5 Ottobre 2013

Sonia Alfano: “Il Testo Unico della CRIM porterà il riconoscimento del reato di associazione mafiosa in tutti gli Stati Membri”

Tempo medio di lettura: 6 minuti

“Berlusconi, con la complicità di altri, ha praticamente distrutto l’immagine dell’Italia nel mondo e i sogni, a volte anche modesti, di milioni di cittadini.” Abbiamo intervistato Sonia Alfano, europarlamentare eletta nel 2009 come indipendente per l’Italia dei Valori. Nel 2012 è stata eletta, per acclamazione, ad una carica storica ed importante per l’Unione Europea: quella di Presidente della Commissione Speciale Antimafia (CRIM).Il padre, Beppe Alfano, è stato ucciso da Cosa Nostra nel gennaio 1993: per omaggiarlo lei ha scritto “Zone d’Ombra”.

Sonia Alfano in una seduta del Parlamento Europeo di Strasburgo (horsemoonpost.com)

Sonia Alfano in una seduta del Parlamento Europeo (horsemoonpost.com)

Sei stata eletta, nel 2009, europarlamentare come indipendente nella fila dell’Italia dei Valori. Come mai questa scelta di candidarti alle Europee?

La proposta di candidatura mi è stata fatta da Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Ho molto riflettuto prima di accettare, e infine sono giunta alla conclusione che si trattasse di un’occasione da non perdere, perché avrei potuto realizzare quello che ho poi effettivamente concretizzato: portare al centro del dibattito politico-istituzionale d’Europa il contrasto al crimine organizzato, alle mafie.

Che attività parlamentari hai svolto in questi quattro anni? Un sondaggio di VoteWatch ti ha incoronato la parlamentare più vicina ai  cittadini (tra 736 deputati europei). Che rapporto hai con i cittadini? E i tuoi colleghi europei?

Difficile riassumere in poche parole il lavoro svolto in questi quattro anni. Sono stati molto intensi. Mi sono occupata di giustizia, di lotta alle mafie, alla corruzione e al riciclaggio di denaro, di immigrazione, di diritti umani, di sicurezza sul lavoro, di trasporti, di salute, del benessere degli animali. Sostanzialmente, ho fatto un po’ di tutto. Non mi sono mai fermata. Credo che il mio rapporto con i cittadini sia ottimo: attraverso i social media mi confronto con chiunque e, per quel che posso, rispondo giornalmente alle tante domande che ricevo. Sulla mia pagina Facebook spesso nascono dibattiti infiniti: tanto sostegno morale, grande partecipazione e a volte anche qualche critica. Da queste ultime cerco di trarre spunto per migliorare la mia attività. Il sondaggio di VoteWatch però incrociava i voti espressi in aula dai parlamentari con quelli dei cittadini, espressi sul web. L’esito è statoper me “vittorioso” perché i miei voti in aula corrispondevano molto spesso (quasi sempre) a quelli espressi dai cittadini. Ne sono molto orgogliosa.

La campagna europea contro la vivisezione degli animali (arsofia.com)

La campagna europea contro la vivisezione degli animali (arsofia.com)

Ti sei fatta portatrice e relatrice di tante proposte al Parlamento Europeo. Ce le puoi raccontare?

Hai detto bene. Sono davvero tante. Il percorso che ha portato al testo unico per il contrasto al crimine organizzato, corruzione e riciclaggio di denaro è certamente quello più complesso. Questo testo è stato elaborato dalla Commissione CRIM, da me presieduta. Abbiamo collaborato con gli esperti: forze dell’ordine, magistrati, organismi europei e internazionali. Loro ci hanno indicato i provvedimenti che ritenevano utili e noi abbiamo fatto tutto il possibile per realizzare un progetto ambizioso ed efficace. Spesso sono stata definita anti-italiana perché ho portato nelle aule del Parlamento Europeo temi scottanti riguardanti l’Italia: allarme democrazia, pluralità dell’informazione, leggi ad personam, questione Tav. Tutte vergogne nazionali spesso in contrasto con le normative europee. Tra le campagne più impegnative c’è Stop Vivisection, un’iniziativa popolare europea. Stiamo raccogliendo, grazie all’aiuto di oltre duemila volontari, un milione di firme per dire il nostro “no” alla sperimentazione animale e richiedere con forza all’Unione Europea un percorso scientificamente avanzato, a tutela degli esseri umani e dei diritti degli animali.

Nel marzo 2012, sei stata eletta per acclamazione ad assumere una carica prestigiosa, quella di Presidente della Commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Quali obiettivi si propone di avere questa Commissione?

La Commissione (prima Commissione Antimafia Europea nella storia) è stata istituita il 14 marzo 2012. Sono stata eletta per acclamazione il 18 aprile 2012. L’obiettivo era quello di elaborare un piano di contrasto al crimine organizzato, alla corruzione e al riciclaggio di denaro: il testo, articolato e complesso, è stato approvato in Commissione dopo 18 mesi di intenso lavoro e adesso passerà al vaglio del Parlamento Europeo di Strasburgo. Quando sarà approvato, tra qualche settimana, l’approccio dell’Ue nei confronti delle mafie verrà completamente stravolto. Sarà molto più diretto ed efficace.

Cos’hai provato nel momento in cui sei stata eletta per acclamazione? 

Orgoglio, gratificazione, ma soprattutto un grandissimo senso di responsabilità. Toccava a me guidare una Commissione così importante e delicata. E’ stata un’emozione unica.

Sonia Alfano appartiene al gruppo parlamentare dell'ALDE (popscreen.com)

Sonia Alfano appartiene al gruppo parlamentare dell’ALDE (popscreen.com)

Che partito è l’ALDE? Che rapporto hai con i parlamentari europei? Con quali di questi hai legato di più e hai lavorato insieme?

L’ALDE è il gruppo politico al quale appartengo in qualità di parlamentare europea. Ho un ottimo rapporto con i miei colleghi. A differenza che nel Parlamento italiano, in Europa si riesce a lavorare, con equilibrio e nel rispetto dell’avversario politico. C’è un altro atmosfera. Sono riuscita a tenere uniti parlamentari di tutte le estrazioni politiche, per il bene della Commissione CRIM e per il perseguimento dei nostri importanti obiettivi. Un’esperienza molto complessa ma straordinaria.

Sei relatrice unica della risoluzione sul contrasto al crimine organizzato in Europa. Cosa si prefigge questa risoluzione?

La risoluzione sulle mafie in Europa è stato il primo passo verso l’elaborazione del testo unico. Con l’approvazione della mia relazione da parte del Parlamento Europeo si è dato il via alla Commissione speciale sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Tutto ciò che la relazione prevedeva è stato poi realizzato mediante la CRIM.

Il diritto internazionale, purtroppo, non permette ancora di poter agire giuridicamente in un’unica direzione per la lotta alle mafie. Per  quale ragione, pensi, non si sia ancora arrivati ad un codice giuridico valido per tutti gli stati nel contrasto alla criminalità organizzata?

Perché nessuno aveva lottato per convincere l’Europa della necessità di un contrasto globale. Oggi, dopo quattro anni di impegno costante, sono riuscita a ottenere risultati insperati. La coerenza e la convinzione delle proprie aspirazioni pagano. L’approvazione da parte del Parlamento del Testo Unico della CRIM porterà al riconoscimento del reato di associazione mafiosa in tutti gli Stati Membri.

Come in Europa, anche in Italia, sembra che ad occuparsi della lotta alle mafie sia maggiormente la magistratura e poco la politica. Perché pensi accada questo?

Perché buona parte della politica italiana è sorda e/o collusa. In Italia chi si mette contro le cricche degli affari, contro le cosche e le sue ramificazioni istituzionali, viene spesso isolato e bistrattato.

In un momento delicato come questo sembra, appunto, sia sfuggita di mano il tema della lotta alle mafie. Il dibattito sulla crisi e sulla decadenza o meno di Silvio Berlusconi copre qualsiasi altra notizia. Possibile che dopo 19 anni dall’entrata in politica del Cavaliere sia cambiato ben poco?

Per questo dico che la politica italiana è sorda. Non voglio generalizzare, ma la situazione è davvero imbarazzante. Pochissimi sono gli esponenti politici che si preoccupano dell’emergenza mafie. L’entrata in politica di Berlusconi il Paese lo ha cambiato, però: naturalmente in peggio. Berlusconi, con la complicità di altri, ha praticamente distrutto l’immagine dell’Italia nel mondo e i sogni, a volte anche modesti, di milioni di cittadini. Ecco cosa è cambiato.

La cattura di Bernardo Provenzano, uno tra i più importanti boss di Cosa Nostra

La cattura di Bernardo Provenzano, uno tra i più importanti boss di Cosa Nostra

Tra il 2010 e il 2011 hai visitato i reparti 41bis dei penitenziari per verificare la condizione dei detenuti. Hai incontrato in pochi mesi, tra i tanti, Bernardo Provenzano, Totò Riina, Benedetto Santapaola e Giuseppe Graviano. Come reputi questa tua esperienza e che idea ti sei fatta su di loro?

E’ un’esperienza molto particolare. Difficile spiegarla a parole. Ho incontrato i più feroci boss di Cosa Nostra e li ho guardati dritto negli occhi. Chi non ha vissuto questa esperienza difficilmente potrà comprenderla. Non avevo bisogno di farmi un’idea su di loro. Per loro parlano i fatti, le crudeltà compiute, il male che hanno fatto, la vita criminale che hanno condotto. Sono andata a verificare le loro condizioni perché è una delle mie prerogative.

Uno tra i problemi dell’antimafia italiana sembra essere proprio l’antimafia. Per quale ragione questo mondo, fatto di tante, ma piccole ed importanti associazioni, non si allea per costituire qualcosa di importante per il futuro dell’Italia?

Perché come in tutti i mondi c’è competizione, ci sono individualismi e ambizioni che prescindono dalla lotta alla mafia. I professionisti dell’antimafia esistono: sono quelli che praticano l’antimafia parolaia e non hanno mai compiuto un solo gesto “rivoluzionario”.

"La Zona d'Ombra" scritto da Sonia Alfano nel 2011. (edito da Rizzoli foto pu24.it)

“La Zona d’Ombra” scritto da Sonia Alfano nel 2011. (edito da Rizzoli foto pu24.it)

Sembra che alcune associazioni antimafia facciano attività fini a sé stesse, come eventi o manifestazioni. Pensi che gli incontri che organizzano siano ancora indispensabili o è il momento di “maturare” concretamente?

Gli eventi e le manifestazioni antimafia servono, nella misura in cui possono risultare “educative”. Servono alla diffusione dei principi di legalità, servono a formare le nuove generazioni e renderle capaci di non cedere al ricatto mafioso. Sì, in effetti le ritengo indispensabili. Certo, se si riesce anche a fare opera di denuncia e ad attuare un concreto contrasto al crimine organizzato, è il massimo.

E ora un’ultima domanda. Hai scritto “La Zona d’ombra”, un libro sugli insegnamenti che ti ha lasciato tuo padre, ucciso da Cosa Nostra nel gennaio del 1993. Come mai questa scelta di scrivere un libro e cosa ti piacerebbe lasciasse ai tuoi lettori?

La Rizzoli già da qualche anno mi chiedeva di mettere nero su bianco la storia di mio padre. Ho aspettato di sentirmi pronta, perché non è facile “mettere in piazza” il proprio dolore, gli aspetti più privati della propria vita, le difficoltà. Però ho capito che raccontare quella storia sarebbe stato un modo, l’ennesimo, per rendere omaggio a mio padre, quel cronista di provincia che andò incontro alla morte pur di non piegare la testa di fronte alle minacce mafiose. Mi piacerebbe che il mio libro trasmettesse al lettore la forza necessaria ad affrontare i momenti più cupi e duri.

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