” di oggi, hanno detto queste parole sul loro licenziamento: “Ci è stato comunicato con una garbatissima telefonata del direttore Padre Livio Fanzaga che ritiene non si possa essere conduttori di Radio Maria e, contemporaneamente, esprimere critiche sul Papa.”

“Pur non condividendo questa linea editoriale – proseguono i due – ne prendiamo atto rimarcando comunque che le nostre critiche a Papa Francesco non contengono una sola riga che non si attenga alla dottrina cattolica e non sono state espresse dai microfoni della Radio. L’atto compiuto nei nostri confronti risulta dunque abbastanza raro nell’uso giornalistico sia nella sostanza sia nel metodo colpendo delle opinioni, discutibili certo ma legittime, espresse su un’altra testata”.

Il direttore di Radio Maria, Padre Livio Falgenza (blogtaormina.it)

Il direttore di Radio Maria, Padre Livio Fanzaga (blogtaormina.it)

I due nell’articolo causa scatenante di questa rottura tra Radio Maria e i due giornalisti criticano duramente l’apertura “scontata” che questo Papa ha avuto nei confronti dei mass media, su tutti la lettera, prima, e l’intervista, poi, rilasciata ad Eugenio Scalfari e quella avuta con Civiltà Cattolica.

Gnocchi e Palmieri contestano al Papa la visione per la quale “Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”. Criticando questa espressione di Bergoglio, i due ricordano quando, nel Vaticano II, Giovanni Paolo II scriveva contro “quelle correnti del pensiero moderno che si sono attribuite alla coscienza individuale le prerogative di un’istanza suprema del giudizio morale, che decide categoricamente e infallibilmente del bene e del male, tanto che si è giunti a una concezione radicalmente soggettivista del giudizio morale”.

La chiosa del pezzo, poi, riferendosi sempre a Papa Francesco non lascia indugi: “Prima o poi ci si dovrà pur risvegliare dal grande sonno mass-mediatico e tornare a misurarsi con la realtà. E bisognerà anche imparare l’umiltà vera, che consiste nel sottomettersi a Qualcuno di più grande, che si manifesta attraverso leggi immutabili persino dal Vicario di Cristo. E bisognerà ritrovare il coraggio di dire che un cattolico può solo sentirsi smarrito davanti a un dialogo in cui ognuno, in omaggio alla pretesa autonomia della coscienza, venga incitato a proseguire verso una sua personale visione del bene e del male. Perché Cristo non può essere un’opzione tra le tante. Almeno per il suo vicario.”

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