17 Maggio 2013

La ‘ndrangheta in politica: dal 1991 sono 52 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose

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Dal 1991 al 2012 le amministrazioni calabresi sciolte per ‘ndrangheta sono cinquantadue, e per alcuni consigli comunali questo è accaduto più di una volta. Gli italiani probabilmente faticano a stupirsi quando il commissariamento riguarda comuni delle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza o Crotone; Reggio Calabria nel 2012, però, è stato il primo capoluogo di provincia ad essere stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Ciò che stupisce agli occhi del paese è la metastasi che sta colpendo l’Italia a causa del cancro della ‘ndrangheta: infatti dal 2010, a farne le spese sono stati altri comuni “estranei” alla ‘ndrangheta, vale a dire Desio, in Brianza, Bordighera e Ventimiglia, in Liguria, Leini e Rivarolo Canavese, in Piemonte. A Bordighera, però il Consiglio di Stato ha dato ragione all’ex sindaco Bosio accogliendo il ricorso contro lo scioglimento; dal febbraio 2013 però il sindaco della città è il commissario prefettizio Paolo D’Attilio.

Il lungomare "Falcomatà"

Il lungomare “Falcomatà”

Il Consiglio dei Ministri nell’ottobre 2012 scioglie, per la prima volta nella storia italiana, il comune di Reggio Calabria per contiguità con l’ambiente mafioso. Prima, però, nel mese di luglio la Direzione Distrettuale Antimafia aveva avviato alcune inchieste sulla società mista Multiservizi, e il Comune, appurando che la Procura del capoluogo non le aveva concesso il certificato antimafia, aveva deciso di scioglierla perché infiltrata con la cosca Tegano. Infatti, lo statuto della società all’articolo 3 decreta che nel caso in cui avvenissero infiltrazioni mafiose il comune dovrebbe sciogliere la stessa; così, l’allora sindaco Arena, ora nominato dal governatore Scopelliti assessore regionale alle attività produttive, aveva solo preso atto e avviato l’iter burocratico per lo scioglimento. Qualche mese dopo, ad ottobre, il CdM, su richiesta dell’ex Ministro della Giustizia Cancellieri, aveva chiesto lo scioglimento del comune per contiguità con la mafia: l’arresto del consigliere comunale Plutino e la faccenda della Multiservizi sono stati i due bandoli della matassa, e così il comune è tutt’ora commissariato da tre membri per altri dieci mesi. A questo poi si è aggiunto anche l’arresto dell’ex consigliere comunale Suraci che aveva garantito un apporto elettorale grazie al ruolo che ricopriva nella Multiservizi.

Nel 2010 a Desio undici consiglieri comunali, alcuni del Pd altri della Lega, decidono di far cadere la giunta dopo cinquanta arresti in Brianza, derivanti dall’inchiesta “Crimine-Infinito” che hanno dimostrato la contiguità di personaggi influenti nella politica brianzola con la mafia. Le indagine sono culminate con l’arresto di trecento personaggi vicini alla ‘ndrangheta. A Desio questi undici consiglieri, decidendo di dare le proprie dimissioni, determinano la fine della giunta del sindaco Marani (PdL) e così il prefetto Lombardi non può far altro che proporre al Ministro dell’Interno lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del comune di Desio. A determinare la crisi è stato il coinvolgimento nell’inchiesta di alcuni politici come il presidente del consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere Natale Marrone e l’ex assessore provinciale Rosario Perri, tutti esponenti del PdL. La pubblicazione di alcune intercettazioni è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: in una di queste Marrone chiedeva al boss Candeloro Pio un’azione intimidatoria nei confronti di Rosario Perri, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale. Perri viene inoltre definito “appoggiato da persone di rispetto” e in un’altra intercettazione lo si sente raccontare al figlio di cinquecentomila euro nascosti in casa e di un conto cifrato aperto a Lugano, in Svizzera. Storicamente a Desio, comunque, è sempre stata presente la locale della ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo.

Una veduta di Ventimiglia

Una veduta di Ventimiglia

Nel febbraio 2012, la relazione prefettizia, arrivata nell’officio della Cancellieri, ha causato lo scioglimento del comune di Ventimiglia: anche’esso per infiltrazioni mafiose. Dagli atti è emerso che i vertici dell’ente locale volevano mantenere i rapporti con alcune ditte collegate alla criminalità organizzata dando vita ad un intreccio politico-affaristico-mafioso tale da poter impedire correttezza e trasparenza nei lavori e negli appalti sui lavori pubblici del comune. La documentazione della Procura distrettuale Antimafia di Genova ha rilevato che le due figure di vertice dell’amministrazione comunale, l’ex sindaco Scullino e l’ex direttore generale Prestileo del comune di Ventimiglia, avevano frequentazione con i membri della locale famiglia mafiosa.

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