29 Maggio 2013

Elezioni amministrative 2013, vittoria schiacciante dell’astensionismo

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Talk-show vuoti o eccessivamente pieni di contenuti, parole al vento, urla da una parte e dall’altra, politici che interrompono l’avversario e che spiegano agli italiani le loro idee da attuare per il bene del paese, ma, mentre parlano, sanno bene di promettere cose che poi non riusciranno in nessun modo a mantenere. Questa potrebbe essere una possibile chiave di lettura dell’ astensionismo delle elezioni amministrative dello scorso weekend; a Roma il 41,2% non è andato a votare.

(signoramaria.wordpress.com)

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Con il passare degli anni la televisioneper tutti i cittadini italiani, ha assunto sempre più caratteri formativi e informativi. In questo contesto e per queste dinamiche, quindi, la popolazione segue sempre con attenzione tutto ciò che quest’apparecchio geniale trasmette nelle proprie case e ciò permette loro di farsi un’idea e un’opinione critica su ciò che accade nel nostro paese. Particolare attenzione l’ha subita Silvio Berlusconi e il famigerato conflitto di interessi: se da una parte si imputa a lui una linea editoriale a proprio favore, dall’altra si pensa che una buona dose di responsabilità sia da attribuire al centro-sinistra che, nel momento in cui andava a governare, non votava una leggere per eliminare questo privilegio.

Negli ultimi anni l’importanza di internet per il mondo politico è aumentata spropositatamente grazie all’influenza del blog di Beppe Grillo e delle sue idee con il M5S e all’interazione con gli utenti. L’oggetto delle discussione politiche, finalmente, ha iniziato a vertere su problematiche mai toccate finora, tra queste il conflitto di interessi e la gestione della rete televisiva pubblica. Si sperava che la situazione potesse migliorare, anche solo ospitando nei talk-show, parlamentari grillini nuovi su questo palcoscenico, ma così non è stato perché i deputati e i senatori del M5S rifiutano gli inviti dei giornalisti in questi programmi. Così, il livello informativo televisivo è rimasto sempre lo stesso, imperniato sui pareri degli esponenti degli schieramenti più blasonati, come Pd e PdL.

(centroabruzzonews.com)

(centroabruzzonews.com)

Come leggere i risultati di queste elezioni amministrative? Il primo vero dato importante è che il 38% degli italiani aventi diritto al voto ha disertato le urne delle amministrative di domenica e di lunedì. I dati dell’astensionismo per ogni capoluogo si attestano su queste cifre: Avellino 23%, Viterbo 32,6%, Roma 41,2%, Imperia 33,3%, Brescia 34,5%, Lodi 36,4%, Sondrio 40,4%, Ancona 41,8%, Isernia 29%, Barletta 25,1%, Iglesias 33,9%, Massa 33,2%, Pisa 44,2%, Siena 31,6%, Treviso 36,8% e Vicenza 37%. Alle scorse politiche, poi, su 46.906.343 aventi diritto presenti sul territorio nazionale, hanno votato in 35.271.540, poco più del 75% e si tratta del dato più basso dal dopoguerra a oggi.

Cinque città hanno eletto il sindaco al primo turno, undici al ballottaggio. Sono solo cinque i candidati sindaci vincitori al primo turno, tutti del centro sinistra: Vicenza, Sondrio, Pisa, Massa e Isernia. Gli altri capoluoghi, invece, dove si andrà al ballottaggio sono Roma, Brescia, Ancona, Treviso, Barletta, Siena, Lodi, Imperia, Iglesias, Viterbo e Avellino. Il secondo dato, se paragonato alle politiche di febbraio (basandosi sui voti alla Camera dei Deputati, ma con diverse affluenze), è il flop delle percentuali ottenute dal Movimento 5 Stellea Brescia si registra un -9,31%, a Roma -14,18%, a Imperia -24,63%, a Siena -12,4%, e a Massa – 19,71%.

Incide, quindi, la televisione in politica? Sin dalla nascita della televisione gli italiani hanno preferito informarsi, per comodità, tramite la televisione che è entrata nelle case dei cittadini con una forza incredibile. Le persone, finalmente, potevano informarsi e passare le proprie serate tranquillamente sul proprio divano. Quindi, la politica, con in testa i partiti di allora come la DC e il PSI, ha capito e ha deciso subito di occuparsi peculiarmente di questo: i consigli di amministrazione RAI erano presieduti da politici e tutte le decisioni importanti dipendevano da loro. La politica aveva intuito la potenza mediatica che la televisione poteva avere nelle opinioni degli italiani.

Alla fine degli anni sessanta, poi, con la fine del monopolio RAI e la liberalizzazione delle frequenze televisive si è aperto il mercato ai privati che hanno cominciato a investire capitali. Uno tra tutti (il più importante negli anni a venire) è stato Silvio Berlusconi, che con Fininvest, partendo da Canale 58, è riuscito ad accaparrarsi, piano piano, ben tre frequenze nazionali, ma per arrivare a questo, nel 1990 il VI governo Andreotti ha votato la Legge Mammì. La RAI, con il mercato di libera concorrenza, ha così dovuto fare i conti con gli incassi pubblicitari sull’audience di Mediaset ed è parso che, a livello strategico-dirigenziale, abbia sempre rincorso le modalità programmatiche della televisione berlusconiana (specie quanto il presidente del Milan era a capo del governo). In questo modo la RAI non ha fatto altro che rendere meno culturale e più sterile il servizio pubblico televisivo che ha subito una particolare debacle dal punto di vista degli ascolti e di conseguenza sugli incassi.

Alla politica piacerebbe formare i cittadini solo dalla televisione. Il mondo politico inizia a promettere, giustificare e rivolgersi agli italiani nei numerosi talk-show creatisi sin dagli anni novanta: questi, però, non hanno fatto altro che dare maggiore importanza alle parole e alle opinioni dei politici rispetto a quello che poi veniva deciso in Parlamento e i continui teatrini mediatici fatti di schiamazzi, di interruzioni da una parte e dall’altra, potrebbero essere una delle cause della rassegnazione dei cittadini nei confronti della politica e della televisione.

Perché recarsi alle urne e accendere i televisori? E’ forse questa la causa dell’astensionismo? La rassegnazione degli italiani sui fatti e sulle parole del nostro mondo politico?

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