26 Marzo 2013

Elezioni 2013: Berlusconi è il perdente. Il suo successore? Grillo!

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Nessuna maggioranza al Senato. Un’analisi più accurata, però, decreta i perdenti: PdL, Lega, UdC, FLI, Di Pietro e Ingroia.

Schede elettorali in un seggio.

Schede elettorali in un seggio.

“Sono un po’ in ritardo perché sono stato raggiunto al telefono per delle congratulazioni da parte dei principali protagonisti della politica internazionale…” Erano queste le parole dell’ex premier Berlusconi, subito dopo l’ufficializzazione della vittoria alle elezioni del 15 aprile del 2008. Ora il suo volto è scuro e sono molti i dubbi sul proseguimento della sua carriera politica. A seggi chiusi il vero mattatore delle elezioni è il Movimento 5 Stelle, alias Beppe Grillo.

Risultati 2013. Anzitutto, dai dati, si evince che l’astensione continua a salire: nel 2008 i votanti erano stati l’80% dell’elettorato, nel 2013 il 75%. I cali più vistosi, come da tradizione, si denotano al sud, in testa la Sicilia con -10%. Per la prima volta, nella storia della Repubblica, l’affluenza è scesa sotto l’80%, in assoluto il dato più eclatante con il risultato ottenuto dal M5S, che in soli tre anni dalla sua nascita, ha raggiunto il 25%. Alla Camera dei Deputati, la coalizione di centro-sinistra ha ottenuto il 29,55% dei voti, quella di centro-destra il 29,18% e il M5S il 25,55%, risultando essere il partito più votato. Il Senato della Repubblica, invece, ha consegnato 123 seggi al Pd-Sel, 117 al PdL-Lega, 54 al M5S e 19 alla coalizione di Monti. La maggioranza, fissata a quota 158, potrà esserci solo se ci sarà un’alleanza tra due dei tre maggiori competitori.

Il vero vincitore. Nella storia della Repubblica Italiana non era mai accaduto: il Movimento 5 Stelle, a tre anni dalla sua nascita (ottobre 2009), ottiene il 25% dei voti. Questa vittoria è sicuramente da attribuire alla verve comunicativa di Beppe Grillo, capace di riversare nell’ultimo giorno di campagna elettorale in Piazza San Giovanni in Laterano, ottocento mila persone. La vittoria schiacciante del M5S potrebbe anche derivare dalla lontananza dei vecchi partiti nei confronti dei problemi dei cittadini. Le piazze di tutta Italia, durante i comizi di Grillo, erano gremite di persone deluse dall’uno o dall’altro partito, speranzose in un cambiamento radicale da parte dell’ex comico genovese. Non è possibile affermare con assoluta certezza un autentico flusso di voti da un solo partito verso il duo Casaleggio-Grillo, si tratta di elettori delusi provenienti nello stesso modo da sinistra, come da destra.

Il falso vincitore “morale”. I media italiani, a risultati acquisiti, hanno subito parlato di una rimonta da parte di Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale. Dato per finito dal mese di novembre, si è scritto che l’ex premier, insieme a Grillo, è riuscito a ribaltare le previsioni che davano il Pd vincitore assoluto delle elezioni. Mai analisi fu più errata. Berlusconi e il PdL hanno quasi perso un voto su due: nel 2008 erano stati tredici milioni gli italiani schierati dalla loro parte; il 24-25 febbraio, invece, solo sette i milioni.

Gli sconfitti. Le elezioni politiche di febbraio, come constatato dai risultati, non hanno decretato un vincitore. Sicuramente hanno decretato alcuni sconfitti. Dopo il PdL, che rispetto al 2008, ha perso quasi la metà dei voti, anche la Lega Nord non si può dire certo contenta delle percentuali, pur avendo vinto le regionali con Maroni in Lombardia. Nel 2008 la Lega aveva ottenuto tre milioni di voti, a febbraio invece solo un milione e trecento mila. Anche loro hanno subito una dura sconfitta, come tutta la coalizione di centro destra. Rivoluzione Civile, con il proprio leader Antonio Ingroia, era stata data come coalizione in grado di poter rompere gli equilibri del centro-sinistra. Così non è stato, visto che non sono riusciti a portare nessun deputato neanche alla Camera. Gli ultimi tre partiti a subire una grande sconfitta sono stati l’UdC, Futuro e Libertà e l’Italia dei Valori. Le scelte “etiche/opportunistiche” da parte dei leader di questi schieramenti non hanno fatto ottenere nessun seggio a loro.

Paragone tra 2008 e 2013. I cambiamenti delle alleanze nelle diverse coalizioni sono stati così tanto caotici, che il confronto è solo relativo. Il quadro, infatti, vedeva il PdL con la Lega, ma senza Futuro e Libertà, passato nello schieramento di Monti con Casini; il Pd, con Vendola, ma senza Italia dei Valori, trasferitosi alla lista di Ingroia. Nel 2008 a rimanere fuori dal Parlamento erano state le estreme sinistre, Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà, oggi invece i partiti centristi di Casini e Fini.

 

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